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39 anni di “The Lamb Lies Down On Broadway”

Genesis - The Lamb Lies Down On Broadway

Il 22 novembre del 1974 i Genesis pubblicano il loro sesto album in studio, The Lamb Lies Down On Broadway, che è anche il loro primo doppio album, nonché il loro primo vero concept. L’album, infatti, è incentrato su un racconto ideato e scritto da Peter Gabriel, ambientato nella New York contemporanea, dove Rael, un giovane portoricano fuoriuscito dal riformatorio di Pontiac, ama lasciare la propria firma con la vernice spray sui muri della città, forse l’unico modo che conosce di affermare e fissare nel tempo la propria personalità. Il protagonista, attraversando Broadway, si imbatte in una densa nebbia che, solidificandosi come un muro di fronte a lui, gli corre velocemente incontro fino a travolgerlo: da quel momento, Rael è trasportato in un’altra dimensione spazio-temporale, quasi interamente ambientata sottoterra, nella quale affronterà una serie di avventure e di incontri con i più vari personaggi, che vanno dal mitologico (Lilith, le Lamia) al grottesco (gli Slippermen), oltre ad imbattersi ripetutamente nel fratello John. Proprio per salvare la vita di John, al termine della storia Rael dovrà gettarsi fra le rapide di un fiume, salvo accorgersi che il fratello ha assunto le sue stesse sembianze, quasi divenendo la proiezione del suo Io. Immediatamente dopo i due si dissolvono in una misteriosa nebbia purpurea.

Come più volte affermato dallo stesso Gabriel, la storia non è che un pretesto per dar forma a temi che riguardano l’interiorità dell’autore, come il rapporto col sesso (“Counting Out Time”, “The Lamia”, “The Colony of Slippermen”), con la paura (“In the Cage”), con la morte (“Anyway”, “Here Comes The Supernatural Anaesthetist”) e molto altro.

I brani, tutti collegati fra loro, sono spesso inframmezzati o introdotti da brevi momenti strumentali che fungono da passaggi intermedi alla narrazione. Le sonorità dure e taglienti, specie quelle di Hackett e Rutherford, caratterizzano questo lavoro a partire dalla title track, passando per “In The Cage”, “Riding The Scree” fino ai durissimi attacchi ritmici di “Back In N. Y. C. “ e “Lilywhite Lilith”. Di natura più sperimentale sono, invece, “The Grand Parade Of Lifeless Packaging” e “Counting Out Time”. Dal canto suo Banks si occupa dell’intro pianistica della title track e di “Cockoo Cocoon”, dedicandosi anche ai suoni elettronici del synth. “The Carpet Crawlers” è un brano più corale che ingloba, uno per volta, tutti gli strumenti. “Anyway” e “Here Comes The Supernatural Anaesthetist” mantengono una linea più morbida e lasciano apprezzare l’ottimo lavoro di Hackett, che si distingue anche nella conclusiva “It”.

L’album, che è anche l’ultimo lavoro della band nella sua formazione storica con Peter Gabriel, presenta una curiosissima copertina in bianco e nero curata da Storm Thorgerson e dallo studio Hipgnosis.

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