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Not A Good Sign – Not A Good Sign

Not A Good Sign (2013) Not A Good SignNOT A GOOD SIGN

Not A Good Sign (2013)

AltrOck/Fading Records

Il 10 giugno 2013 è una data importante per AltrOck che in un solo colpo cala un poker d’assi di pregevole interesse: “Sensitività” de La Coscienza di Zeno, “Limiti all’eguaglianza della Parte con il Tutto” di Homunculus Res, “Їh” dei francesi Rhùn e l’omonimo debut album di Not A Good Sign.

Proprio quest’ultimo progetto nasce da un’idea di Marcello Marinone, Paolo “Ske” Botta e Francesco Zago che, dopo la fortunata collaborazione di Yugen e Ske (“1000 Autunni”), decidono di proporre una nuova sintesi della loro ricerca musicale.

Nel 2011 Paolo “Ske” Botta (tastiere, glockenspiel) e Francesco Zago (chitarra elettrica, chitarra acustica) iniziano a comporre i brani. Presto si aggiungono alla band due membri de La Coscienza di Zeno, Gabriele Guidi Colombi (basso) e Alessio Calandriello (voce). Nel 2012 l’ingresso di Martino Malacrida (batteria) completa la line up di quello che a tutti gli effetti sembra essere un vero e proprio supergruppo progressive.

Le soluzioni sonore del progressive rock anni settanta vengono qui riviste in chiave moderna, con un tocco di hard rock e immancabili venature psichedeliche. A completare l’immaginario oscuro ma espressivo della band anche i testi e le linee evocative della voce, nonché i contributi dei valenti ospiti: Maurizio Fasoli degli Yugen (pianoforte), Sharron Fortnam dei North Sea Radio Orchestra (voce) e Bianca Fervidi (violoncello).

Not A Good Sign si apre con lo strumentale Almost I, uno squarcio sonico-temporale che riconduce ai più oscuri e inquieti antri crimsoniani. Risucchiati e rapiti dalle sonorità vintage di Botta, gli ignari ascoltatori si trovano ad essere ripetutamente aggrediti dalle fratturate e scandite incursioni chitarristiche di Zago, assai prossime per rigore e precisione ai Crimson seconda maniera, ma fortemente contrassegnate dalla furia selvaggia e primordiale dei contemporanei Anekdoten. La coppia Malacrida/Guidi Colombi garantisce una ritmica furiosa caratterizzata da continui cambi di tempo e soluzioni ardite.

Di tutt’altra pasta è composto Almost II brano “atmosferico” e umbratile che si lascia illuminare dalla voce chiara e intensa di Calandriello. La ritmica uggiosa di Malacrida accresce il pathos creato dai ricorrenti tappeti di mellotron, che tuttavia lasciano emergere i delicati ricami chitarristici di Zago e i malinconici accordi del piano.

Con Not A Good Sign si torna al clima iniziale con soluzioni sonore che, dagli spigolosi e matematici riff di Zago alle svisate organistiche di Botta, dal poderoso basso di Guidi Colombi al pirotecnico drumming di Malacrida, si addentrano negli stessi territori crimsoniani battuti dall’ultimo Wilson. In appena due brani Calandriello riesce a dare prova completa del suo innato talento, spaziando con disinvoltura su registri diversi in un’interpretazione magistrale (un chiaro monito per molti vocalist della scena progressiva internazionale). Da segnalare anche le ricercate parentesi pianistiche di Fasoli che, penetrate gradualmente, si innervano in una struttura ciclica e ripetitiva che prelude l’inquieta seconda parte e il finale in crescendo.

Making Stills è il brano che riesce a fondere i due elementi principi del progetto Not A Good Sign: la vena cameristica di Yugen e la ricercatezza strumentale di Ske. Atmosfere giocose e sfumature cinematografiche lo avvicinano al sound dei Jaga Jazzist, anche se alla solare spensieratezza dei norvegesi i nostri preferiscono una più aspra e inquieta fuga nella psichedelia.

Witchcraft By A Picture è senza dubbio l’episodio più ambizioso dell’album. Le macchine di Botta si rivelano portatrici di una (in)sana angoscia frippiana, mentre nel tripode del rock – chitarra/basso/batteria – la band offre agli dei il suo tributo più hard. I versi dell’omonimo sonetto del poeta inglese John Donne vengono qui affidati alla celestiale voce dell’ex Cardiacs Sharron Fortnam, che incanta e commuove. La natura romantica del sonetto viene ulteriormente enfatizzata dagli eccellenti contributi di Fasoli al piano e dalle malinconiche linee di violoncello di Bianca Fervidi.

Il gran lavoro ritmico di Malacrida e Guidi Colombi in Coming Back Home vivacizza ancor più le già brillanti strutture di Botta (che di fatto contraddistinguono il brano) e le eleganti cesellature di Zago. Alla voce di Calandriello spetta il compito di raccordare il curioso clima autunnale del brano con le luminose soluzioni sonore adottate dai compagni.

Flow On si apre sulle note del violoncello della Fervidi che presto, però, si divide la scena con le tastiere di Botta. I contributi minimali e rigidi di Zago si incastrano all’eccellente base ritmica di Guidi Colombi e Malacrida, qui più affiatati che mai. Ne viene fuori un brano veramente accattivante con caratteristiche assai prossime ai più recenti The Pineapple Thief di “All The Wars”.

The Defeaning Sound Of The Moon rimarca nuovamente il lato più settantiano di Not A Good Sign, conteso tra tentazioni psichedeliche e sconfinamenti hard rock. All’interno ci finisce di tutto un po’, anche la drammaticità dei Van der Graaf e alcuni rimandi al più robusto hard prog scandinavo.

Chiude l’album la strumentale Afraid To Ask, traccia elegante e raffinata che grazie al lavoro di squadra di Zago, Botta, Guidi Colombi e Malacrida, e ai contributi di Fasoli e della Fervidi, arriva ad unire il sound di Yugen e Ske al solenne post-rock dei più recenti Bark Psychosis.

Un lavoro questo Not A Good Sign che senza dubbio ha il pregio di riuscire a fondere gli elementi tipici del sound anni ’70 con le nuove istanze del moderno progressive internazionale. It’s A Good Sign!

Per maggiori info:

www.facebook.com/notagoodsign

www.altrock.it

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