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20 anni di “Vemod”

Anekdoten - Vemod

Il 26 settembre del 1993 la prog band svedese degli Anekdoten pubblica il suo album di debutto, Vemod (tristezza, malinconia). L’album viene registrato nello Studio Largen, nei mesi di marzo e aprile del 1993, dai membri della band: Nicklas Berg (che cambierà nome dopo il matrimonio in Nicklas Barker, chitarra, mellotron), Anna Sofi Dahlberg (violoncello, mellotron, voce), Jan Erik Liljeström (basso, voce) e Peter Nordins (batteria, percussioni), ai quali si aggiungono Per Wiberg (attuale componente dei connazionali Opeth, piano) e Pär Ekström (flicorno, cornetta).

Lo stile (seppur acerbo) degli Anekdoten mostre diverse analogie con il sound dei King Crimson del secondo periodo (quelli del trittico “Larks’ Tongues In Aspic”, “Starless and Bible Black” e “Red”). Il mellotron e la chitarra dissonante (di chiara matrice frippiana) di Barker, la granitica sezione ritmica della coppia Liljeström/Nordins e le linee di violoncello della Dahlberg, disegnano gli oscuri e malinconici scenari evocati dal titolo del disco.

Ad aprire l’album è la strumentale “Karelia”. Una delicata melodia di mellotron, dal sapore vagamente retrò, lascia presto il posto alla furia dell’aspra chitarra di Barker, del basso distorto di Liljeström e della ritmica sostenuta di Nordins. Il violoncello della Dahlberg prova a stemperare i toni, ma la ruvidezza dei suoni di Barker e Liljeström non danno scampo, con Nordins che scandisce colpi secchi come Bruford in “Easy Money”.

La discendenza crimsoniana è palese anche nella successiva “The Old Man & The Sea” – un omaggio al romanzo di Ernest Hemingway – che pare ripercorrere le ardite sperimentazioni rumoriste di “Larks’ Tongues In Aspic”. La voce “incerta” di Liljeström, il violoncello della Dahlberg e il piano di Wiberg attenuano le asperità iniziali che, tuttavia, ritornano più aggressive che mai con gli affondi di Barker.

“Where Solitude Remains” ha un avvio imperioso e assai ritmato al quale, però, segue uno sviluppo sinfonico che riesce ad alternare spunti heavy prog a momenti più melodici e ad aperture jazz.

Decisamente più delicata “Thoughts In Absence”, che si muove sugli stessi sentieri battuti della crimsoniana “Book of Saturday”. L’idillio dura però poco e termina con l’arrivo di “The Flow”, brano spigoloso che si avviluppa all’insistente basso di Liljeström e all’ambiguo e inquietante violoncello della Dahlberg.

In netto contrasto con i suoni fin qui proposti “Longing”, traccia malinconica e struggente che si regge prevalentemente sul duetto tra violoncello e chitarra acustica, e sui delicati tappeti di mellotron.

Con il conclusivo “Wheel” si torna a soluzioni più nervose, enfatizzate dall’inquietante e appena percettibile duetto messo in scena dalla Dahlberg e da Liljeström. Il pezzo è arricchito dagli inserti fiatistici di Ekström, che rende il flusso sonoro ancor più solenne.

L’edizione giapponese prodotta dalla Arcángelo contiene la bonus track “Sad Rain”, che si muove nella direzione tracciata dalle precedenti “Thoughts In Absence” e “Longing”.

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