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Ciro Perrino racconta Il Sistema (9/10)

Dopo questa esaltante esperienza per Il Sistema si aprivano nuovi scenari e  venivano offerte nuove opportunità. Vi fu subito un invito a ripetere il concerto che si era tenuto ai Pozzi di Loano anche al Piper 2000 di Viareggio, dove ormai i musicisti ponentini erano di casa. Vi furono anche i primi timidi approcci per andare alla firma di un contratto discografico, che, come ben si sa, non fu mai sottoscritto.

Infatti mentre gli impegni parevano aumentare e destinare la formazione ad un futuro denso di impegni, di appuntamenti ed esibizioni in tutta la penisola, il clima all’interno del gruppo non era dei migliori. Il chitarrista Enzo Merogno aveva manifestato la sua intenzione di dedicarsi con maggior impegno ai suoi studi universitari, per cui si vedeva costretto, almeno temporaneamente, a ridurre le sue apparizioni in pubblico.

Ma in un momento tanto delicato non poteva bastare ad un gruppo in piena crescita una presenza non certa, in vista soprattutto, dei tanti appuntamenti che andavano delineandosi nell’agenda del Sistema. Per cui iniziarono le ricerche e le audizioni per reclutare un nuovo chitarrista che potesse egregiamente sostituire Enzo. Fra i tanti che passarono nella sala prove di Pompeiana uno colpì particolarmente Luciano e Ciro, che dedicavano maggior tempo ad assolvere questo compito, per così dire, di giudici, in assenza di Floriano e Leonardo impegnati su altri fronti per studiare e seguire i nuovi sviluppi del lavoro del Sistema.

Poi tutti insieme e coralmente decisero che Guido Damiani poteva entrare a pieno titolo come nuovo chitarrista e cantante nella formazione così rinnovata. Il nuovo entrato era originario di Milano ma spesso, in virtù del fatto che i suoi genitori possedevano un’abitazione a Sanremo, soggiornava per periodi più o meno lunghi nella città rivierasca. Perrino e Damiani si conoscevano già da prima e vi era un rispetto reciproco che li legava grazie anche ad alcune affinità stilistiche.

Come si sa, quando un nuovo elemento si innesta all’interno di un gruppo già formato ed affiatato, gli stimoli sono tanti ed è molto forte la curiosità di vedere fin dove ci si possa spingere tentando nuove strade. Questo fu possibile anche perché l’apporto di Damiani non si manifestò solamente sul piano squisitamente strumentale ma anche dal punto di vista compositivo. Infatti furono provati e messi in repertorio alcuni brani che Guido aveva portato in eredità anche da sue precedenti esperienze.

Il Sistema anche in vista di tutti gli appuntamenti che, gioco forza, avevano subito un temporaneo arresto, si vide costretto ad intensificare le prove per tenere fede agli impegni presi precedentemente con agenzie ed impresari. Uno dei primi era senz’altro il ritorno al Piper 2000 di Viareggio per poter saggiare anche la validità e l’attendibilità in pubblico del nuovo organico. Ormai di casa nel locale della Versilia il gruppo incontrò per l’ennesima volta il consenso di quelli che sempre più numerosi accorrevano alle sue esibizioni.

Era il mese di settembre del 1971 e di lì a poco, ancora una volta, lo Studio 3P di Genova offrì ai musicisti l’opportunità di essere presenti in una manifestazione di largo richiamo. La Davoli, storico marchio di strumenti musicali, con la direzione artistica curata dal maestro Franco Norma e da Franco Cantarelli, aveva organizzato per il 14 di ottobre di quel fatidico 1971 un evento veramente eccezionale per quei tempi. Un raduno, al quale era stato dato il nome di Primo Incontro Davoli Pop e che avrebbe dovuto svolgersi nel Palazzo dello Sport di Reggio Emilia. Il tutto sotto il patrocinio di Ciao 2001. I nomi dei gruppi partecipanti ancora una volta rappresentavano il fior fiore delle migliori proposte oltre a quelli ormai consolidati come New Trolls, Orme e Trip.

La mattina ed il primo pomeriggio di quella giornata furono dedicati alla preparazione del palco e a definire un primitivo sound check. Infatti all’epoca la figura del fonico accompagnatore e quasi membro aggiunto di una formazione musicale non esisteva ed i mixer non avevano memorie, per cui tutto era lasciato alla buona volontà ed allo spirito di improvvisazione. Inoltre, e purtroppo, in quella occasione non fu possibile per Perrino montare il suo sofisticato set percussivo, poiché la Davoli aveva messo a disposizione per tutti i batteristi lo stesso modello di batteria che stava tentando di lanciare sul mercato ed un evento come quello permetteva alla ditta di reclamizzarla ed imporla all’attenzione di addetti ai lavori e non.

Quindi fu con una certa riluttanza che Il Sistema approdò a quei pochi minuti messi a disposizione per provare strumenti per impratichirsi con il suono e gli scarsi monitor presenti sull’immenso palco. Nessuno purtroppo diede una mano ai musicisti al fine di comprendere se l’impatto fosse più o meno buono e quale fosse la resa ascoltando sulle gradinate o fra le file di sedie predisposte al centro dell’immenso Palasport. Anche l’atmosfera umida e piovosa di quel giorno non aiutò a trovare la necessaria concentrazione.

Quando venne poi la sera ed il momento dell’esibizione giusto appena dopo i Flashmen e poco prima del Rovescio della Medaglia, Il Sistema salì sul palco pronto a dare il massimo di sé stesso ben sapendo che le condizioni non erano delle migliori. Si vociferava che tra il pubblico presente vi fosse addirittura Greg Lake, venuto apposta per seguire da vicino l’evento e per valutare se vi fossero, tra tutti i gruppi che si stavano avvicendando, qualcuno meritevole di essere scritturato nella nascente etichetta Manticore. Purtroppo per la prima volta accadde che il livello qualitativo della  esibizione del Sistema non fosse all’altezza degli standard ai quali erano abituati. Pessimi i ritorni del suono sul palco. Praticamente impossibile sentirsi gli uni con gli altri.

Si accertò in seguito con rammarico ed un pizzico di rabbia che l’amplificatore di Guido Damiani era stato spento fin dall’inizio e che quindi era venuto a mancare un importante punto di riferimento per gli altri musicisti. Il formidabile affiatamento di Cavanna e Perrino salvò il gruppo da un completo naufragio musicale. Il pubblico pareva distratto e lontano, poco attento. Non era mai accaduto prima un episodio del genere.

Si seppe dopo, una volta che i musicisti furono scesi dal palco, che nulla di ciò che era stato suonato era arrivato alle orecchie degli ascoltatori, se non in maniera confusa e scarsamente comprensibile.  Durante la parte cantata da Luciano nella parte finale di “Una Notte sul Monte Calvo” accompagnata da un arpeggio suonato da Leonardo che simulava un’arpa, dalle prime file proprio di fronte al palco si alzò in piedi uno spettatore che, applaudendo in splendida solitudine, urlò all’indirizzo del Sistema: “Bravi!”. Unica reazione da rilevare. Grande fu l’amarezza per quella opportunità mancata.

Molti furono i musicisti, alcuni sentitamente sinceri, altri un po’ meno e sicuramente un poco gongolanti, che espressero il loro dispiacimento ai ragazzi del gruppo.  La stima nei confronti del Sistema é sempre stata alta da parte di addetti ai lavori e non.  (continua)

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