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Barker Nicklas – El Último Fin de Semana

NICKLAS BARKER

El Último Fin de Semana (O.S.T.) (2011)

Azafran Media

Nicklas Barker, chitarrista e leader degli Anekdoten, inaugura la sua carriera solista nel migliore dei modi pubblicando, il 25 giugno del 2011, El Último Fin de Semana (L’ultimo fine settimana), inquietante e misteriosa colonna sonora dell’omonima pellicola horror spagnola diretta da Norberto Ramos Del Val.

Barker, appassionato di cinema horror di serie B, già nel 1998 con “Symphonic Holocaust”, a firma Morte Macabre, aveva mostrato una certa propensione verso sonorità oscure, drammatiche, sinistre, rivisitando alcuni dei migliori temi horror di compositori nostrani (Goblin, Riz Ortolani e Fabio Frizzi su tutti).

A distanza di oltre tredici anni da questa (seppur ottima) operazione revivalistica, Nicklas torna sul luogo del delitto firmando a suo nome le tredici originali tracce che compongono questa colonna sonora.

Per l’occasione abbandona la sua amata chitarra e si circonda di mellotron, theremin, synth vintage, gong e basso elettrico. Chiama a rapporto il compagno di band degli Anekdoten, Peter Nordins, alla batteria, Martha Barker al  violoncello e Karolina Bergström al violino.

Barker descrive il disco come un dark prog atmosferico strumentale, ideale per gli amanti di colonne sonore di film horror anni ’70 e ’80 e per gli appassionati di compositori come Fabio Frizzi, John Carpenter, Goblin e Jacula.

Leo è una intro dall’atmosfera sinistra, eseguita al pianoforte e sovrastata da un concitato dialogo (rigorosamente in lingua spagnola) tra due delle interpreti del film.

Celestial Ghost, brano manifesto dell’album, è introdotto dal suono vibrato e acuto del theremin, sostenuto dall’onnipresente mellotron (vero protagonista del disco) e da un organo circolare ed ipnotico. Il tema è ripetuto ciclicamente su una ritmica costante e il lavoro al theremin compensa la (voluta) mancanza di chitarre elettriche.

Con Night Ambience entrano in scena synth analogici accompagnati dal mellotron per una variazione del tema precedente.

Sister/Phantasm è un brano sinfonico gradevole, con piano e flauto, che assume toni più enfatici con l’ingresso del mellotron. Il finale inquietante dà il via a Rendezvous, traccia incorporea, ectoplasmatica, che a sua volta si lega a  Entering The Lost Village, un dark prog luciferino modellato a suon di mellotron, synth tormentati e impreziosito da cori terrorizzanti.

Confrontation/Doom è un crescendo di terrore, sottolineato dal ripetuto accordo al pianoforte e dall’uso angosciante di viola e violino che,  su un tappeto di mellotron, caricano la tensione drammatica del tema anche grazie ad uno stridulo theremin.

Sinfonica e oscura Going Home/Ouija.  Una cassa granitica e continua marca il solco su cui synth e mellotron si avvicendano su altalenanti cambi di tensione. Nel finale trovano spazio anche sonagli e campanacci.

Svisate di synth destabilizzano l’inizio di By The Shore, a cui fa seguito uno sviluppo più sinfonico.

Chase/Purgatory è forse il tema più movimentato del disco. Nordins sfoggia il suo elegante drumming sorretto dagli archi e dall’immancabile mellotron. Le immagini che si proiettano nella mente sono quelle di una fuga, senza fine, da un incombente pericolo.

Grand Finale è il classico brano sinfonico che riassume, in poco più di tre minuti, tutte le caratteristiche atmosferiche dell’album. Un dispiegamento di archi, synth, theremin, mellotron e molto altro ancora.

Home è un minuto di ordinaria follia. Dolce nella parte iniziale e centrale, caotico nel finale.

Beach Girls è il tipico tema scanzonato e vacanziero molto in voga nei film anni ’60. Uno scherzoso finale o, molto più semplicemente, un ritorno alla luce dopo tanta angoscia sonora? Credo che per fugare ogni dubbio bisognerà guardare l’omonima pellicola.

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