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37 anni di “Olias of Sunhillow”

Jon Anderson - Olias of Sunhillow

Il 24 luglio del 1976 la Atlantic Records pubblica Olias of Sunhillow, primo album solista di Jon Anderson. L’album è un concept che si ispira agli scritti di Ver Stanley Alder e narra la storia di un popolo di un mondo fantastico e della loro fuga dal loro pianeta natale, che sta per distruggersi. Il protagonista della storia, Olias, viene scelto per progettare una sorta di aliante spaziale, la nave Moorglade Mover, che dovrà portare il suo popolo verso una nuova casa. Ranyart è il navigatore della nave, e QoQuaQ è il leader che unisce le quattro tribù di Sunhillow per questo epico esodo.

La storia presenta evidenti connessioni con la copertina dell’album degli Yes “Fragile”, opera di Roger Dean, in cui viene rappresentata la Moorglade Mover mentre abbandona un pianeta che sta andando in pezzi. La storia viene ripresa anche dalla grafica del successivo “Yessongs”, sempre opera di Dean. Tuttavia l’artwork dell’album viene affidato a David “Fairbrother” Roe, che realizza anche il mandala che in seguito verrà utilizzato da Anderson come logo personale.

Molto apprezzato dai fan di Anderson e da buona parte dei fan degli Yes, l’album riesce ad equilibrare dimensione fantasy e new age. Anderson suona tutti gli strumenti, e crea arrangiamenti complessi con diverse linee vocali sovrapposte che ripercorrono soluzioni adottate già nell’album degli Yes “Fragile” (in particolar modo in “We Have Heaven”). Gli elementi new age dell’album hanno portato in molti ad ipotizzare una fantomatica collaborazione tra Anderson e il musicista e compositore greco Vangelis (all’epoca impegnato in alcune audizioni con gli Yes intenti a sostituire Moraz).

L’album, godibile nella sua interezza, vede in “Sound Out the Galleon”, “Olias (To Build the Moorglade)” e “Solid Space” i suoi episodi migliori. In linea con il concept gli arrangiamenti incorporano elementi delle quattro tribù di Sunhillow, tra i quali i più evidenti risultano essere i richiami orientali di “Ocean Song” (che paradossalmente anticipano proprio il Vangelis di “China”).

Nel complesso il suono di Olias of Sunhillow si rifà al tipico sound degli Yes, al quale si aggiungono le liriche misticheggianti di Anderson. Per molti è l’esempio tangibile di ciò che sarebbero potuti diventare gli Yes se avessero arruolato Vangelis tra le loro fila.

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