Islam e “doveri” delle donne: integrazione impossibile

Saman Abbas, la ragazza di 18 anni di origine pakistana scomparsa da Novellara tra il 29 e il 30 aprile, è stata strangolata e poi sepolta nelle campagne reggiane, secondo il racconto del fratello. Probabilmente è stata vittima di un trama di famiglia covato dai suoi genitori in gara”morale e materiale“- scrive il pm – con lo zio e i suoi due cugini. Omicidio occultamento premeditato e cadavere sono i reati attribuiti ai cinque indagati.

Il movente alla base del presunto delitto riguarda il rifiuto del matrimonio combinato tra Saman e il cugino, pare anche lui pachistano. “Il matrimonio forzato non è contemplato nel Corano”, spiega il professore alla nostra redazione Claudio Lo Jacobo, islamologo ed esperto arabista.

Professor Lo Jacono, cosa ne pensa della storia di Saman Abbas?

“Un triste caso di informazione, quasi certamente nera, che vari media hanno messo a cavalcioni per dimostrare la ferocia dell’Islam, non solo in Pakistan”.

Qual è la differenza tra matrimonio forzato e combinato?

«La differenza sta da un lato nella decisione, presa di comune accordo dai padri delle coppie sposate – molto spesso in età prepuberale – che subiscono i giovani interessati, a causa della forza quasi insormontabile di una tradizione laica tipica di società patriarcali, e dall’altro nella decisione imposta dal padre, o dal tutore coniugale in sua assenza, alla vittima (principalmente la donna, ma anche l’uomo, ovviamente)».

Il matrimonio forzato è contemplato nel Corano?

“Il Corano non prevede il matrimonio forzato”.

Allora perché una donna è “costretta” a sposarsi?

“Le società islamiche in cui è presente il fenomeno del matrimonio combinato fanno prevalere la tradizione secolare che trova ‘disonorevole’ non seguire quanto deciso dal potere paterno, legittimamente esercitato sulle fanciulle vergini e sui figli minori (la maggioranza è data da scadenza). Per i coniugi maggiorenni, invece, è indispensabile il consenso degli interessati. Il matrimonio forzato, invece, è da tempo punibile dalla legge statale nei Paesi islamici”.

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Cosa succede in caso di rifiuto?

“Secondo la legge islamica, la donna era vincolata dal contratto di matrimonio firmato per lei dal padre (o dal tutore matrimoniale). In caso di forte conflitto, il marito non poteva però infliggere alla moglie pesanti punizioni corporali. in modo da lasciare tracce visibili In questo caso il giudice è intervenuto per pronunciare lo scioglimento forzato del matrimonio ex officio udicis. La moglie ha però sempre avuto la possibilità di comportarsi in modo tale da creare, logicamente, imbarazzo per il marito”.

Vale anche per l’obbligo del velo?

“Si parla molto di velo in ambito islamico. Una parte dei musulmani, da una lettura testuale dei riferimenti coranici, considera il velo non obbligatorio, mentre un’altra parte lo ritiene necessario”.

Cosa rappresenta la donna nella cultura islamica?

“La donna è l’anello più debole della società. Onorata come madre e moglie fedele, e molto amata come figlia. Ma socialmente quasi esclusa dalle dinamiche culturali e dal vertice politico ed economico della società, con poche eccezioni”.

Confermi che c’è un versetto nel Corano che si riferisce ai “doveri” delle donne verso gli uomini?

«Certamente. La moglie ha il dovere di obbedienza prima al padre e poi al marito, che ha il diritto di imporre sanzioni anche corporali (ta’zìr). Ma in questo non c’è differenza rispetto al «giudaismo e al cristianesimo classico». Qualcosa che non si trova più nei fatti nelle società urbane dell’era contemporanea”.

Cos’è la sharia e quando si applica?

“La sharì’a è costituita da tutte le norme coraniche (che prevale su tutto come fonte di diritto) e dalla Sunnah del profeta Maometto (il nostro Maometto). La Sunnah (lett. Costume) è l’insieme delle parole e dei silenzi, delle azioni o meno dell’ultimo profeta dell’Islam, che interviene nell’apparente assenza di un adeguato precetto coranico”.

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Perché le famiglie islamiche non riescono a integrarsi nel tessuto sociale occidentale?

“È difficile rispondere in modo generalizzato. In generale, c’è una forte prevenzione nei paesi ospitanti verso una cultura religiosa, linguistica e alimentare troppo lontana, e vestiti che sembrano troppo lontani dal nostro contesto. Ma c’è anche un certo autoisolamento di molte comunità islamiche, o indù, o buddiste, causato dalla consapevolezza di essere considerate per troppi aspetti un corpo estraneo, erroneamente percepito come pericoloso. un cristiano (o islamico, prima della nascita di Israele)”.

Si ripeteranno eventi come quello di Saman?

“Non sono ottimista nel breve termine. Solo lo sviluppo economico e culturale delle comunità immigrate (certamente non ricche o particolarmente colte) può portare a una certa forma di integrazione. Ovviamente non religiosa”.

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