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Daal – Dances of the drastic Navels

Daal (2014) Dances of the drastic NavelsDAAL

Dances of the drastic Navels (2014)

Agla Records

Dopo l’ottimo successo ottenuto con il terzo album, “Dodecahedron“, i Daal maturano l’idea di dare un seguito al loro esoterico black album con un ipotetico doppio lavoro da collegare tanto al suo predecessore quanto alle elucubrazioni sperimentali ed elettroniche dei primi album, in un nuovo “ritorno al passato”. Tuttavia l’ambizioso progetto naufraga prima ancora di prendere il largo, infrangendosi sugli scogli di un rischioso quanto evitabile suicidio commerciale.

Giunti così alle porte dell’autunno del 2013, Alfio Costa (tastiere, samplers, noises) e Davide Guidoni (batteria, percussioni, samplers), titolari del marchio, decidono di concentrare l’attenzione su quanto di buono realizzato nei primi due lavori, cercando di dare finalmente forma definitiva alla suite “The Dance of the drastic Navels”, iniziata col vol. 1 in “Disorganicorigami” e ripresa col vol. 2 in “Destruktive”. Su queste basi prende corpo Dances of the drastic Navels, quarto lavoro in studio dei Daal, pubblicato il 1° dicembre 2014 dalla Agla Records. Per la sua realizzazione Costa e Guidoni si avvalgono delle preziose collaborazioni di alcuni amici musicisti: il chitarrista della ACB Ettore Salati e il bassista dei Prowlers Bobo Aiolfi, ai quali si aggiungono i contributi di Guglielmo Mariotti (voce nell’intro di “The Dance of the drastic Navels”), Tirill Monh (voce in “Inside You”) e Letizia Riccardi (violino in “Inside You”).

Seguendo un trend ampiamente consolidato nei precedenti lavori, anche l’apertura di questo album viene affidata ad un brano veloce, incalzante e senza troppi fronzoli. Malleus Maleficarum, questo il titolo dell’opener, gronda umori cupi e ostili che in qualche modo anticipano il mood dell’intero album. All’inquietante intro disegnata da Guidoni, Costa ribatte con la costruzione del riff e delle principali parti armoniche. L’andatura spedita e decisa è dettata tanto dalle ritmiche industrial di Guidoni, quanto dai circolari riff di Costa e Salati che si avviluppano in spire angoscianti dando inizio ad un’ansiogena corsa a due. Al giro di boa, però, la tensione scema e comincia a farsi largo una lunga digressione spaziale nella quale Guidoni apre varchi dimensionali cosmici. Nel mentre Costa ripara verso lidi romantici che enfatizzano il languido assolo di Salati e le abrasive pulsioni di Aiolfi. Nella finale ritorna prepotente il tema principale, scandito dal solito riff, ma la coda in dissolvenza smorza definitivamente ogni asperità sonora.

Proprio in questa direzione si muove la successiva Elektra (an evening with…), traccia riflessiva, elettronica che tuttavia assume seri connotati rock. La lenta e marcata scansione ritmica unita a drammatiche sonorità sideree provocano un forte impatto emotivo accentuato dai dolenti accordi al piano e dal solo di chitarra, che suonano come una velata dedica ad una cara amica notturna che “non c’è più”.

Lilith, ispirata da un disegno inciso su un albero nel bosco nei pressi della baita in cui Costa ha plasmato l’album, assume i toni di un’ipnotica nenia strumentale nella quale drammatici loop elettronici anticipano il malinconico tema esposto da chitarra e piano. La ritmica marziale ne incrementa la spigolosità favorendo una graduale mutazione atmosferica che, rinunciando alla componente sinfonica, lascia spazio a tremori di matrice dark ambient.

The Dance of the drastic Navels è il perno intorno al quale ruota l’intero album, il manifesto sonoro che i Daal redigono per definire una narrazione sonora iniziata con “Disorganicorigami”, continuata in “Destruktive” e finalmente portata a compimento. Questa lunga suite è, infatti, il degno finale di quanto narrato nei primi due volumi, dove un uomo del futuro si innamorava e si lasciava “prendere” da una strega metà donna e metà robot che alla fine ne faceva il suo giocattolo. Il brano ha un chiaro impianto rock con intervalli ritmici e armonie dissonanti, condito da movimenti elettronici e piccoli attimi di malinconia. Vibrazioni oscure, clangori metallici e passi robotici accompagnano la distante litania di Mariotti che, ansimante, introduce la lenta andatura tooliana. L’ossessivo piano di Costa, invece, si insinua tra le trame circolari di Salati e Aiolfi destabilizzando l’ascoltatore prima ancora che le stranianti modulazioni elettroniche lo annichiliscano definitivamente. Chitarra e Mellotron provano in qualche modo ad abbozzare scenari romantici, ma tra risate isteriche e oscuri affondi il climax accresce in drammaticità.

A chiudere l’album è Inside You. Originariamente pensata come coda finale della suite (e in parte lo è), la traccia si trasforma in una romantica appendice conclusiva. Per scaldare un po’ l’atmosfera glaciale e tetra dell’album, Costa e Guidoni si affidano (per l’unico brano cantato) alla voce della cantante e polistrumentista norvegese Tirill Mohn e alla violinista Letizia Riccardi, quest’ultima già al lavoro con i Prowlers nell’album “Mondi Nuovi“. Le atmosfere delicate e rarefatte qui create dalle due ospiti trasfigurano totalmente l’umore generale di Dances of the drastic Navels ammaliando l’ignaro ascoltatore con melodie dolci e versi seducenti e ingannevoli per poi lasciarlo in balìa della donna/robot fatale.

Per maggiori info: www.facebook.com/DAALMUSIC

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.

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