Home / L'artista racconta / La genesi de “Il Paese Del Tramonto”, secondo album degli Unreal City

La genesi de “Il Paese Del Tramonto”, secondo album degli Unreal City

Unreal City - Il Paese Del Tramonto

Idealmente, “La Crudeltà Di Aprile” si chiudeva con un dubbio esistenziale assai grave: cosa succede quando viene a squarciarsi il velo della razionalità, della pace sociale e il tappeto che copre gli impulsi dis-umani si smaglia? Come spiegare il delitto? Come dar ragione di quell’ambivalente stato di dannazione e ammirazione che si accompagna alla sua feroce fenomenologia? “Il Paese Del Tramonto”, in uscita per AMS Records il 15 Gennaio 2015, si apre esattamente sulla linea dell’orizzonte tracciata dal primo album, e il problema è il medesimo seppur trasfigurato, spostato, in parte sublimato. Quello che abbiamo cercato di fare è rendere esplicito (per quanto possibile) il peregrinare dell’assassino lungo diversi stati di (in)coscienza, metterlo di fronte alla più enigmatica delle situazioni, il sogno, e usarla come palcoscenico per un “Delitto-e-castigo”: c’è un processo non sociale ma naturale, svolto dinnanzi ad un giudice senza volto, in un paese sconosciuto in cui l’uomo e la sua aberrata mostruosità possono essere neutralizzati, resi imputati nel senso più trasparente del termine. Esso arriva al suo patibolo dopo un errare per i meandri del sogno, aver ripreso coscienza e memoria del suo gesto, essersi confrontato con la propria ombra. Volendo, si potrebbe leggere “Il Paese Del Tramonto” come una saga in cui i capitoli si susseguono nel modo irrazionale e frammentario, superficialmente delirante, proprio del linguaggio onirico. L’intenzione era quella di creare su più livelli (musicale, testuale, metanarrativo) un accostamento dissonante come può essere quello fra l’amore e la morte, la riproduzione e la regressione, Eros e Thanatos, momenti di dolcezza vengono deturpati da voci cupe o parole emotivamente forti, sardoniche, cattive.

L’idea di partire nella stesura di questo secondo album ci è arrivata direttamente da Matthias Scheller, patron di AMS Records: “La Crudeltà Di Aprile” era uscito da pochi mesi e la nostra casa discografica si dimostrò propensa a continuare il percorso con gli Unreal City con un nuovo lavoro. All’epoca avevamo in mano solo pochi degli spunti che sarebbero andati a comporre il nuovo disco, alcuni ideati proprio nel periodo di registrazione del primo album, in quell’angusto appartamento genovese in cui ci ritirammo durante le sessioni. Nello scegliere lo studio di registrazione per il nuovo lavoro abbiamo optato per tornare ad affidarci all’esperta mano di Rox Villa e del suo nuovo Hilary Recording Audio Studio a Sori. Rispetto al primo disco, l’Hilary ha cambiato attrezzatura e apparecchi: “Il Paese Del Tramonto” è stato registrato in modo completamente analogico su un mixer Amek TAC Matchless, un sistema estremamente soddisfacente per ricreare un sound caldo e “vero” che possa abbracciare le tematiche crude e a volte potenzialmente disturbanti del disco. A tal proposito sono stati studiati anche metodi di effettistica particolari che mai avremmo messo in un disco nettamente più sobrio, come il precedente. L’utilizzo degli strumenti più caratteristici del prog (e soprattutto del Mellotron) qui ha una valenza meno tributaria rispetto al primo disco, l’intento qui è altresì quello di esplicitare la finzione insita in questi strumenti, metterla al servizio del concept dell’album e fare della strumentazione musicale il silente schema energetico del sogno, dell’ambiente, della scenografia.  A partire da questa idea di base abbiamo cercato di portarla a fondo sotto alcuni aspetti, per sottolineare i momenti più cupi del disco, i più psicotici, quelli in cui l’esame di realtà viene a mancare (e di primo acchito citerei l’utilizzo di un pianoforte elettrico Rhodes dal suono acido e distorto filtrato da uno stereophaser i cui parametri sono modificati in tempo reale). D’altro canto, soprattutto sul versante chitarristico, abbiamo dato più spazio e risalto a parti soliste e al suono della Stratocaster di Francesca, con una sezione di effettistica completamente rinnovata e amplificata da una testata Hiwatt DR103 del 1980. Anche la sezione tastieristica ha visto notevoli cambiamenti rispetto al precedente disco, con un Clavinet e un clavicembralo ad affiancare Pianoforte, Hammond, Rhodes, Moog e Mellotron. Per quanto riguarda il basso, l’entrata di Dario ha senza dubbio rivoluzionato il ruolo dello strumento all’interno del disco, non più un “giocatore muto” nelle retrovie ma protagonista attivo e sovente determinante nella struttura melodica con un Fender Jazz e un Fender Precision.

Un secondo step importante per questa uscita discografica è stata poi la registrazione di un video per il brano “Lo Schermo Di Pietra (Kénosis)”, girato dal bravissimo regista parmigiano Stefano Grilli. Di natura completamente diversa rispetto al precedente video: laddove là si prediligevano atmosfere più fantasy, cristalline, pulite, in quest’ultimo regna un’inquietudine senza nome né volto, rappresentata da spiriti, la giuria del processo a cui facevo riferimento, che rappresentano l’essere al di là del bene e del male del sogno, le sue leggi sconosciute, i suoi funzionamenti latenti. Il video sarà pubblicato un mese prima dell’uscita del disco, il 15 Dicembre 2014.

In Febbraio 2015, poi, ci imbarcheremo in un tour europeo promozionale che ci vedrà calcare importanti palchi europei per spettacoli molto più strutturati rispetto a quelli che abbiamo proposto fin ora, con una struttura scenografica complessa ed in linea con la tematica dell’album e del video. Per ora, in Italia, è prevista una sola data, in Aprile, in un locale storico per il progressive rock italiano, il club Il Giardino di Lugagnano di Sona, in cui già suonammo l’anno scorso in una splendida (e affollata) serata che il pubblico sembrò apprezzare notevolmente e della quale su youtube girano alcuni filmati amatoriali. Per quanto riguarda i concerti del tour, ci preme sottolineare che come tutti gli altri dacché è nato il gruppo, sarà totalmente suonato live senza l’ausilio di basi o sequenze: sul palco non ci saranno pc o schede audio, ma solo gli strumenti e i musicisti, con le risorse, le potenzialità e i limiti degli uni e degli altri.

Unreal City, novembre 2014

Check Also

Intervista HamelinProg - Mobius Strip

Intervista ai Möbius Strip

HP: I Möbius Strip ospiti della rubrica “L’artista racconta”. Un saluto a Lorenzo Cellupica (L.C.), …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *