Home / Recensioni / Tagliapietra Aldo – Nella Pietra e nel Vento

Tagliapietra Aldo – Nella Pietra e nel Vento

ALDO TAGLIAPIETRA

Nella pietra e nel vento (2012)

Clamore / Self Distribuzione

È il 2009 quando Aldo Tagliapietra sancisce la sua definitiva uscita da Le Orme, che, dopo il già doloroso abbandono di Tony Pagliuca, rimane marchio esclusivo del solo Michi Dei Rossi.

In questi anni abbiamo assistito alla “metamorfosi” de Le Orme che, con una formazione allargata, nel 2011 ha dato alle stampe “Le vie della seta”, un album di rock sinfonico in linea con la produzione classica dello storico marchio. Aldo Tagliapietra pubblica, invece, il 31 gennaio 2012, questa sua terza opera che segue “…Nella Notte” (1984), “Il Viaggio” (2008) e poco altro.

Nella pietra e nel vento può essere considerato il primo vero lavoro solista di Tagliapietra. L’album, infatti, mostra l’intero immaginario artistico di Aldo, contraddistinto da una doppia anima che pone a confronto atmosfere positive e luminose a momenti più intimi e nostalgici.

A dimostrazione dell’intimità dell’opera, Tagliapietra affida l’immagine di copertina all’amico Paul Whitehead – artista noto da oltre quarant’anni per aver creato le copertine per Genesis, Van der Graaf Generator, Peter Hammill e Le Orme – che per l’occasione realizza l’opera “The stonecutter” (olio su tela, cm. 61×46). L’ambientazione è quella nota anche a “Foxtrot”: una veduta marina con prati e colline verdi; in primo piano un uomo in abiti rinascimentali è intento a tagliare blocchi regolari di pietra (da qui il titolo). Sulla sinistra campeggia uno strano labirinto, mentre un blocco solitario riporta il monogramma dell’artista veneziano.

Ad accompagnare Tagliapietra in questa sua avventura sono: Andrea De Narni (chitarre), Matteo Ballarin (organo Hammond, tastiere), Manuel Smaniotto (batteria, percussioni) – tutti e tre membri della band veneta Former Life – e Aligi Pasqualetto (piano, minimoog, tastiere). La produzione artistica dell’album è curata dallo stesso Aldo e dal figlio Davide.

L’album è aperto dall’omonima Nella pietra e nel vento, che nella struttura ricorda “Amico di Ieri” e nelle atmosfere floydiane, più in generale, l’album “Smogmagica”. L’ingresso dell’inconfondibile voce di Tagliapietra fuga ogni dubbio, riportando alla mente le soluzioni più eteree e melodiche de Le Orme. Il bellissimo testo introspettivo sembra essere il rapporto dettagliato di una vita fatta, come sempre, di gioie e di rimpianti: “Il tempo è troppo lento per chi aspetta / troppo veloce per chi ha paura / troppo lungo per chi soffre / e troppo breve per chi è felice…”.

Silenzi è sottolineato dall’ottimo fraseggio tra l’organo di Ballarin e il piano di Pasqualetto, artefici di soluzioni armoniose e magniloquenti in pieno stile Yes. Ovviamente quest’album non può non tener conto degli ultimi quarant’anni di carriera di Aldo, ed è per questo che in più di un’occasione il richiamo a Le Orme è d’obbligo. Non per altro la voce di Tagliapietra ha rappresentato l’elemento distinguibile della band.

Più leggera Il santo, traccia sicuramente elegante ma con una struttura più prossima a soluzioni pop. La traccia, armoniosa e limpida, scorre piacevolmente lasciando trasparire la raffinata tecnica dei musicisti.

Nella stessa direzione si muove La cosa più bella, in cui si fa apprezzare l’ottimo lavoro alle chitarre di De Nardi, con arpeggi cristallini che delineano atmosfere eteree. Un ispirato Aldo interpreta questo canto d’amore che emoziona non poco nel passaggio: “come potrei fare a meno di te / ora che sei una parte di me”.

Un grande giardino, come i due precedenti brani, rimarca il gusto di Tagliapietra per melodie leggere e luminose, che da sempre hanno fatto la sua fortuna (e anche quella de Le Orme).

Sette passi è una riuscitissima ballata semiacustica. L’incedere ricorda la battistiana “Era”, mentre le tematiche spirituali e il canto ieratico si rifanno più alle ballate da menestrello medioevale di Branduardi. I Genesis di “Nursery Crime” riecheggiano nel brano, con De Nardi che sfoggia un tocco a la Hackett.

C’è una vita stupisce sin dai primi accordi con la riproposizione, non so quanto involontaria, del tema di “Sguardo verso il cielo”. Se non fosse così recente l’epilogo della straordinaria esperienza de Le Orme (quelle storiche!), si potrebbe pensare alla fiera rivendicazione di paternità, da parte di Aldo, di uno dei maggiori capolavori prodotti dalla band. Una pietra miliare del rock progressivo italiano che, guarda caso, porta la firma di Tagliapietra e Pagliuca, i due membri non più titolari del marchio Le Orme.

Tra il bene e il male, col suo testo poetico, ha la stessa natura di una preghiera messa in musica. Ancora un’ottima prova dei musicisti che qui si destreggiano tra ambientazioni classiche e liquide soluzioni floydiane.

Dio lo sa, ritmata e vivace, è forse la traccia che più presenta sonorità anni settanta. Organo, piano, chitarra e batteria, nessuno si risparmia. Ciò che ne viene fuori è quanto di più progressive è presente nell’album.

Come Sette passi, anche la conclusiva Il sutra del cuore odora dei più bucolici Genesis. Il ritornello: “Apri la tua mente all’amore / senza ipocrisia né timore / lascia che si riempia di sole / questa tua interiorità”,  è un invito ad amare, mentre il verso: “Scrivi sulla pietra se ti hanno amato / Scrivilo nel vento se ti hanno odiato”, è un saggio consiglio a conservare i ricordi positivi e ad allontanare quelli negativi. Tagliapietra affida la chiusura del disco a questi versi poetici e saggi che, se letti tra le righe, lasciano apprezzare, oltre alle sue ottime qualità artistiche, anche le sue immense doti umane.

Per ulteriori info: www.aldotagliapietra.it

Check Also

Il Rumore Bianco - Antropocene

Il Rumore Bianco – Antropocene

IL RUMORE BIANCO Antropocene (2016) Fading Records / Ma.Ra.Cash Records Dopo essersi messo positivamente in …

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *