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Museo Rosenbach – Zarathustra

Museo Rosenbach (1973) ZarathustraMUSEO ROSENBACH

Zarathustra (1973)

Dischi Ricordi

Nell’aprile del 1973, ben quarant’anni fa, il Museo Rosenbach dava alle stampe uno dei capolavori del progressive italiano: Zarathustra. Nata da poco più di due anni la storica formazione del Museo comprendeva: Pit Corradi (Hammond, Mellotron, vibrafono, Farfisa), Stefano “Lupo” Galifi (voce), Giancarlo Golzi (batteria, timpani, campane, voce), Enzo Merogno (chitarra, voce) e Alberto Moreno (basso, pianoforte).

Nel 1972 la band viene in contatto con Angelo Vaggi della Dischi Ricordi, etichetta che all’epoca stava lanciando numerosi gruppi progressive (Banco del Mutuo Soccorso, Reale Accademia di Musica, e altri), che gli propone un contratto.

L’album è un concept partorito dalla creativa mente di Moreno, con testi a tema nati da una sua ricerca filologica e tradotti in liriche dal paroliere Mauro La Luce. Nonostante l’impegno della Dischi Ricordi l’album si rivela un insuccesso commerciale, soprattutto a causa dell’errata valenza politica che gli viene attribuita: la copertina dell’album, concepita da Cesare Monti e realizzata in collaborazione con la compagna Wanda Spinello, raffigura un inquietante volto umano, realizzato con la tecnica del collage, su un fondo nero. Tra i vari oggetti inseriti nel collage compare anche un mezzo busto di Mussolini, mentre sul retro copertina figura un braccio con tanto di laccio emostatico e siringa infilata in vena. L’orientamento progressive italiano del tempo, che vedeva la maggior parte dei gruppi dichiaratamente schierata a sinistra, non favorì la promozione del disco. Si aggiunga poi che il tema dell’album ruota attorno all’opera “Così parlò Zarathustra” del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, generalmente frainteso come ispiratore di ideologie totalitarie. Le note interne di copertina, però, fugano ogni dubbio: “Zarathustra, vissuto nel 600 a.C., rinato attraverso la simbologia di Nietzsche, giunto al trentesimo anno di età lasciò il suo paese e si ritirò sui monti dove godette dello spirito e della solitudine. La sua disperata ricerca del Superuomo non vuole realizzarsi nell’immagine del violento condottiero di una razza pura, come è stata erroneamente e tristemente interpretata, bensì nella serena figura dell’uomo che, vivendo in comunione con la natura, tende a purificare da ogni ipocrisia i  valori umani”. A poco valsero le smentite della Dischi Ricordi e degli stessi membri del gruppo, superficialmente tacciati di fascismo, il Museo Rosenbach venne marginalizzato dai contesti musicali dell’epoca, e persino censurato dalla Rai.

Nell’originaria versione in vinile il lato A era interamente occupato dalla lunga suite Zarathustra, composta da cinque brani per una durata di circa venti minuti. L’ultimo uomo è il segmento che apre l’album tra suoni solenni ed enfatici e soluzioni di matrice crimsoniana. L’iniziale rullata ai timpani di Golzi, infatti, sembra rifarsi alla seminale “Epitaph”, come pure il Mellotron e l’Hammond di Corradi e i delicati arpeggi di Merogno. La voce di Galifi pare provenire da un’altra dimensione, ma poi arriva a graffiare nei versi “Chiara essenza divina / già si nasconde in chi / sta vivendo il gioco del tempo / nell’attesa di un’alba diversa”. Proprio su questo verso finale il brano esplode in uno dei più alti passaggi sinfonici del progressive italiano.

Hammond, pianoforte e Mellotron introducono Il re di ieri, secondo capitolo di Zarathustra in cui il Museo riesce a fondere il sinfonismo dei primi Crimson con le sonorità più oscure del prog italiano (come il Banco di “Darwin!”). Un improvviso cambio di scena, scandito dai ritmi sincopati di Golzi, mette in luce un vivace scambio tra la chitarra di Merogno, divisa tra incursioni aggressive e arpeggi delicati, e l’Hammond e il Mellotron di Corradi. Su tutti risuona la voce di Galifi e i versi “Forse nemmeno tu / credi a quello che non ti creò mai. / Ama la tua terra, / nel suo ventre Dio si formerà”.

Una zampata ruvida di Merogno apre Aldilà del bene e del male, brano che approfondisce e amplia le istanze progressive del primissimo Banco. Corradi e Merogno, come pure Galifi (qui accompagnato dai cori di Golzi e Merogno) ripercorrono la struttura de “Il giardino del mago”.

Superuomo è l’episodio più mutevole dei cinque che costituiscono la suite Zarathustra. L’atmosferica introduzione è giocata tutta sui toni delicati di Hammond e vibrafono, sui quali si erge imperiosa la voce di Galifi. Gli aggressivi riff di Merogno e il corposo basso di Moreno lanciano le svisate d’organo di Corradi che, in più di un’occasione, sembra seguire i dettami dell’illustre collega Emerson.

Il quinto ed ultimo capitolo, Il Tempio delle Clessidre, ritorna sul tema conclusivo de L’ultimo uomo dilatandolo in un’enfatica e solenne coda strumentale.

Degli uomini apriva il lato B del vinile. L’iniziale Mellotron prelude al violento attacco dei riff di Merogno, che contendono la scena all’Hammond di Corradi e alla pirotecnica batteria di Golzi.

Della natura si sposta su territori decisamente più jazz rock, con Hammond, Mellotron e chitarra sempre in grande evidenza. A sbalordire, però, è soprattutto la micidiale sezione ritmica, con il basso pulsante e nervoso di Moreno a sottolineare il frenetico drumming di Golzi. L’ingresso di Galifi addolcisce per qualche istante l’atmosfera prima del nuovo assalto jazz rock. Il continuo avvicendarsi di episodi lirici a passaggi più aggressivi, alla lunga, sfocia in una parentesi vagamente psichedelica con venature jazz e umori canterburyani. Il piano elettrico di Corradi è da favola, mentre i giochi vocali di Galifi, Golzi e Merogno si approssimano all’universo battistiano. Nel finale da paura trovano spazio anche ottimi episodi solisti (chitarra e organo in particolar modo), mentre Galifi grida “L’alba nasce dalla quiete, / vergine nel proprio manto, / vive e freme già”. Un vero capolavoro!

Chiude l’album l’altrettanto bella Dell’eterno ritorno, traccia eclettica che si snoda tra oscure parentesi crimsoniane e aperture sinfoniche à la ELP, senza tuttavia trascurare le tipiche sonorità mediterranee.

Zarathustra è uno dei capolavori universalmente riconosciuti del rock progressivo italiano!!! Roba di cui andare fieri.

Per maggiori info: www.museorosenbach.com

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3 comments

  1. Denis Di Nicolò

    Capolavoro assoluto di tutta la scena progressive italiana (e non solo..)! A parte il mixaggio e la produzione a tratti non entusiasmante (ma che comunque migliora con il passare dei minuti), in questo disco è davvero difficile trovare un solo difetto! I testi sono meravigliosi e perfettamente fusi con gli arrangiamenti musicali, la voce di Galifi è ottima, e tecnicamente i musicisti non sbagliano un colpo (da segnalare la magnifica prestazione di Golzi e del tastierista Pit Corradi,musicista dal notevole gusto). Lo stile è interessantissimo ed epico, con l’hammond e i suoni del mellotron che amplificano le atmosfere,rendendole ora più cupe ,ora più maestose,accompagnati da alcuni riff chitarristici davvero molto vorticosi e possenti( “Aldilà del bene e del male”,”Degli uomini”),con intrecci strumentali di prim’ordine.
    Peccato a quel fraintendimento legato alla copertina…

  2. Alberto Moreno

    Grazie!!

  3. – Denis… come non condividere la tua analisi?! E’ sempre un piacere scoprire con quanta cura e attenzione segui le nostre pubblicazioni! Grazie!

    – Grazie anche ad Alberto Moreno! L’aver lasciato traccia del tuo passaggio su questa nostra pagina non ha prezzo!!! Grazie di cuore!

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