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The Mountain of Fate – Il making of dell’album d’esordio degli Oberon

oberon-il-making-of-di-the-mountain-of-fateEssendo il progetto Oberon formato da due entità caratterialmente ed emotivamente diverse, abbiamo pensato che la cosa migliore fosse lasciar libero ognuno di esprimere il proprio punto di vista riguardo il nostro debutto:

Alberto – Il concept di “The Mountain of Fate” è qualcosa di complesso che, a partire dai miti greci, cerca di descrivere diverse sensazioni e tematiche riscontrabili nella società moderna. Tutte le storie raccontate ruotano attorno alla figura della montagna (presente anche in copertina), punto centrale del concept: da un punto di vista (quello più negativo) può risultare un ostacolo, un qualcosa di invalicabile che separa momenti, situazioni e a volte vite; ma può essere considerata anche una sorta di liberazione o vittoria, non appena si arriva alla cima. La Montagna non è altro che la vita, un gioco continuo di scelte e situazioni che possono rivelarsi giuste o sbagliate. Quest’album rappresenta questo per noi: una liberazione da momenti negativi che abbiamo vissuto e la consapevolezza di aver realizzato una prova (quella del primo album) che ci ha soddisfatti in pieno, nonostante certi momenti di difficoltà: su tutti il cambio di cantante durante le registrazioni, che ha notevolmente ritardato la sua conclusione. Dal punto di vista dei testi ho cercato di trasmettere appieno quelle sensazioni di sconforto, malessere, vuoto che noi tutti prima o poi proviamo nel corso della nostra vita, ma anche certe tematiche (talvolta totalmente alienanti) indotte dalla realtà di tutti i giorni: la ricerca dell’impossibile, la voglia di evadere, la guerra, il denaro, il sentirsi nessuno in mezzo alle persone. Ma l’album non vuole essere un compendio di ultra negatività, ma anzi vuole dare all’ascoltatore lo stimolo a ricercare forme di escapismo dalla noia del 21esimo secolo, presente da sempre nell’essere umano, soprattutto attraverso la musica e le parole. Si può quindi affermare che il mio ruolo da vero e proprio paroliere è nato con quest’album in maniera del tutto naturale, senza grosse difficoltà e mi ha permesso di confrontarmi con me stesso, andando a buttare giù testi anche molto introspettivi e talvolta auto-critici.

Non voglio soffermarmi sull’analisi canzone per canzone, preferendo lasciare il compito a Yuri che ha composto tutto il materiale; batteristicamente parlando però posso affermare che è stato un album talvolta ostico da suonare (soprattutto in strumentali come “The Maze”, di cui vado molto fiero, e la parte finale di “Evil Box”, volutamente dissonante: un chiaro e sentito omaggio a Captain Beefheart) ma soprattutto divertente, assolutamente naturale e per nulla forzato, dove mi sono sbizzarrito in improvvisazioni registrate direttamente in studio (ad esempio la mini-suite finale “Inheritance” e “The Golden King”). Per ciò che concerne la scelta dei suoni, abbiamo voluto un mixing volutamente seventies, fatto di suoni talvolta grezzi, “polverosi” e diretti che amiamo molto. Posso perciò dire di essere soddisfatto di questo primo nostro capitolo, fatto di musica progressive sia nella forma che nel contenuto, di come si è evoluto fino alla sua conclusione e ai momenti di felicità/tristezza che l’hanno accompagnato nella sua realizzazione, dove sono emerse tutte le nostre influenze e le nostre capacità finora acquisite, che abbracciano diversi stili e generi.

La scalata alla montagna ha inizio.

Yuri – L’idea principale del concept nacque nell’aprile 2015. Pensavamo di creare un album sui miti greci facendo dei collegamenti con la malata società in cui viviamo. Si riprendono temi come l’avidità, la solitudine, la voglia di possedere le persone, la guerra. “Icarus on broken wings” l’avevo composto quando ancora avevamo un altro gruppo, insieme ad un bassista che poi decise di lasciarci. Alberto scrisse il testo sul mito di Icaro, e tutto venne naturale. Una volta rimasti in due, facemmo delle prove per cercare di riformare un altro gruppo, ma decidemmo di continuare come duo. Nel frattempo continuai a portare avanti l’idea dell’album. Comprammo un microfono e iniziai a registrare le tracce, componendo le parti di chitarra, basso, tastiere ed effetti, cercando di rendere i pezzi completi. Una volta completate le demo, dopo qualche settimana, inviai le tracce ad Alberto, che iniziò a scrivere i testi e adattò quelli che aveva già scritto. In contemporanea registrammo anche la batteria, per sentire come suonavano nel complesso i pezzi. Le registrazioni sono state molto divertenti: in garage in pieno dicembre, con le porte aperte per ridurre il riverbero, i geloni, le risate e le battute. Cercai di mixare le demo come meglio potevo, da inesperto ma con molta determinazione, che ci ha portati alla realizzazione di questa nostra prima creatura. Infine abbiamo portato tutto nello studio di un nostro amico dove abbiamo iniziato le registrazioni vere e proprie. Il primo pezzo, “Inner Flame”, è un intro all’album, partorito direttamente in fase di registrazione, da improvvisazioni e sovra-incisioni. Il secondo brano “The Maze” l’ho composto sulla mia prima chitarra elettrica, comprata nel 2013, con un’accordatura diversa. Volevo che fosse qualcosa di diretto e potente che seguisse l’idea di ‘’labirinto’’ che sta dietro al brano. “The Golden King” l’ho composta interamente sulla chitarra acustica, ispirandomi ad ambientazioni medievali. “Evil Box” voleva rappresentare il mito del vaso di Pandora, ma anche la visione di Pascoli, secondo il quale la terra è un ‘’atomo opaco del male”. La parte finale è volutamente dissonante con un giro di chitarra strano in 7/8 e tastiere che crescono di intensità.  “Eternal Flight” è una sperimentazione di synth su un giro di chitarra preso da qualche improvvisazione fatta in precedenza, una canzone che aveva l’idea di portare sia una tranquillità all’interno dell’album, sia un senso di beatitudine, come se fosse una cosa divina. “Icarus on Broken Wings” è uno dei primi pezzi scritti da me, che ha segnato il mio inizio come compositore e credo sia un pezzo molto riuscito, insieme a tutti gli altri. “Sailing Oblivion”, nato da un giro molto semplice e ispirato dal particolare suono trovato, è un pezzo a mio avviso straordinario, malinconico, che esprime solitudine: uno dei brani che mi sta più a cuore. “A Fair Traito” è stata composta totalmente sul basso, il primo singolo dell’album, un pezzo preciso e potente, melodico e strano allo stesso tempo. “Somniloquist” è un arpeggio di chitarra, con un testo che riguarda l’egoismo delle persone, la ricerca della perfezione nel proprio aspetto fisico, cercando di apparire al meglio, escludendo tutto il resto e senza dare troppa importanza a ciò che c’è dentro una persona. L’analisi perfetta delle persone e della società moderna, che fa capire quanto conta l’immagine al giorno d’oggi. “At the Gates of Silence” voleva essere un altro pezzo tranquillo, molto cupo, composto interamente su chitarra acustica. D’ispirazione per questo pezzo sono stati sicuramente i Genesis e l’accompagnamento con le tastiere crea un’atmosfera a mio avviso molto riuscita. “The Wicked Groom” è uno dei brani che prende influenze tra lo stoner e il prog, per arrivare ad una parte finale dove lo stoner prende il sopravvento. Per ultima, la minisuite “Inheritance”, uno dei pezzi più importanti, composto in una mattinata, prima sul piano e poi sulla chitarra, un insieme di tempi dispari, melodie avvolgenti e un testo incredibile, per sfociare in un 9/8 che chiude l’album.

Il nostro primo album, “The Mountain of Fate”, ci riempie di soddisfazione, soprattutto perché è un progetto che non si è lasciato buttare giù dai mille ostacoli e realizzato da due giovani 19enni pieni di determinazione che vogliono continuare a seguire il loro sogno. Questo album, ricco di contaminazioni, ci permette di esordire e vuole essere una rivincita contro quelli che non hanno mai creduto in noi e ci hanno sempre demoralizzato.

Oberon, novembre 2016

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