Comus

I Comus sono una delle più oscure e misteriose band del panorama folk prog inglese degli anni ’70, con una formazione di sei elementi e arrangiamenti alquanto inusuali per l’epoca. L’uso di strumenti come violino, viola, oboe, con il loro sostrato di folk e classica li avvicina molto al progressive rock, anche se per il loro senso della sperimentazione sarebbe più giusto parlare di art rock.

La nascita del gruppo si deve all’incontro tra Roger Wootton e Glenn Goring nel 1967, entrambi diciassettenni, al Ravensbourne College of Art di Bromley, nel Kent. Entrambi appassionati chitarristi, condividevano un’intensa passione per il lavoro di John Renbourn e di Bert Jansch (che di lì a poco avrebbero formato i Pentangle) e per i Velvet Underground. I due iniziano a suonare in diversi folk club, finché non incappano nell’Arts Lab di Beckenham, allora seguito da David Bowie. Wootton e Goring vi iniziano a suonare con una certa regolarità.

Sempre al College, i due incontrano Chris Youle e lo studente di scienze della comunicazione Colin Pearson. E’ Youle, all’epoca intento a studiare “The Masque” di Milton, a suggerire il nome alla band.

Il gruppo incontra il bassista Andy Hellaby all’Arts Lab, impegnato a suonare con un altro gruppo. Di lì a poco, la cantante Bobbie Watson (allora solo sedicenne) entra nel gruppo, dopo una visita fatta alla casa di Perth Road, a Beckenham, dove Wootton, Goring, Hellaby e Youle vivono insieme. Ultimo ad entrare nel gruppo è il flautista Michael Bammi Rose, che risponde ad un annuncio inserito dai Comus sul Melody Maker. Rose raggiunge la casa di Perth Road accompagnato da un gruppo di rastafariani giamaicani provenienti da Brixton, tra cui il leggendario trombonista Rico Rodriguez. Rose, nel giro di un anno, viene sostituito da Rob Young, amico di Pearson e della Watson. Young è un pianista, ma proprio in vista del suo ingresso nella band, studia e apprende da sé flauto, oboe e percussioni. Youl, nel frattempo, diventa il manager della band.

È in questo periodo che i Comus incontrano il regista canadese Lindsay Shonteff: scrivono per lui la colonna sonora del film “Permissive” e, successivamente, dei film “Big Zapper” (1971), “Zapper’s Blade of Vengeance” (1973) e “Spy Story” (1975), questi ultimi due già dopo lo scioglimento del gruppo.

Quando Bowie, ricco del successo di “Space Oddity”, offre al gruppo la possibilità di aprire il suo concerto alle Purcell Rooms, le porte del successo sembrano aprirsi per i Comus: nel giugno del 1970, Youle è riuscito a strappare un accordo con l’etichetta Pye/Dawn per l’incisione del primo album. Preceduto dal singolo “Diana”, “First Utterance” esce nel febbraio del 1971. Il materiale grafico è curato da Wootton e Goring.

Pur non avendo riscosso un significativo successo di pubblico all’epoca della propria attività, il gruppo ha in seguito acquisito lo status di gruppo cult, per via di un sound estremamente originale. Tanto la musica quanto i testi presentano chiari riferimenti alla letteratura inglese e alla sensibilità pagana o, comunque, precristiana: lo stesso nome del gruppo può riferirsi tanto alla divinità greca Comus, figura legata alla potenza disordinata del caos, ai festeggiamenti e al komos, la baldoria alcolica notturna, quanto appunto al Comus, tratto da “The Masque” di John Milton, in qualche modo analoga alla suddetta divinità pagana.

Il mancato riscontro di “First Utterance” mette in crisi la band. Rob Young è il primo ad abbandonare il gruppo, nel luglio del 1971. La band si scioglie nel 1972, a seguito della perdita del proprio manager: Chris Youle viene infatti chiamato a lavorare con la Polydor tedesca. Poco prima della dipartita, Youle cerca di assicurare alla band un accordo con la Pye per la registrazione di un secondo album, che avrebbe dovuto intitolarsi “Malgaard Suite”.

Nel 1974 i Comus pubblicano, con una formazione rimaneggiata, il loro secondo album, “To Keep from Crying”, prodotto da Roger Chapman dei Family per l’etichetta Dawn/Virgin. Questo lavoro viene generalmente ritenuto dalla critica un’involuzione rispetto a “First Utterance”, per quanto in esso figurino la collaborazione di artisti come Lindsay Cooper (membro degli Henry Cow) all’oboe e al fagotto, e Didier Malherbe (membro dei Gong) al sassofono. “To Keep from Crying” segna un deciso cambio di passo: il sound adotta suoni marcatamente elettronici, nelle canzoni spicca una maggiore sensibilità pop (sottolineata dalla voce della Watson) e la struttura dei pezzi è in qualche modo semplificata, tanto che i punti di contatto con il primo album risultano alquanto rari.

Il disco alterna composizioni strumentali brevi a canzoni che presentano un formato più tradizionale rispetto a quelle proposte nel primo album. A spiccare sono quattro canzoni che, pur omogenee al sound complessivo dell’album, vantano una singolare forza compositiva: “Figure in Your Dreams” (con gli arditi duetti vocali di Wootton e Watson), “Perpetual Motion”, “So Long Supernova” e “Get Yourself a Man”, ipnotico raga accompagnato dal sax di Malherbe. Tuttavia anche “To Keep from Crying” rappresenta un fallimento commerciale. Il gruppo si scioglie, così, nuovamente per riformarsi solo sul finire del 2007, grazie anche ad internet. Provvidenziale risulta anche l’interesse di Mikael Åkerfeldt (Opeth, Storm Corrosion). Nel 2007, Glenn Goring riceve comunicazione da Stefan Dimle (Landberk, Paatos, Morte Macabre), amico di Åkerfeldt e suo manager, appassionato egli stesso dei Comus, che è sorta l’intenzione di riportare i Comus in scena.

La classica line up di “First Utterance” (con l’eccesione di Rob Young) si ritrova insieme dopo moltissimi anni. Young viene sostituito da Jon Seagroatt, marito della Watson e sassofonista e tastierista dei Colins of Paradise. Curiosamente, anch’egli, come già Young in passato, si trova costretto ad apprendere flauto e percussioni. Altrettanto curioso risulta il fatto che tanto Chris Youle che Wilf Wittingham (tour manager dei Comus negli anni settanta) riprendono il loro posto a fianco del gruppo.

I Comus tornano per la prima volta sul palco il 9 marzo del 2008 al Melloboat Festival (che si svolge tra Stoccolma, altri luoghi della Svezia e Helsinki), dove viene registrato il live “East of Sweden”.

Nel 2012 i Comus pubblicano il nuovo album, “Out Of The Coma”, che si ricollega a “First Utterance” in una continuità artistico-narrativa visibile già nella grafica di copertina, mentre nel 2013 viene pubblicato “Live in Japan 2012”.

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Per maggiori info: www.comusmusic.co.uk

Formazioni Comus:

 

First Utterance (1971)

Roger Wootton: chitarra folk, voce

Bobbie Watson: voce, percussioni

Glenn Goring: chitarra a 6 e a 12 corde, chitarra elettrica, slide, tamburello, voce

Andy Hellaby: basso elettrico, basso fretless, voce

Colin Pearson: violino, viola

Rob Young: flauto, oboe, tamburello

To Keep from Crying (1974)

Roger Wootton: chitarra folk, voce

Bobbie Watson: voce, percussioni

Andy Hellaby: basso elettrico, basso fretless, voce

Lindsay Cooper: oboe

Philip Barry: percussioni

Gordon Caxon: batteria

Didier Malherbe: sassofono

Keith Hale: tastiere

Tim Kraemer: violoncello

Out Of The Coma (2012)

Live in Japan 2012 (2013)

Formazione attuale:

Roger Wootton: chitarra folk, voce

Bobbie Watson: voce, percussioni

Glenn Goring: chitarra a 6 e a 12 corde, chitarra elettrica, slide, tamburello, voce

Andy Hellaby: basso elettrico, basso fretless, voce

Colin Pearson: violino, viola

Jon Seagroatt: flauto, oboe, percussioni

Discografia

Album studio

1971 – First Utterance (Dawn)

1974 – To Keep from Crying (Virgin)

2012 – Out of the coma (Coptic)

Album live

2008 – East Of Sweden – Live At The Melloboat Festival 2008

2013 – Live in Japan 2012 (Captain Trip Records)

Raccolte

2005 – Song to Comus: The Complete Collection (Castle Music)

Singoli

1971 – Diana / In the Lost Queen’s Eyes / Winter is a Coloured Bird

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