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Gravitysays_i – Quantum Unknown

gravitysays_i (2016) Quantum UnknownGRAVITYSAYS_I

Quantum Unknown (2016)

Inner Ear Records

Gravitysays_i è un progetto musicale nato ad Atene, nel marzo 2003, dalla collaborazione di Manos Paterakis (voce, chitarre, santur) e Nikos Retsos (batteria, synth). Ai due si aggiungono Mampre Kasardjian (basso), Nikos Sotiropoulos (chitarra), Costas Stergiou (tastiere) e Vangelis Κatsarelis (tromba).

Il 16 settembre 2016, a cinque anni di distanza dal precedente “The Figures Of Enormous Grey And The Patterns Of Fraud”, la band pubblica il suo terzo album in studio, Quantum Unknown. Il lavoro è il risultato di quattro anni di registrazioni e intense sperimentazioni cui hanno preso parte anche gli ospiti Alekos Georgoulopoulos (chitarra), George Kontogiannis (lira cretese) e Peggy Zarrou (voce).

Quantum Unknown rappresenta per la band una vera e propria liberazione dalle sonorità elettriche del precedente lavoro e la conseguente conquista di nuovi elementi elettronici e sperimentali. Il sound fonde progressive rock, psichedelia, jazz sperimentale, ambient e musica etnica dalle marcate screziature mediterranee e orientali.

Ad aprire l’album è l’oscura More Than A Matter Of Instict. Un organo liturgico si fa strada tra rumori alieni e rifrazioni elettroniche per lanciare nell’etere un “rituale mutevole” che ripercorre le rotte floydiane di “One Of These Days”. Il timbro baritonale e declamatorio di Paterakis ricorda molto Sami Albert Hynninen degli Orne in “The Tree of Life“, ma a catalizzare l’attenzione per gran parte del brano sono gli stridenti flussi gilmouriani di Georgoulopoulos, ambient e spaziali à la “Echoes”. Sui versi finali “Grim and sharp turns / Bravery to unfold”, l’ingresso martellato del santur delinea atmosfere che rievocano antiche civiltà orientali. Alla squillante tromba di Κatsarelis e al lirico solo di chitarra di Georgoulopoulos l’onere di riportare su rotte contemporanee il brano.

Of Woe / Migratory Birds nasce da mirabili incastri acustici, elettrici ed elettronici che riescono a far combaciare strumenti tradizionali, come il santur e le chitarre, e macchinari elettronici. Il suono prodotto nel primo segmento risulta talmente freddo e siderale da rimarcare i contorni scheletrici di “Oxygene, Pt. IV” di Jean Michel Jarre. A scaldare l’atmosfera sono le aperture corali che, enfatizzando le modulazioni elettroniche, agevolano una cavalcata post-rock in crescendo sublimata dal solo di Paterakis. Il passaggio al secondo segmento è contrassegnato da dilatate melodie edificate su una più marcata base ritmica. Gli sviluppi successivi tradiscono influenze neoprogressive e lasciano emergere soluzioni sintetiche, slanci chitarristici gilmour/rotheryani e una tromba jazz.

Il capitolo più sperimentale di Quantum Unknown si intitola Dowser. La ritmica compassata, l’elettronica minimale, la voce acquatica e gli ottoni jazz danno al brano un sapore etnico mettendolo in stretta relazione con i più delicati episodi di world music de “La grande illusion” e con le drammatiche sperimentazioni metropolitane di “KoMaRa“.

Con An Ivory Heart la band definisce il proprio immaginario artistico andando a completare un complesso puzzle che include: liriche crepuscolari, riff cavernosi, accordi liquidi, tastiere vintage, ritmiche articolate, fiati e inevitabili inserti etnici ed elettronici. La proposta sonora è quanto di più moderno si possa ottenere lavorando ingredienti di così variegata natura (rock, progressive, psichedelia, jazz, ambient, elettronica, avanguardia, musica tradizionale e molto altro).

La stessa ricetta viene rielaborata nella successiva Every Man, traccia dalla natura elettroacustica che si snoda tra melodie tradizionali di una bellezza classica, senza tempo. Il considerevole ricorso agli strumenti a corda – santur, chitarra classica e dodici corde, archi, arpa celtica e lira cretese – conferisce al brano un’insolita vena lirica enfatizzata dalle trame vocali ordite da Paterakis e dalla Zarrou. L’amara consapevolezza sintetizzata nei versi “Indifferent crowd / In the middle of nowhere / If I will not save me / Nobody will” aggiunge una nota malinconica che proietta il brano nell’indifferente scenario contemporaneo.

A chiudere l’album è la glaciale e futuristica Quantum Unknown (Riveted Eye). Il tono drammatico di Paterakis e le sonorità tormentate di Georgoulopoulos generano oscure progressioni post-rock che si espandono nello sconfinato vuoto spaziale tra allarmanti dilatazioni elettroniche, rumorismo krauto e umori darkwave. Il mood cupo e malvagio, l’incedere compassato, la voce profonda à la Gahan e quel senso di latente rassegnazione che pervade l’intera opera creano un marcato parallelo con gli scenari post-apocalittici descritti dagli O.R.k. in “Soul Of An Octopus“.

Per maggiori info: Facebook | Bandcamp






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