Nemmeno il tempo di seppellire Trapani e c’è già un altro cadavere all’orizzonte del cimitero della Lega Pro, quello di Livorno il cui omicidio era nell’aria da mesi. La crisi aziendale si aggrava con gli addii dello storico mecenate Aldo Spinelli (ha mantenuto il 10% delle azioni onorando tutte le somme dovute) e l’avvento di CereaBanca che ha distribuito le quote del club tra più partiti. L’inizio della fine, sembra con la stessa banca veronese che lunedì ha deciso di non rispettare la sua aspettativa (650mila euro) riguardante la caparra da accendere per pagare i dipendenti, evitare sanzioni e già sbloccare l’acquisto degli 8 giocatori del Tirrenia e in attesa di essere iscritti. Qualche settimana fa abbiamo espresso, proprio da queste colonne, una maggiore perplessità sulle manovre di CereaBanca a tutta la compagnia della terza serie. A Carpi l’avventura si è già conclusa con il rimpasto di venerdì scorso, mentre il calo di 36 ore fa segna l’addio e la conseguente fine del Livorno. Nelle prossime ore, il presidente Navarra porterà i libri in tribunale, lasciando spazio ai giocatori per rescindere i contratti esistenti, liberandosi dall’incarico. Se la squadra di Amaranto – come appare nel momento in cui scriviamo – non si presenterà in campo questo fine settimana ad Olbia, lo spettro dell’esclusione dal campionato si materializzerà ufficialmente (sarebbe quindi necessaria una seconda defezione. con conseguente perdita a tavola). Un Trapani bis che fa del 2020 un annus horribilis per il calcio italiano alle latitudini della terza serie. Dal pronunciato “Modena più casi” del 2017, si è passati ai tragici epiloghi di Matera e Pro Piacenza fino ai giorni nostri con Trapani (già liberati) e Livorno (fortemente minacciata). Tradotto: Abbiamo bisogno di regole ancora più severe quando si entra nei campionati e dobbiamo essere vigili – come nel caso dell’Inghilterra – di coloro che entrano in società e acquistano quote di maggioranza e pacchetti. Altrimenti tra 12 mesi saremo ancora lì a raccontare l’ennesima squadra sull’orlo del baratro ea rischio crack. Inutile dire che siamo arrivati ​​all’anno zero. A livello mediatico, la Lega Pro non può più permettersi di restare all’oscuro (2 casi in 3 giorni, è troppo come ha tuonato il presidente Ghirelli) e soprattutto di fare costantemente notizia per episodi legati a fallimenti di club e campionati incompleti. Anche perché non mancano temi positivi legati alla partita in corso: dallo Champagne Lecco di D’Agostino al rullo compressore Bari d’Auteri, passando per i segnali importanti di Novara e Avellino ai clamorosi cinquanta inflitti dal Mantova (e dal clamoroso addio del ds Righi dopo i contrasti con l’allenatore Troise …) a Perugia. E non solo: la coppia Modena-Feralpi in testa al Girone B, il Renate che non vuole smettere di sorprendere, la terribile recluta Legnago, il nuovo Foggia della strana coppia Corda-Marchionni, l’Arezzo che tiene duro. a Cerci per rinascere, l’inizio deludente di Palermo … Insomma, avremmo tanti argomenti e potremmo facilmente riempire tre editoriali. Invece, come al solito, dobbiamo parlare dei soliti tristi eventi. Sperando che questa sia l’ultima volta, ma consapevoli del fatto che purtroppo non lo sarà. Dal momento che iniziano ad arrivare i contorni delle prime difficoltà per altri 2 club, che potrebbero non avere la forza di andare oltre il primo turno. Guarderemo, come sempre. Ognuno per se stesso …

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