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Phoenix Again – Look Out

Phoenix Again (2014) Look OutPHOENIX AGAIN

Look Out (2014)

Autoproduzione

A ben quattro anni dalla pubblicazione di “ThreeFour“, album commemorativo realizzato recuperando dai propri archivi registrazioni eseguite da Claudio Lorandi, indimenticato fondatore del gruppo, i Phoenix Again tornano con un album tutto nuovo che, pur includendo brani composti tra il 1982 ed il 1990, in qualche modo segna il loro nuovo corso. Dopo un anno e mezzo di registrazioni, il 28 febbraio 2014 viene dato alle stampe Look Out. Registrato presso il Phoenix Studio di Emilio Rossi e mixato da Emanuele Bresciani, l’album vede impegnata una formazione ampiamente rinnovata che comprende: Antonio Lorandi (basso elettrico, basso acustico), Sergio Lorandi (chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra classica), Silvano Silva (batteria, percussioni, tastiere), Andrea Piccinelli (tastiere, violoncello), Marco Lorandi (chitarra elettrica, chitarra acustica) e Giorgio Lorandi (percussioni). A dare manforte alla band: Laura Cuscito (violino in “Adso da Melk” e “Dance of Three Clowns”), Alice Mafessoni (flauto traverso e ottavino in “Dance of Three Clowns”) e Graziano Picinelli (fisarmonica in “Oigres”).

Look Out è prevalentemente un lavoro strumentale che, a differenza del suo predecessore, ha il merito di indagare con maggiore improvvisazione la materia musicale.

I rimandi thorgersoniani dell’artwork assumono nell’immagine di copertina un tono enigmatico: una figura femminile siede volgendo le spalle all’osservatore, la scena è spoglia e i pochi elementi presenti (un’antica epigrafe ed un’edicola con caratteri gotici) descrivono un ambiente claustrale.

Non a caso ad aprire l’album è Adso da Melk, brano legato alla figura del monaco benedettino protagonista del romanzo di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Una folata di vento gelido, una porta cigolante che si apre, passi incerti, canti gregoriani e rintocchi di campane inscenano con sequenza cinematografica l’ingresso in monastero. Varcata la soglia si dischiude una piacevole parentesi folk che, dagli iniziali arpeggi di chitarra classica, passando attraverso melodie medievali, giunge alla definizione di colorati spunti jazz dai caldi toni canterburyani. La decisiva svolta prog si consuma a metà brano, quando chitarre elettriche e tastiere vintage avviano un fitto fraseggio che, grazie anche al marcato supporto ritmico di Antonio e Silvano, assume sempre più contorni filmici. L’influenza dei grandi nomi del prog italiano anni ’70 c’è e si manifesta in particolar modo nel vivace apporto di organi, synth e Mellotron. Il finale, invece, è totale appannaggio della solenne chitarra di Sergio.

Segue Oigres (speculare di Sergio), brano muscolare che non disdegna passaggi dinamici. L’andatura circolare e le fratture chitarristiche sembrano venute fuori da “Larks’ Tongue in Aspic”, mentre i synth siderei e le percussioni richiamano i più trionfali ELP. Il tema principale viene sistematicamente ripreso da chitarre e tastiere. Le calde melodie mediterranee della fisarmonica di Picinelli e la chitarra liquida di Sergio provano in qualche modo a stemperare il freddo clima del brano, ma è una breve tregua che presto viene spazzata via dalla drammatica e marziale coda finale.

Look Out è puro rock ‘n’ roll venato da piacevolissime screziature blues. Gran parte del brano è dominato dall’eccellente lavoro di chitarre, basso e batteria, ma è con l’ingresso di Hammond e Mellotron che il suono si incupisce richiamando le oscure nebulose esplorate dai Crimson di “Islands” (“Sailor’s Tale”!). La fuga astrale (a cui partecipano tutti gli strumentisti) si arricchisce di originali divagazioni psichedeliche e brevi ma interessanti stacchi free.

Atmosfere à la The Alan Parsons Project fanno capolino nell’intro di Summer tra ipnotici arpeggi di chitarra, tastiere cosmiche ed eleganti melodie di organo e piano. L’idillio sfuma con l’improvvisa irruzione della chitarra rotheryana di Sergio che accentra su di sé l’attenzione rendendosi protagonista di un solo di struggente bellezza. Con l’ingresso di Mellotron e chitarra acustica il brano vira verso soluzioni sinfoniche che riescono comunque a mantenere vivo il tema portante fino al conclusivo jazz rock canterburyano.

The Endless Battle sembra avvalersi delle accelerazioni hard prog degli Opeth di “Heritage“. Chitarre veloci, organo acido e una pirotecnica sezione ritmica in continua evoluzione danno vita ad una sfiancante cavalcata che, seppur complessa e articolata, propone un refrain che ricorda “Embryonic Fusion” dei Catapilla.

L’episodio più legato al passato è Invisible Shame, unico brano cantato dell’album nel quale risuona ancora la voce di Claudio Lorandi. L’incolmabile vuoto lasciato dal fondatore ha in qualche modo segnato il nuovo corso della band bresciana indirizzandolo sempre più verso percorsi strumentali. In questo caso vanno per la maggiore le istanze neoprogressive anni ’80 che tanto avevano caratterizzato il precedente “ThreeFour“.

A dispetto del titolo, Winter  riesce a smussare le asperità di certo prog anglosassone fondendole alle calde armonie del rock latino di Santana. L’ottimo lavoro di chitarre, basso, batteria e percussioni funge da ponte per le soluzioni più “distanti”, mentre tastiere, organo e Mellotron provano a marcare gli accenti prog.

Con la conclusiva Dance of Three Clowns si consuma uno dei momenti più interessanti del disco: un’elegante ballata folk medievale arricchita dagli arpeggi delle chitarre, dalle piacevolissime melodie del violino della Cucito e dai colorati fiati della Mafessoni. Se l’aria classicheggiante chiama in causa i primi Gryphon (specie nei suoni ora squillanti, ora ovattati dei fiati), la bellezza cristallina delle armonie avvicina il pezzo alle più recenti produzioni dei Ciccada.

Un album nel complesso poliedrico, Look Out, nato da materiale composto in un’epoca ormai lontana, qui modellato da una formazione pesantemente rinnovata. Gli ottimi spunti in esso contenuti aprono orizzonti nuovi che i Phoenix Again sapranno di certo esplorare e sviluppare nei futuri lavori.

Per maggiori info: www.phoenixagain.it | facebook

Per ascoltare l’album: bandcamp

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