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Atom Made Earth – Severance

ATOM MADE EARTH

Severance (2019)

Autoproduzione

 

Il 18 novembre 2019, a tre anni di distanza da “Morning Glory”, gli Atom Made Earth pubblicano il loro secondo lavoro in studio, Severance. L’album segna un importante passo in avanti nell’evoluzione artistica della formazione marchigiana lasciando spiccare le personalità di Daniele Polverini (voce, chitarre, synth, loop, effetti), Lorenzo Giampieri (basso, effetti), Daniele Duranti (batteria, percussioni) e Nicolò Borgognoni (synth, vocoder) in un sound cinematico in bilico tra psichedelia, space rock, ambient, prog e shoegaze.

Severance ha come tema portante la separazione affettiva, fisica, chimica, astratta e materiale. I brani parlano dell’allontanamento da qualcosa o qualcuno che abbiamo amato, da un ricordo o da un luogo che ha rappresentato per noi una svolta o un’emozione in un determinato momento.

Da un punto di vista estetico e concettuale, Severance prova a far emergere il progressivo distacco tra l’uomo e la natura, la terra, a favore dell’automazione e dell’estremismo tecnologico. Una metafora del concetto umano di separazione da qualcosa di molto intimo e affettivo che fin dall’opener, First of a Second Split, vede nella nascita il distacco dall’utero, l’abbandono del “proprio nido”. Echi floydiani si riverberano oltre Il Muro (con)fondendosi alle lisergiche allucinazioni sonore di “Voyage 34” dei Porcupine Tree. Se Polverini cavalca fluide onde gilmouriane, Borgognoni schiude varchi siderali che sprigionano oscure dilatazioni space e reiterazioni post-rock. L’incedere lento, pesante e macchinoso imposto dal duo Giampieri/Duranti segue il moto continuo, incessante, del rugginoso escavatore rotante magistralmente illustrato nell’immagine di copertina dal fidato Hernàn Chavar.

Childood Song è un breve intermezzo strumentale che intreccia melodie solari e luminose, in linea con le soluzioni di “Canvas” di Venegoni & Co., a vivaci ricordi d’infanzia.

Sullo stesso solco insiste anche la successiva Youth che però prende in esame le prime emozioni adolescenziali, comprese di traumi, timidezza, dolore, amore, rabbia, incomprensione, spensieratezza, insicurezza. I riff monocorde e svogliati di Polverini rimarcano i volubili stati d’animo giovanili, mentre le modulazioni sintetiche, fredde e meccaniche, unite ai cori caldi ma distanti, aggiungono al brano atmosfere cinematografiche.

Con From Earth with Hurt il suono torna ad incupirsi, avvolto da un crepuscolare senso di malinconia e un crescendo emotivo che lo scortano tra i polverosi sentieri sonori battuti dei Mogwai. Melodia vocale e strumentale si mescolano ad umori psichedelici, asperità alternative e dilatate liturgie post-rock.

Il tribalismo sonico e i barriti sintetici di Native mostrano il nostro lato primordiale ma parlano anche di libertà, del privarsi di qualcosa che ci opprime e che ci ha condotto a fare scelte folli e difficili. Un’esortazione a cambiare stile di vita e imparare a stare da soli, a liberarsi da demoni interiori, dai cattivi pensieri e dai ricordi di persone che ci hanno fatto del male. Svolta che si compie con le repentine virate di El Roi: dalle ardite architetture progressive alle abrasive incursioni alternative, dal freddo space rock al seducente funky, dalla fluida psichedelia al misticismo post-rock.

La compassata In the Glow si snoda lenta e sinuosa tra sognanti aperture shoegaze, distorsioni e riverberi, per poi erigere un sontuoso wall of sound che rimarca il concetto di scissione tra noi stessi e l’immagine che crediamo il mondo abbia di noi; la depressione nel sentirsi non adeguati alla civiltà moderna e il voler rallentare per non mettere a rischio sé stessi. La vena malinconica solcata dai synth e i dolenti arpeggi della chitarra descrivono la continua disgregazione dell’idea che abbiamo di noi e la progressiva chiusura volta a preservarsi dalle negatività e dalle sofferenze.

Le atmosfere rarefatte della title track chiudono Severance descrivendo il vuoto che si viene a creare dal distacco di oggetti o persone l’uno con l’altro; del rumore silenzioso ma brutalmente assordante, che la separazione da qualcosa di importante lascia dentro e fuori. Il vuoto assume così dimensioni cosmiche perdendosi tra fluttuazioni psichedeliche di matrice floydiana e pura kosmische musik.

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Per ascoltare e/o acquistare l’album: Bandcamp



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About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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