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Yesterdays – Senki Madara

YESTERDAYS

Senki Madara (2018)

CDBaby

 

Il 22 ottobre 2018, pochi mesi dopo il lancio del singolo “It’s not the End of the World”, gli Yesterdays danno alle stampe il loro terzo album in studio, Senki Madara (Nessun uccello). L’opera è un esperimento musicale, una fusione di progressive rock anni ’70 e musica popolare tradizionale ungherese filtrata dal classico stile Yesterdays e dalle influenze di Yes, King Crimson, Pink Floyd, Genesis e Camel. L’album nasce dall’amore dei musicisti per il ricco patrimonio musicale tradizionale della loro regione. I brani che lo compongono, infatti, hanno alle spalle una storia secolare e trasmettono i sentimenti, le lotte e le credenze degli antichi abitanti di quel lembo di terra di confine tra l’Ungheria e la Romania. L’operazione ha dei precedenti illustri nelle sperimentazioni dei noti compositori ed etnomusicologi ungheresi Zoltán Kodály e Béla Bartók che, dopo aver scoperto le musiche contadine dei magiari, per primi inclusero canzoni popolari nelle loro incredibili opere sinfoniche, usando frequentemente figure ritmiche di matrice folklorica. L’idea di fondo della band è quella di offrire una nuova prospettiva a queste canzoni profonde e significative, sopravvissute a secoli di storia, sperando restino ancora per lungo tempo.

La formazione impegnata in questa ambiziosa avventura discografica è composta da Stephanie Semeniuc (voce, cori), Ákos Bogáti-Bokor (chitarre acustiche, chitarre elettriche, basso, basso fretless, Mellotron, Hammond, piano, Moog, sintetizzatori, percussioni, cori), Zsolt Enyedi (piano, Hammond , Moog, sintetizzatori), Róbert Benjamin Fehér (chitarre acustiche, chitarre elettriche, cori), Gábor Kecskeméti (flauto), Dávid Kósa (percussioni, voce) e József Szűcs (batteria). Alle fasi di registrazione dell’album prendono parte anche gli ospiti: Szirtes Edina Mókus (voce solista), Csenge Tarsoly (voce, cori), Orsolya Bogáti-Bokor (violino, viola) e Dóra Márton-Sípos (violoncello).

Ad aprire l’album è Ágról-ágra (Da un ramo all’altro), traccia vivace che rispolvera tutte le caratteristiche del solare universo musicale degli Yesterdays: le luminose ed eteree melodie vocali, l’uso sapiente del Mellotron, il dinamismo del Moog, un drumming elegante e mai invadente, un basso granitico in pieno stile Squire che conferma la passione di Bogáti-Bokor per lo Yes sound e rimarca le sue fruttuose collaborazioni con The Samurai Of Prog.

Nella gradevole Rejtsetek el (Nascondimi) emerge in maggior misura la componente folk della musica della formazione di Carei. Flauto e archi aprono scenari bucolici nei quali si innestano alla perfezione le movimentate ritmiche ordite dalla coppia Bogáti-Bokor/Szűcs e ancor più le gioiose armonie vocali della Semeniuc.

I briosi carillon tastieristici di Enyedi conducono Szivárvány havasán (In cima all’arcobaleno) in territorio neoprogressive. Le chitarre acustiche e i flauti, invece, scortano il canto della Semeniuc tra i colorati paesaggi della memoria.

In Elmehetsz (Puoi andartene) le istanze progressive degli anni ’70 si amalgamano alle melodie popolari della tradizione ungherese. La fluttuante chitarra gilmouriana, un atmosferico Mellotron crimsoniano, le classiche melodie beatlesiane del pianoforte e un morbido flauto à la Latimer definiscono un nuovo orizzonte sonoro che, pur lasciandosi influenzare dai grandi nomi del rock anglosassone, pone le basi per un’originale concezione progressiva dell’Europa centro-orientale.

L’inquieta Ne mondd el (Non dirlo) si abbandona alle oscure vibrazioni di chitarra, basso fretless, archi e flauto in un’atmosfera prevalentemente acustica fatta di melodie struggenti e arpeggi malinconici. La voce dolce ma sofferta della Mókus ammalia evocando magiche visioni crepuscolari che (con)fondono la musica popolare ungherese con sonorità mediterranee, arrivando a lambire la poesia sonora del fado portoghese. Nella seconda parte, interferenze vocali e un drammatico Mellotron aprono un varco verso un’oscura dimensione parallela, nel segno di un dark prog atmosferico di stampo scandinavo.

Con Hajnalcsillag (Stella del mattino) torna la luce. Gli incastri acustici, le stilettate elettriche, la ritmica frammentata, gli accenni di Mellotron, il basso roccioso e la melodiosa voce della Tarsoly rimandano alle solari atmosfere di “Holdfénykert“. Una sintesi musicale che riassume l’estetica sonora canterburyana, le armonie vocali dei Gentle Giant e la spiritualità degli Yes.

In Szomjú madarak (Uccello assetato) il prog cristallino della PFM fa capolino tra le impressionistiche melodie di flauto, archi e chitarra. Nelle divagazioni tastieristiche, invece, echi battistiani invadono i caldi impulsi jazz rock dei Perigeo ricreando le fiabesche atmosfere di ÄnglagårdCiccada e Gentle Knife.

Eső (Pioggia) si affida ad uggiose tastiere nocenziane che irrorano di malinconiche note il canto della Semeniuc. Una nuvola passeggera che velocemente si dirada alle calde folate del flauto, ai luminosi arpeggi di chitarra e alle morbide linee del fretless che introducono Nap (Sole). L’improvvisa schiarita agevola gli eleganti fraseggi tra strumenti acustici ed elettrici dando vita ad alterne parentesi di folk bucolico e aperture romantiche (nel segno di Latimer).

Chiude l’album Ugy bocsáss el (Andiamo), raffinato acquerello che vede sovrapporre all’accorato canto della Mókus le velature acustiche di chitarra, flauto e archi, in un emozionante congedo che idealmente unisce tradizione e innovazione.

Per maggiori info: Yesterdays

Per ascoltare l’album: Bandcamp

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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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