Quando il telefono "batte" nella vita reale.Commento: "È importante stabilire dei limiti"
14 febbraio 2026 - 05:25
CREMONA - "Non è più questione di essere online o offline, ma 'nella vita'. C'è una paura interna di disconnettersi, di perdersi qualcosa, di non sapere cosa fanno gli altri".poco è scomparso, lasciando i bambini in un limbo, dove il gradimento sociale si misura dai like e la solitudine cresce proporzionalmente al numero di notifiche ricevute.
I dati del Criaf (Centro di riabilitazione per l'infanzia, la gioventù e la famiglia), che conta anche numerosi centri dell'udito nelle scuole della provincia, sono allarmanti: gli studenti trascorrono in media 4-6 ore al giorno su Internet."Il tempo è importante - spiega Paola Cattenati, direttrice del centro - se lo aggiungi alle altre attività quotidiane".ma "quanto peso ho online", "gli piaccio?".C’è un desiderio costante di osservare ciò che sta accadendo”.
Questa ricerca di approvazione si estende oggi anche all’intelligenza artificiale.Anche se il 35% dei giovani la utilizza per scopi educativi, c'è preoccupazione per il 36% che chiede all'IA di gestire i conflitti o cerca aiuto psicologico. Il pericolo, commenta Cattenati, è il predominio dei rapporti umani. Se domina la tecnologia, i bambini non sono dotati di questi elementi sociali basilari e dell'empatia.I risultati sono già visibili nelle classi dove la conflittualità è molto elevata, dove il team Criaf deve intervenire per ripristinare le basi della convivenza.
Il passaggio dal consumo pesante alla malattia è stato analizzato da Roberto Poli, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze dell'Asst di Cremona.Secondo il regista sono emersi due nuovi fenomeni: la 'nomofobia' (dall'inglese 'no fobia del cellulare'), ovvero l'ansia di perdere la comunicazione;e ringxiety (dalla connessione tra 'ring' e 'ansia').Conosciuta infine come sindrome dello squillo fantasma, spiega che "un rapporto molto stretto tra un essere umano e un telefono in cui si ha la sensazione di sentirlo squillare anche quando è silenzioso. È un'emozione combinata che non lascia generazioni, perché non esiste una fascia d'età del sistema immunitario".
Tuttavia, l’elemento di unità rimane la solitudine."Internet serve per sentirsi connessi al mondo, ma l'uso costante porta in realtà a una riduzione della comunicazione, creando un circolo vizioso che incide molto sulla capacità di attenzione e sui ritmi biologici."
Di fronte a questa deriva, che compromette la capacità di concentrarsi su un testo o di gestire un confronto fisico, il ruolo della famiglia torna centrale."Servono regole - ha concluso Cattenati - perché il 60% dei ragazzi non ha limiti di tempo. Un genitore deve stare con i suoi figli e monitorare ciò che accade online, perché Internet è un oceano inarrestabile che può nascondere gravi rischi. Che recuperino la capacità di vivere nel mondo reale con empatia e cura anche offline".
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