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40 anni di “A Passion Play”

Jethro Tull - A Passion Play

Il 6 luglio del 1973 i Jethro Tull pubblicano per il mercato inglese il loro sesto album in studio, A Passion Play (Mistero Sacro). Il disco, che segue di un solo anno i fortunati “Thick As A Brick” e “Living In The Past”, ha un’accoglienza abbastanza tiepida e viene (troppo) presto bollato come un lavoro noioso e prolisso. Ad influire in questo duro e frettoloso giudizio sono soprattutto la struttura del concept album, composto da due lunghe suites (“A Passion Play (Part I)” e “A Passion Play (Part II)”), i temi vagamente biblici e senza dubbio la complessità musicale. Per queste e altre ragioni è uno degli album allo stesso tempo più amati e più odiati dai fans (negli USA raggiunse presto la prima posizione in classifica, ma in Europa non decollò mai del tutto). Non aiuta nemmeno la copertina, che mostra una ballerina morta che perde sangue dalla bocca distesa sul palco di un teatro dopo essersi sparata.

L’opera narra la storia di un certo Ronnie Pilgrim il quale, dopo morto, sperimenta il giudizio e l’aldilà, visitando Paradiso e Inferno, per poi rinascere. È quindi un’unica storia e per questo motivo l’album è stato presentato come un movimento unico. La storia, apparentemente banale, nasconde in realtà una miriade di allegorie e allusioni che fanno di A Passion Play il disco più complesso nella storia della band. La complessità della musica è dovuta al fatto che, nonostante l’album sia stato presentato come un’unica lunga composizione (senza la suddivisione in tracce), in realtà è costituito da una serie di pezzi diversi.

Quasi sicuramente ad Anderson non fu perdonata la natura dell’opera, nella quale, riprendendo la struttura del caricaturale “Thick As A Brick”, cercò di portare avanti (stavolta seriamente) la sua idea di progressive.

Ad accompagnare Ian Anderson (voce, flauto, chitarra acustica) in quest’opera è senza dubbio la miglior formazione dei Tull di sempre: Martin Barre (chitarra), Jeffrey Hammond (basso), Barriemore Barlow (batteria) e John Evan (tastiere).

Da segnalare in particolar modo la sezione centrale della seconda parte, un pezzo molto umoristico con gli animali come protagonisti, recitato (non cantato) da Jeffrey Hammond, accompagnato da teatro da camera con gruppo e orchestra. Il testo di questo brano non c’entra assolutamente nulla con il resto dell’album e molto probabilmente ha la funzione di sdrammatizzare la seriosità di tutta l’opera nonostante anche in questo caso (come solito da parte di Ian Anderson) le allusioni non manchino.

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