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Alco Frisbass – Alco Frisbass

Alco Frisbass (2015) Alco FrisbassALCO FRISBASS

Alco Frisbass (2015)

AltrOck/Fading Records

L’attivissima AltrOck/Fading Records presenta un nuovo entusiasmante episodio di puro Canterbury sound: l’omonima opera discografica dei francesi Alco Frisbass. Il duo, composto da Fabrice “Chfab” Chouette (tastiere, chitarre, voce, flauto dolce, fischio, percussioni) e Patrick “Paskinel” Dufour (Fender Rhodes, tastiere, batteria, chimes), propone un favoloso mix di melodie eleganti e riff struggenti capace di rievocare i coloratissimi acquerelli canterburyani e di dar vita a ottime parentesi R.I.O./avant-prog. Un lavoro nato sull’asse Parigi-Rennes e sviluppatosi anche grazie ad un proficuo scambio di file musicali tra i due titolari del marchio. In loro aiuto accorrono musicisti di prim’ordine come Jacob Holm-Lupo (White Willow, The Opium Cartel), Thierry Payssan (Minimum Vital) e Archimede De Martini (Stormy Six), i cui talenti sono messi al sevizio di un’opera interamente strumentale che lascia ampio spazio a tastiere, Fender Rhodes, chitarre, violino ed elettronica. Il missaggio è affidato, invece, all’esperto Paolo “Ske” Botta (Not a Good Sign, Ske, Yugen).

L’originale nome del progetto deriva dallo pseudonimo del regista, attore ed illusionista francese Georges Méliès (usato anche per il mediometraggio del 1903 “L’enchanteur Alcofrisbas”). Proprio per ricreare la magia del fantasmagorico mondo di Méliès, Chfab e Paskinel commissionano al grafico Sim Lignon la realizzazione dell’evocativa immagine di copertina.

Pubblicato il 31 gennaio 2015, Alco Frisbass si sviluppa in sei articolate composizioni con un minutaggio medio che si aggira intorno ai nove minuti. Ad aprire l’album è La Suspension Ethéréenne, traccia strutturata su altalenanti soluzioni ritmiche e umorali che hanno il pregio di renderla imprevedibile e accattivante. La morbida apertura è affidata all’ovattata melodia del Rhodes di Paskinel, opportunamente marcata da “gocce” di ride e da un percussivo piano, cui poi si aggiunge il romantico violino di De Martini, vero artefice degli improvvisi squarci sonori che animano il pezzo. In questo scenario sono proprio i titolari a spingere sull’acceleratore avviando una frenetica corsa in cui piano e batteria dettano i tempi. All’abrasiva chitarra frippiana di Holm-Lupo il compito di mettere a dura prova l’udito dell’ascoltatore, che comunque trova immediato sollievo nelle vivaci melodie delle tastiere. Violino, flauto, chitarra e Mellotron si contendono la seconda frazione riparando verso lidi più gradevoli ed atmosferici che sfumano nel finale. Il titolo del brano è un esplicito omaggio a Jean Eugène Robert-Houdin, illusionista francese noto come “il rinnovatore dell’arte magica”, che amava raccontare al pubblico di aver scoperto un nuovo straordinario utilizzo dell’etere: “Se una persona in un momento di massima concentrazione inala questo liquido, il corpo di questa persona diventa, per qualche istante, leggero come un palloncino”.

Nella successiva Pas A Pas il maggior ricorso all’elettronica determina un inasprimento del suono tale da indirizzare la traccia verso cosmiche elucubrazioni krautrock. Le marcate segnature ritmiche del pianoforte, unite alle timide note del Rhodes, alle fredde divagazioni delle tastiere e alle drammatiche linee del violino, creano una situazione di latente instabilità nella quale la tensione cresce come nel più classico spettacolo di illusionismo.

Con la ritmata Induction Magnétique si entra nel vivo dell’album. L’atmosfera briosa e colorata non può non rievocare i fiabeschi scenari descritti dai Caravan, specie nei continui fraseggi tra Rhodes e organo. Il brano scorre piacevole e armonioso con i due titolari impegnati su più fronti: se Paskinel si preoccupa di mantenere il classico clima canterburyano, Chfab non lesina soluzioni oscure e minacciose che causano sporadici annuvolamenti che solo le dolci note del flauto e i coretti cinematografici riescono a diradare.

La Danse du Pantin è caratterizzata da un’ipnotica quanto mutevole sequenza ritmica che favorisce continui cambi di scena. Dal morbido jazz rock iniziale, infatti, si passa a più marcate digressioni psichedeliche che solo la frammentazione ritmica e le aperture sinfoniche riportano in territorio progressivo. Il motivetto al piano e l’inquietante carillon conducono l’ascoltatore direttamente nei fumosi locali parigini dov’erano di scena spettacoli di magia e proiezioni cinematografiche sperimentali. Nel finale un basso torvo ed ostinato e una chitarra lancinante lasciano intravedere all’orizzonte profili di “isole” crimsoniane.

Tra i più noti esperimenti cinematografici di Méliès vi è il cortometraggio “Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin”, nel quale il regista-illusionista si cimenta per la prima volta con  la tecnica della sospensione della ripresa per creare un trucco puramente cinematografico, che consiste nel far sparire una donna. Con Escamotage il duo francese sembra proprio voler omaggiare il complesso immaginario artistico dell’illusionista cineasta. Le zoppe ritmiche circolari, il basso cupo e distorto, il funambolico Rhodes e le aspre trame chitarristiche creano un’atmosfera magica, irreale. De Martini dal canto suo contribuisce col violino a rendere inquieto il brano, salvo poi lasciarlo sospeso in una dimensione atemporale dalla quale la fisarmonica e il fischiettio di Chfab conducono alla Parigi di fine ‘800, al Théâtre Robert-Houdin all’8 Boulevard des Italiens.

Proprio in questo teatro tutte le sere andava in scena lo spettacolo della “decapitazione”, numero che aggiungeva macabra drammaticità all’arte illusionistica. Fin dal titolo, però, Judith Coupeuse de Tête sembra legarsi più all’episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova ebrea Giuditta che ai trucchi di magia. Il morbido Rhodes e l’incedere lento lasciano emergere gli arpeggi acustici di Holm-Lupo e il solo al Sigma di Payssan. Le vivaci e discontinue melodie creano un’atmosfera magica che sconfina piacevolmente nel più dinamico avant-prog. E come ogni spettacolo che si rispetti a sancirne la fine è un meritato applauso.

Per maggiori info: facebook

Per ascoltare e/o acquistare l’album: bandcamp

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