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Flying Brain’s Garden, The – The Flying Brain’s Garden

The Flying Brain's Garden (2010) The Flying Brain's GardenTHE FLYING BRAIN’S GARDEN

The Flying Brain’s Garden (2010)

Autoprodotto

 

Uno dei fenomeni più originali del panorama musicale underground, negli anni a cavallo tra i ‘60 e i ’70, fu la rilevante proliferazione di progetti artistici anarchici, eccentrici e assolutamente autentici, in totale antitesi alla cultura ufficiale e del tutto slegati dalle logiche di mercato, volti unicamente a dare sfogo all’estro creativo di chi li concepiva.

Nel tempo questo fenomeno è andato via via diminuendo di intensità fino ad esaurirsi (quasi) del tutto. Sporadicamente, però, capita ancora che alcuni nostalgici si lascino catturare da quelle magiche atmosfere, confezionando opere tanto rare, quanto affascinanti.

A questa categoria appartiene anche The Flying Brain’s Garden (Il Giardino delle Menti Volanti), un originale duo nato a Gimigliano, in provincia di Catanzaro, composto da Raffaello De Fazio (chitarra, basso, tastiere, batteria, percussioni, banjo, voce, cori e molto altro) e Cristina Russo (voce, cori, testi, artwork).

L’orientamento musicale della coppia De Fazio/Russo mira a continuare la ricerca musicale di generi come il progressive, la psichedelica, il krautrock e ovviamente l’underground. Con questo proposito, tra il giugno e il luglio del 2010, Raffaello e Cristina si rinchiudono in una stanza stravolta ad hoc per l’occasione con mezzi normalmente e logicamente assenti in un normale studio di registrazione. Quello che ne viene fuori è un originale concept che vede protagonisti i personaggi della mitologia greca che più hanno catturato l’attenzione dei nostri.

The Flying Brain’s Garden, autoprodotto in pochissime copie, fa delle imperfezioni e degli errori (volutamente lasciati) una questione di spontaneità esecutiva. Ciò è riscontrabile anche nella scelta azzardata di utilizzare la lingua inglese, dovuta all’incapacità di adottare testi in lingua italiana alle melodie composte. Le note di copertina concorrono a giustificare tali scelte, delineando un approccio naïf che rende l’opera ancor più simpatica e affascinante. Aggiungiamoci pure il personalissimo artwork, ad opera della Russo, che ricorda l’artigianato hippie venduto alle fiere di genere, in cui i soggetti ricorrenti assomigliano ad improbabili vegetali allucinogeni (dagli accesi contrasti cromatici), e il gioco è fatto.

Tongues Of Flame apre questo trip lisergico sui sensuali sussurri della Russo, debitori tanto degli space whispers della Smyth quanto delle seducenti e deliranti vocalità kraute, nonché sulle note di un organo vintage dal vago sapore “impressionistico”. De Fazio riesce a garantire, tra le tante cose, una buona base ritmica, sulla quale stratifica gli interventi di organo e chitarra. Quest’ultima si rende protagonista dapprima di una tirata fuga con l’organo, e in seguito di un acidissimo assolo che occupa per intero la seconda parte del brano. A rendere il tutto più avvincente ci pensa la Russo, che modula la sua voce ad ogni minima variazione umorale, arrivando a lambire i toni oscuri da sacerdotessa pagana tanto cari a Renate Knaup-Krotenschwanz.

È proprio su questa linea che si sviluppa The Hades Guard, un raga psichedelico guidato dall’ammaliante e spaziale voce della Russo. De Fazio, dal canto suo, dà fondo allo stravagante armamentario strumentale in dotazione, passando dalle percussioni al sitar, dal banjo alla chitarra, per poi finire con i suoni vintage di organi e tastiere. La ritmica “californiana” ben si sposa con le atmosfere spaziali à la Gong e con le stridenti sonorità cosmiche degli Amon Düül II.

Una lunga e spaziale introduzione apre Without Restraint che, con i suoi undici minuti di durata, è il brano più “dilatato” dell’album. Un trip acido che non disdegna sconfinamenti sinfonici. Come nella più classica tradizione psichedelica il fluido sonoro scorre senza fornire appigli, confondendo e smarrendo l’ignaro ascoltatore. La ritmica ovattata, da includere forse nelle “imperfezioni” di cui sopra, agevola l’emergere liquido delle voci e delle sonorità più aspre e tenebrose.

Hanging From A Thread è un flashback emotivo che ci riporta indietro di qualche decennio, alle primissime combinazioni tra soluzioni psichedeliche e sperimentazioni progressive. Cristina rende sempre più impercettibili e sottili i suoi interventi vocali, rievocando in più di un passaggio la Watson di “The Herald”. Raffaello la sostiene qua e là con cori, preso com’è a tirar fuori suoni da mellotron, organo, moog e chitarra, per quello che si candida ad essere l’episodio più progressivo del disco.

Chiude questo primo lavoro Thirsty For Knowledge, forse il brano più cosmico dei cinque che lo compongono. Un congedo ideale che lascia spazio al lato sperimentale più accessibile dei Flying Brain’s Garden, tra le atmosfere eteree ed oniriche dei Pink Floyd di “Echoes” e il krautrock acido dei Brainticket di “Cottonwoodhill”.

Un lavoro coraggioso che merita l’attenzione degli appassionati del genere!

Per maggiori info:

http://flyingbrainsgarden.blogspot.it/

http://youtu.be/4gc6jNY9dsc

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