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Transport Aerian – Bleeding

Transport Aerian (2013) BleedingTRANSPORT AERIAN

Bleeding (2013)

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Dopo tre anni di silenzio, durante i quali il cantante e polistrumentista belga Hamlet è stato impegnato con diversi progetti (inclusa la pubblicazione dell’album “Om” con la band Progressive / Avant-Garde Metal dei Fabulae Dramatis), Transport Aerian torna con un nuovo album, intitolato Bleeding, pubblicato il 30 agosto 2013.

Le dieci tracce che compongono l’album sono state composte e arrangiate da Hamlet tra il 2011 e il 2013. La natura solista del progetto vede il polistrumentista belga impegnato in tutte le parti cantate e su tutti gli strumenti (chitarre, basso, tastiere, batteria, percussioni elettroniche, samples). Gli unici interventi “esterni” riguardano l’artwork, curato dall’illustratrice Tanja Bogocharova, e il materiale fotografico di corredo, ad opera di Zoe Parton. Ed è proprio dall’inquietante immagine sfocata di copertina che si avverte la natura oscura, malvagia, claustrofobica ed ectoplasmatica di Bleeding. Come la tenebrosa figura di Marcus Keef sulla copertina del primo album dei Black Sabbath incute un certo terrore, così il profilo sfocato e dissolto di Hamlet sembra accoglierci nel suo ostile universo musicale.

Gli stridenti sibili elettrici e la ritmica marziale di Mortals, infatti, dischiudono un insano inferno rumoroso all’interno del quale risuonano le urla disperate di Hamlet che terminano nei versi “Without love we all are just mortals, / Without trust we all are alone”. Umori acidi e psichedelici si mischiano a clangori metallici e a sinistre deflagrazioni industriali creando una sequenza di soluzioni alterne e contrastanti.

Nella successiva Inspire la pesantezza dell’opener si concentra sugli oscuri e minimali accordi del pianoforte, il cui carattere percussivo riesce ugualmente a trasmettere un senso di angoscia mista a decadente malinconia. Nelle enfatiche parti cantate Hamlet sembra rifarsi alla fragile timbrica di Brian Molko. Al giro di boa il brano si fa più stratificato e dilatato, favorendo la commistione di suoni acustici, elettrici ed elettronici che edificano un wall of sound prossimo ad uno shoegaze colmo di riverberi e impennate rumoriste.

Sulle stesse coordinate si muove anche Score, che per durata e struttura si mantiene su un aereo ma oscuro formato canzone (“Morning. / Doors open their greedy maws, / Walking carcasses, buying their souls / I’m lucky to watch / All this from the inside / I can not slow down / No more.”).

In Fog vision Hamlet torna alla voce nasale di Molko e ad atmosfere inquiete che avanzano su una ritmica sintetica, incerta e straniante. Sussurri ectoplasmatici e vocalizzi eterei si rincorrono prima che il brano venga fratturato da una ritmica secca e da nervosi riff matematici. Le stilettate elettriche della chitarra sono accompagnate da versi strazianti ma sommessi che accrescono instabilità e preoccupazione.

La decadente Nightsky fa leva sulle emozioni grazie soprattutto all’aura malinconica che tanto caratterizza il sound di Anathema e Lunatic Soul. Alla chitarra liquida e ai suoni atmosferici delle tastiere fanno da contraltare la ritmica accentata e gli immancabili inserti elettronici. Su tutto risuona il canto addolorato di Hamlet che chiude il brano con i versi “Nightsky, with no sign / of the stars / Tonight with me, / with me”.

Love, a dispetto del titolo, è una traccia funerea e greve che si muove sinuosa con incedere lento e insofferente. In un flusso sonoro oscuro e malsano l’unico lampo di luce arriva dal dissonante assolo di chitarra.

L’ansia aumenta con Edges. Una terrificante spirale pianistica tormenta l’ascoltatore per l’intera durata del brano quasi a volerlo annichilire per sfinimento. La drammatica interpretazione di Hamlet presenta una sottolineatura onomatopeica che ricorda molto la teatralità di Fish. A rendere il tutto ancor più instabile concorrono l’oscura elettronica, la ritmica martellante e una chitarra abrasiva e fragorosa.

In tutt’altra direzione si muove Winter, brano introspettivo la cui prima parte è quasi interamente dominata dai caldi arpeggi di chitarra acustica e dal canto pacato di Hamlet. Proprio quando l’atmosfera sembra farsi rassicurante ecco partire un duro assalto, ordito da chitarre elettriche e sezione ritmica, che torna nei ranghi solo nel finale.

Triangle town si avventura sui sentieri psichedelici e spaziali battuti dai Porcupine Tree in “Voyage 34”. Chitarre liquide, ritmica misurata e un piano jazz accompagnano Hamlet fino all’aggressiva parte finale.

Chiude l’album A lamb to the knife, pezzo strumentale che ha il pregio di far risaltare le infinite sfumature sonore di Transport Aerian (dal metal all’industrial, dall’alternative rock al progressive, ecc.). Il brano presenta anche la più interessante parentesi percussiva dell’intero album.

Bleeding è nel complesso un’opera dal mood oscuro e malinconico nella quale traspaiono la filosofia artistica “espressionista” e le buone doti compositive di Hamlet. Bleeding è il quarto album a nome Transport Aerian ed è forse il lavoro più ambizioso.Viene tuttavia da chiedersi come avrebbe “suonato” questo disco se a realizzarlo fosse stata un’intera band e non un polistrumentista. La risposta a questa domanda viene data il 23 aprile 2014, quando Transport Aerian pubblica “Love.Blood.Live”, un live album registrato durante alcune esibizioni tenute in Belgio che contiene diverse tracce di Bleeding. L’album segna la metamorfosi del progetto da one man band a duo con l’ingresso in pianta stabile del chitarrista Stefan Boeykens. In attesa di nuove prove si può affermare che un primo passo nella giusta direzione è stato fatto.

Per maggiori info: www.facebook.com/transportaerian

Per ascoltare e/o scaricare l’album: transportaerian.bandcamp.com/album/bleeding


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