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Deadburger – La Fisica delle Nuvole

Deadburger (2013) La Fisica Delle NuvoleDEADBURGER FACTORY

La Fisica delle Nuvole (2013)

Snowdonia / Goodfellas

 

Il 15 settembre 2013 i Deadburger pubblicano per Snowdonia e Goodfellas Records, tre nuovi album, ciascuno diverso dagli altri, ma parti di una stessa visione musicale. La tripla pubblicazione, raccolta sotto il titolo La Fisica delle Nuvole a nome Deadburger Factory, si muove in una direzione diametralmente opposta ai principi che oggigiorno regolano il “consumo” di “prodotti” musicali. In un’epoca frenetica come la nostra, nella quale i manuali per musicisti nell’era dei social network raccomandano di creare album brevi (meglio se EP), e nella quale velocità e superficialità ci inducono ad ascolti sempre più brevi e distratti, i Deadburger rispondono con un progetto che, deliberatamente, si tira fuori dai binari del “buon senso”. Come già detto La Fisica delle Nuvole si compone di tre diversi album, ognuno col suo concept, per un totale di 24 brani che per natura si sottraggono al “format radiofonico”. Un’operazione artistica, prima ancora che musicale, che raccoglie ben quattro colonne sonore realizzate per il teatro e che ha come suoi artefici: Alessandro Casini (chitarra, vibroplettri, graphics), Vittorio Nistri (elettronica, tastiere, manipolazioni sonore), Simone Tilli (voce, tromba, cowbell) e Carlo Sciannameo (basso, basso fretless). Ai membri della band si aggiunge una pletora di ottimi musicisti: Pino Gulli (batteria), Paolo Benvegnù (voce, cori), Enrico Gabrielli (clarinetti, sassofono, flauto, arrangiamenti fiati), Ivan Broccardo (timpani), Giovanni Prosdocimi (viole), Paolo Ciotti (voce), Giulia Nuti (viole), Viola Mattioni (violoncello), Tony Vivona (basso), Lalli (voce), Jamie Marie Lazzara (violino), Simone Petri (voce), Mario Fani (clarinetto), Emanuele Fiordellisi (batteria elettrificata, percussioni elettroniche), Enzo Scalzi (tromba), Nicola Vernuccio (contrabbasso), Nicola Cellai (cornetta), Irene Orrigo (flauto traverso, cori), Massimo Giannini (percussioni, rullante, vibratone, cori), Marina Mulopulos (voce) e The Mysterious Winds From Saturn (fiati).

Deadburger (2013) La Fisica Delle Nuvole - CD1CD1 – “Puro Nylon (100%)” (Alessandro Casini – Vittorio Nistri – Tony Vivona)

Il primo album trova nello stesso titolo la sua chiave di lettura. L’aggettivo puro, solitamente associato a materiali naturali, accostato al nylon, fibra artificiale per eccellenza, crea un curioso ossimoro che racchiude in sé il continuo dialogo tra suoni naturali e non (da una parte archi, chitarre e fiati, dall’altra elettronica sperimentale e “fatta a mano”).

L’album, realizzato con tutti i Deadburger al completo, riporta i nomi di Alessandro Casini, Vittorio Nistri e Tony Vivona. Quest’ultimo – bassista, scrittore, regista teatrale, nonché discografico con l’etichetta Micropop – è anche l’autore di tutti i testi che, in linea con la natura antitetica dell’album, nascondono al loro interno sviluppi diversi da quelli che si intuiscono nei primi versi.

Si parte con i suoni striduli e sinistri di ReadyMade / 1940 / Madre, retaggio dell’elettronica industrial che ha segnato in qualche modo i primissimi lavori della band. L’eco della voce di Marcel Duchamp, artista surrealista/dadaista/concettuale, risuona tra gli oscuri campionamenti di Nistri consumando la prima breve parentesi, ReadyMade 1. I versi di 1940, invece, sembrano affiorare da foto di famiglia nelle quali Vivona scorge, tra i compagni di classe di suo padre, “volti da piccole scimmie”, ma con una dignità da giganti. La drammaticità delle pulsazioni sintetiche del basso è seccamente marcata dalla ritmica “magra” di Gulli, mentre la voce di Tilli descrive un’epoca e una terra ormai consegnate alla memoria. A segnare il passo di Madre è ancora una volta la forte dicotomia tra sonorità acustiche e sintetiche. Il tema delle “madri cattive” e della duplice natura femminile – generatrice di vita, ma anche portatrice di morte – si chiarisce nell’intenso passaggio “Il ventre / le toccavo / sorgente di vita / nascendo ancora / nelle sue / dita. / Fino al petto osavo / per poi indietreggiare / per non / confondere / l’odio / con il dolore”. In chiusura le parole di Duchamp si perdono nei diciassette secondi di ReadyMade 2.

L’idea di elettronica “fatta a mano” trova piena applicazione in Variazioni su un campione di Erik Satie # 1: Re, brano in cui tutte le parti elettroniche sono generate triggerando e filtrando un unico campionamento di quattro secondi tratto dal “Socrate” di Satie. Un loop minimale funge da spunto musicale dal quale poi si sviluppa l’intero brano, tra le viole di Nuti e Prosdocimi, il violoncello di Mattioni ed il clarinetto di Gabrielli. La voce di Paolo Ciotti prova a rendere giustizia alla romantica figura di un Re che, nelle reali intenzioni di Vivona, altro non è che la metafora di uno scrittore davanti a un foglio bianco o di un musicista di fronte alla schermata di un pc.

In Variazioni su un campione di Erik Satie # 2/3: L’inganno / Il Poeta, Nistri si affida ancora alla sequenza di quattro note di Satie, sulla quale dà vita ad una partitura orchestrale che ne L’inganno si stratifica sulle numerose sovraincisioni di Prosdocimi alla viola. I quarantaquattro secondi finali de Il Poeta vedono i nastri e il sintetizzatore di Nistri accompagnare la declamazione di Giorgio Saviane (registrazione effettuata due anni prima della sua scomparsa).

La delicata melodia di Oltre / Slow Emotion, affidata al basso di Vivona e alle improvvisazioni del violino di Lazzara, lambisce territori post-rock pur tradendo un’ipotetica forma canzone che tuttavia non si materializza mai. La voce di Lalli in Oltre fuga definitivamente l’idea di “canzone” preferendo soluzioni da reading. La componente elettronica del brano amalgama noises campionati da dischi di musiche “altre” (Can, “Lumpy Gravy” di Zappa, Luigi Nono e molto altro). Slow Emotion è, invece, un oscuro drone che progressivamente si inasprisce per creare un immaginario ponte tra la melodia soffusa e sospesa di Oltre e le sonorità spigolose e materiche di Obsoleto Blues.

Rock ed elettronica si compenetrano dando vita ad un’ipnotica parentesi trance/industrial nella quale svetta l’ottima improvvisazione ritmica di Gulli. Il flusso elettronico di loop ritmici fanno di Obsoleto Blues uno dei brani più coinvolgenti di “Puro Nylon (100%)”, costringendo i Deadburger a scendere a compromesso con alcuni “stereotipi” rock (solo di chitarra incluso).

Il loop di Satie subisce la sua ultima trasformazione in Variazioni su un campione di Erik Satie # 4: La Pelle. Casini sovrappone tre chitarre elettriche creando un wall of sound stemperato solo in parte dal pianoforte di Nistri, dal violoncello di Mattioni e dal clarinetto di Fani.

In Ogni Dove ha l’umore di una jam session notturna, metropolitana, dal vago sapore jazzato – merito della ritmica cadenzata di Gulli, del Wurlitzer di Nistri, ma soprattutto della tromba di Scalzi – che tuttavia sconfina in un’inusuale e cinematografica psichedelia.

Chiude l’album Ancora più Oltre, brano incorporeo che fa proprie sonorità ectoplasmatiche ed atmosferiche. I vocalizzi improvvisati di Lalli, mutuati dalla jam finale di Oltre e rielaborati elettronicamente, forniscono la base sulla quale si struttura l’intero brano, anche se la vera voce a cui viene affidato il dolente “canto” è la cornetta di Cellai, palese omaggio a Don Cherry.

Deadburger (2013) La Fisica Delle Nuvole - CD2CD2 – “Microonde” (Vittorio Nistri) / “Vibroplettri” (Alessandro Casini)

Il secondo album del box è un lavoro interamente strumentale composto da due segmenti distinti: “Microonde”, di Vittorio Nistri, e “Vibroplettri”, di Alessandro Casini. Le operazioni, di indubbia natura sperimentale, sono mosse dalle stesse motivazioni che nel 1971 spinsero i Pink Floyd ad effettuare dei provini con bottiglie, elastici, bombolette spray, nastro adesivo e molto altro. La rude estetica post-industriale degli Einstürzende Neubauten viene qui superata, nobilitata ed attualizzata da un più moderno utilizzo di “tecnologia domestica” per fare musica.

– “Microonde” racchiude i primi quattro brani dell’album e nasce da un’idea, concepita direttamente in cucina, che si fonda sulla registrazione di un’ampia gamma di suoni prodotti da un banale forno a microonde De Longhi. Il ronzio dell’accensione, il bip dello spegnimento, lo sfrigolare di diverse tipologie di cibi messe a cuocere al suo interno, la chiusura dello sportello effettuata con differenti intensità di forza, il rumore delle lamiere, lo strusciare delle dita sulle griglie di aerazione, ecc. Tutti questi suoni sono stati poi riportati sul Macintosh ed in seguito editati, loopati, intonati e infine filtrati elettronicamente e passati attraverso pedaliere da chitarra (fuzz e wah wah). I brani, nati come diario sonico ad uso personale in un momento di forte stress, sono poi divenuti la colonna sonora di “Interferenze”, atto unico di Sandro Gualdani liberamente ispirato a Anacreonte, Baudelaire, Bukowsky, Lou Reed e Prevert.

Il disturbante sibilo iniziale de La mia vita dentro il forno a microonde viene dilaniato dalle manipolazioni di Nistri che lo trasfigurano nell’ipotetico suono straziante de “L’Urlo” di Edvard Munch. Una sorta di musica impressionistica contemporanea volta a descrivere l’angoscia e il tormento interiore a suon di microonde.

In Strategia del topo, come lo stesso titolo recita, si descrive la strategia escapologica di un topo chiuso dentro un forno a microonde. Il roditore non si dà per vinto, combatte, gira in tondo, raspa con le zampette la chiusura, rosicchia lo sportello. I secchi colpi inferti alle lamiere del forno, come pure le vibrazioni prodotte dalla pressione delle dita sulle griglie di aerazione, provano a descrivere rumoristicamente i disperati tentativi di fuga dell’animale. Il risultato è un curioso mix che fonde le sperimentazioni kraute degli Organisation, l’elettronica minimale dei primissimi Kraftwerk e le oscure elucubrazioni industrial di Trent Reznor.

Ascendenze “cosmiche” si ravvisano anche nel breve Magnetron e nel successivo Micronauta. Per i Deadburger trattasi di Kosmische Musik fatta in cucina, e non a caso la mente corre alle sonorità elettroniche di “Radio-Activity” e alle atmosfere sideree di Klaus Schulze. Del secondo brano è stato realizzato un video quadro in 3D, con disegni e animazione di Andrea Cecchi. Il video rende omaggio a “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, in particolar modo all’ultimo segmento, “Jupiter and Beyond the Infinite”. Tra stelle, nebulose e meteoriti, avanza un feto cosmico (o “bambino delle stelle”) con cordone ombelicale terminante con una chiavetta USB, particolare che lo qualifica come il figlio di una Nuova Umanità Interconnessa. Dopo un lungo fluttuare si scopre che il micronauta e il microuniverso si muovono all’interno di un modernissimo microonde. Metafora dell’inizio di una Era più saggia o la consapevolezza della definitiva decadenza? Solo il tempo saprà darci conferma.

– “Vibroplettri” raccoglie, invece, i restanti quattro brani realizzati con una chitarra insolitamente suonata con “aggeggi vibranti” quali: un classico fallo cromato a pile, svariati rotori per lecca lecca Chupa Pops e soprattutto lo stimolatore clitorideo “Play” della Durex. I brani di “Vibroplettri”, estratti da una serie di “appunti sonori” registrati in solitaria da Alessandro Casini, erano destinati alla colonna sonora dello spettacolo teatrale “Nova Express”, un libero adattamento dell’omonimo romanzo di William Burroughs. La frantumazione di suoni e luci dell’opera di Burroughs, che oscilla tra naturale e artificiale, biologico e tecnologico, viene ricreata da Casini con una chitarra elettrica modificata, una chitarra acustica, un set stomp-box… e ovviamente i “vibroplettri”.

Si parte con Il dentista di Tangeri, brano desertico e acido dall’andamento circolare ed ipnotico. Le vibrazioni e le pulsioni ritmiche del brano confermano la forte connessione tra sesso e musica, avvalorando la curiosa scelta “strumentale” di Casini.

Cuore di rana è un blues distorto, ripetitivo e assordante, impreziosito da un assolo di rotore Chupa Pops, da velenose incursioni elettroniche e da un’insolita coda finale acustica.

“Dr Quatermass, I Presume” nasce dalla passione dell’autore per i film e le miniserie televisive fantascientifiche degli anni ’50/’60/’70. Il dottor Bernard Quatermass era un brillante e stimato scienziato protagonista di quattro miniserie fantascientifiche ideate da Nigel Kneale nel 1953 per la televisione britannica. Inizialmente scandito da sonorità sintetiche, il brano prende forma dai ripetuti colpi di un comune vibratore inferti come una bacchetta di batteria sulle corde della chitarra stoppate.

Chiude l’album Arando i campi di vetro, un trip psichedelico dal vago sapore spaziale condensato in soli 2’54”.

Deadburger (2013) La Fisica Delle Nuvole - CD3CD3 – “La Fisica delle Nuvole” (Deadburger)

Il terzo ed ultimo album è quello che dà il titolo all’intero box e che vede i Deadburger abbandonare la loro abituale formazione a cinque per presentarsi con una line-up di otto elementi: Simone Tilli (voce, tromba), Alessandro Casini (chitarra acustica), Carlo Sciannameo (basso fretless), Giulia Nuti (viola), Irene Orrigo (flauto traverso, cori), Pino Gulli (batteria), Massimo Giannini (percussioni, cori) e Vittorio Nistri (tastiere, loops). Nel finale la formazione si amplia a tredici per la presenza di ospiti d’eccezione quali: Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa), Giulia Sarno (Une Passante) e Marina Mulopolus (ex Almamegretta).

A dispetto dei numerosi influssi musicali “La Fisica delle Nuvole” sembra avere come suo elemento caratterizzante la psichedelia, intesa non tanto come recupero di sonorità vintage, quanto più come attitudine mind-expanding. Nessuna fuga in mondi artificiali, dunque, ma stimolazione e apertura della mente, volte a conferire maggiore determinazione nell’affrontare la realtà quotidiana. Una realtà che mira al recupero di parole come “collettività”, “società”, “politica”, e che i Deadburger fanno rivivere nell’opera di un collettivo che ha suonato e jammato insieme.

“La Fisica delle Nuvole” differisce dai due precedenti lavori per l’utilizzo di una strumentazione tradizionale che ai suoni elettronici predilige soluzioni acustiche ed elettriche. Un primo riscontro lo si ha proprio nella title-track, che si caratterizza soprattutto nelle crepuscolari melodie della viola della Nuti e dei fiati di Gabrielli e della Orrigo. Il testo del brano – libero adattamento dell’introduzione di Kurt Vonnegut Jr per la propria raccolta di racconti “Benvenuti nella gabbia delle scimmie” – è forse l’episodio che più di tutti esprime lo spirito dell’album. Per coglierne l’essenza, però, occorre seguire con attenzione la lettura di Tilli.

Amber narra la storia di una sans papier nigeriana, che di giorno sopporta vessazioni ed umiliazioni, ma di notte scatena contro i suoi aguzzini i terribili Loa dei riti voodoo. Tuttavia le luci delle città indeboliscono l’energia della Luna rendendo vani i suoi sortilegi. L’Africa si palesa nella ritmica tribale di Gulli, nelle percussioni etniche di Giannini e nell’andamento morbido e continuo del basso fretless di Sciannameo. A creare l’inevitabile transfer continentale concorrono in egual modo la tromba di Tilli, il flauto della Orrigo, la viola della Nuti e i contributi di Nistri e Casini.

Bruciando il piccolo padre si esaurisce in poco più di tre minuti di ritmato funk rock, nel quale la mummia radioattiva di Lenin chiede di essere salvata dall’imminente cremazione che farà risparmiare i costi della sua manutenzione.

Cose che si rompono fa dell’elemento ritmico una continua pulsazione che prende i tratti di una ballata dal vago sapore folk. Al caos percussivo prodotto da una sezione ritmica “allargata” segue un denso magma sonoro dal quale emergono il caldo timbro di Benvegnù e i tormenti vocali di Tilli, che in qualche modo descrivono il grigiore e l’instabilità di una vita stretta nella morsa della precarietà e nella quale si agita qualcosa che o troverà il modo di fuoriuscire, o porterà all’autocombustione.

In Wormhole è di scena un viaggio a ritroso nel tempo compiuto per porre rimedio ad un doloroso errore commesso in passato. Tilli alla tromba, Nistri al piano elettrico e la Nuti alla viola delineano uno scenario malinconico e minimale che presenta diversi punti in comune con le ultime produzioni di Sylvian (sia in solitaria che con i Nine Horses), mentre  nella chitarra acustica filtrata di Casini si rinnovano le ardite sperimentazioni chitarristiche di Tofani.

Il mare è scomparso, facendo a meno dell’uso della parola e affidandosi a fonemi di uomo-lupo, mette in musica una poesia post-apocalittica di Michel Houellebecq (*). Il brano è una sorta di film in tre parti, concentrato in quattro minuti. La prima parte descrive una città abbandonata. La seconda: boschi gelati dove gli uomini, regrediti al livello di lupi, si stringono intorno ai fuochi. La terza ed ultima parte, invece, parla del ritorno nella città, tra macchinari elettronici, alimentati ad energia solare, che continuano ottusamente a funzionare, senza più nessuno che ne tragga beneficio. Un futuro distopico, apocalittico, che si ricollega nei temi e nelle soluzioni musicali tanto allo zeuhl di matrice magmiana quanto al più fantascientifico sound canterburyano.

In Deposito 423 gli alieni sono tra noi… e indossano giacca, cravatta e occhiali scuri. La curiosa derivazione del titolo ha come protagonista Simone Tilli: con questo codice numerico – identificativo del deposito materiale aziendale a lui affidato – si riferiva a lui l’“alieno” managerino bocconiano, fresco di master, ai tempi in cui lavorava presso un’azienda farmaceutica. Con una buona dose di ironia i Deadburger fanno partire una danza robotica e spersonalizzante che attualizza un concetto più volte ribadito dagli Area e che trova conferma nelle parole di Buenaventura Durruti: “L’estetica del lavoro è lo spettacolo della merce umana”.

Chiude l’opera C’è ancora vita su Marte / Starburger / Still Life, brano in tre segmenti che prende le mosse dalla voce fragile e seducente della Sarno, alla quale poi si uniscono, uno dopo l’altro, i vari strumentisti (viola, basso, clarinetto, due sassofoni, due batterie, flauto, tastiere) e le voci di Tilli e Benvegnù.

Meritevole d’attenzione è anche il ricchissimo booklet che contribuisce a “leggere” meglio le enormi potenzialità di questa triplice pubblicazione. Il booklet nasce dalla collaborazione tra i Deadburger e Paolo Bacilieri (blog e pagina facebook). Paolo usa la matita come fosse uno strumento musicale. Non a caso, nella sua produzione c’è anche un volume di “musica disegnata” (“Canzoni in A4”, Edizioni Kappa). Il fumettista veronese ha realizzato alcuni dei fumetti erotici più weird di sempre (“Una storia del cazzo”, “Phonx”), ma anche graphic novels per ragazzi (“Sul pianeta perduto”), biopics di Patty Pravo, narrazioni sperimentali (la saga di “Zeno Porno”) e albi seriali e ministorie Bonelli (“Napoleone”, “Dix”, “Dampyr”, “Dylan Dog”). Le sue storie sono state pubblicate in Francia, Belgio, Germania, Olanda, Danimarca, Spagna, Brasile e Stati Uniti. Chi scrive apprezza da anni il lavoro di Bacilieri e il suo originalissimo tratto, capace di disegnare mondi “al di sopra degli stagni, delle valli, delle montagne, delle nubi, dei mari: al di là del sole, dell’etere e dei confini delle sfere stellate…”. La gestazione grafica de La Fisica delle Nuvole è stata lunga e laboriosa. La band e Bacilieri hanno cercato di recuperare il gusto del fantastico, dell’immaginazione al potere e anche del “fatto a mano”, che era proprio degli artwork di Roger Dean, Paul Whitehead, Storm Thorgerson, ecc. Protagonisti grafici del booklet sono: il robottino “Poor Robot” – automa sfigato (secondo i suoi costruttori) che preferisce alle cose razionali le nuvole, la musica e le ragazze – e una seducente ragazza. Una strana coppia che di fatto rafforza l’ossimoro sonoro del gruppo.

Per maggiori info: www.deadburger.it

(*) Una piccola curiosità: la Flammarion, casa editrice di Houellebecq, ha confermato che lo scrittore francese, noto per il suo carattere tutt’altro che conciliante, di regola nega sempre il suo consenso alla riproduzione gratuita dei propri scritti. Pare che finora abbia fatto due sole eccezioni: per Iggy Pop e – dopo aver ascoltato il brano che il gruppo gli aveva spedito – per i Deadburger.



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