Chiesa incontra Mertens, Allegri a -3 da Atalanta quarta- Corriere.it

a partire dal Paolo tomaselli

Un punto a testa nella partita polemica, forse fino all’ultimo: le due squadre se la giocano con intensità, adrenalina ed elettricità. Gli azzurri passano 5 punti dal Milan e 6 dall’Inter. Dybala ci rivediamo

Giocano? la domanda di una giornata surrealista, un punto interrogativo che resta nell’aria fino al riscaldamento pre-partita a causa dei contagi che hanno colpito il Napoli. E sì – dopo il triangolare Asl, Napoli1-Napoli2- Torino, sull’impiego di tre azzurri in quarantena – Juventus e Napoli giocano e giocano: con intensità, adrenalina ed elettricità di chi balla sul caos, divertendosi. La squadra di Spalletti (a sua volta assente per il Covid, c’ Domenichini) va al di là dell’urgenza assoluta e dei contorni surrealisti dei nostri giorni, passare in vantaggio con Mertens, resiste al ritorno della Juventus dopo il gol di Chiesa a inizio ripresa e alla fine trasforma il punto interrogativo in un punto fermo, quasi un confine: dopo i 9 punti assegnati alla Juve in 5 partite, il pareggio per il Napoli che detiene 5 lunghezze tra sei bianconeri.

Ad Allegri non bastano i rientri di Chiesa e Dybala (nell’ultima mezz’ora) e il resto il tecnico lo ha ripetuto fino a pochi minuti prima di scendere in campo: la sosta e la situazione di assoluta incertezza della serata sono un rischio per la sua squadra, che non a caso resta impigliata nel limbo. Se Madama fa fatica con le squadre di provincia, il Napoli gioca come tale nello spirito, ma con la qualità del sistema di gioco: fare punti alla fiera dello Stadio e andare avanti.

Con otto assenti per il Covid e Coppa d’Africa e con Ghoulam titolare dopo dieci mesi, lo Spallettiens rotola con tutte le luci sul tabellone: ​​occhi aperti, prudenza, ma anche lucidità di fronte all’aggressività della Juve. Allegri senza Chiellini, Bonucci e Pellegrini, ora più affidabile di Sandro, ma trova Chiesa pieno di energie. In pochi minuti, i Blues, insieme a McKennie e Rabiot, hanno messo sotto pressione Ospina e i suoi soci. La Juve, con una sorta di 4-5-1 a procedere in lacrime, anche lei poco fluida perché non hanno mai la stessa spinta sulle fasce, disfano più o meno quello che creano e stringono pigramente. Il Napoli conquista metri con il movimento della palla e sfrutta la passività bianconera. Stemma Politano che pesca in area con un pallone superbo, ben gestito da fuori già decisivo all’andata: scarico per Mertens che fa un gran movimento e passa in diagonale un tiro da biliardo tra Sandro, Rugani e De Ligt. La reazione della Juventus è confusa, tanto che Szczesny si salva sul colpo di Zielinski. E la tensione sale, anche perché Sozza fischia poco.

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Lo scambio di posizioni Il movimento di Bernardeschi-Chiesa Allegri per tornare al ritorno dell’andata: un break di Cuadrado manda sul fondo McKennie, Rrahmani spinge indietro di testa, Chiesa si precipita a prendere il pallone e calcia dal limite, trovando la deviazione di Lobotka. Il Napoli reagisce (Szczesny mura Mertens) e l’ingresso di Dybala, Kean e Kulusevski produce solo una parata di Ospina sull’argentino. Troppo poco per vincere una partita di Champions League. Erano più o meno tutti proprietari – schizzo di Allegri -. Avevamo fretta di sparare, ma i ragazzi non hanno pagato la strana veglia. In effetti, l’errore di sottovalutare l’avversario non è nuovo.

6 gennaio 2022 (modificato il 6 gennaio 2022 | 23:36)

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