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Segno del Comando, Il – Il Volto Verde

Il Segno del Comando (2013) Il Volto VerdeIl Segno del Comando

Il Volto Verde (2013)

Black Widow

Dall’ormai lontana pubblicazione di “Der Golem”, della band genovese Il Segno del Comando si erano perse la tracce. I tenebrosi vicoli del ghetto ebraico di Praga, teatro dell’onirico e surreale capolavoro di Gustav Meyrink, sembravano aver inghiottito per sempre una delle più oscure ed esoteriche formazioni progressive italiane. Un oblio che fortunatamente termina nel momento in cui Diego Banchero (basso, tastiere, theremin, cori) decide di ridisegnare il gruppo radunando attorno a sé: Maethelyiah (voce, cori), Roberto Lucanato (chitarre), Davide Bruzzi (chitarre) e Fernando Cherchi (batteria, percussioni).

Scongiurato lo sfaldamento del progetto e superata la defezione di Mercy (cantante e autore dei testi), Banchero riparte nuovamente da un’opera di Meyrink, per la precisione da “Das Grüne Gesicht” (Il Volto Verde), per la stesura di questo nuovo concept album che vede la luce nel 2013.

Il Volto Verde che campeggia in copertina è quello dell’Ahasvero, l’ebreo errante costretto a vagare senza sosta per essersi rifiutato di prestare soccorso al Cristo in cammino verso il Golgota. Da allora il suo volto scavato è sovrastato da una croce infuocata incisa sulla fronte, la cui vista può incenerire la mente ed annunciare la morte di chi la vede. In cima al dipinto sono riportate le date “1834-1871”, data di nascita e di morte del pittore Marco Tagliaferri, personaggio del famoso romanzo di Giuseppe D’Agata, dal quale lo stesso gruppo prende il nome e dal quale è tratto lo sceneggiato dedicato al mistero prodotto dalla RAI nel 1971. A consolidare il legame tra la miniserie televisiva e la band genovese è anche l’effigie della civetta tratta dal medaglione indossato da Lucia, l’enigmatica modella di Tagliaferri. Un simbolismo tutt’altro che casuale, ideato dall’artista Danilo Capua con l’intento di attribuire (per gioco) a Tagliaferri l’esecuzione del dipinto.

Ad impreziosire ulteriormente l’opera sono i contributi di ospiti illustri come: Sophya Baccini (voce), David Krieg (voce, cori), Claudio Simonetti (organo, Moog, Mellotron), Gianni Leone (tastiere, organo, voci), Martin Grice (flauto, sax), Freddy Delirio (tastiere), Maurizio Pustianaz (tastiere, piano, organo), Vinz Aquarian (Moog, Kaossillator), Giorgio Cesare Neri (chitarre), Paul Nash (chitarre) e Alessio Panni (batteria).

L’album è introdotto dall’ossessivo tema di Echi dall’Ignoto, affidato ai terrificanti suoni delle tastiere di Freddy Delirio, che in qualche modo ne traccia gli orrorifici confini entro i quali si muove.

Con La Bottega delle Meraviglie si entra nel vivo del concept. L’ingegnere austriaco Fortunat Hauberrisser – protagonista dell’opera di Meyerink – si aggira per il centro storico di Amsterdam, tra le cui strade s’imbatte nella bizzarra Bottega delle Meraviglie di Chidher Grün. Incuriosito vi entra. La scena è narrata con tono inquietante dall’oscura sacerdotessa Maethelyiah, che sottolinea l’aura magica e ambigua che avvolge la bottega, ritrovo di loschi figuri. Le incalzanti ritmiche di Banchero e Cherchi danno vita ad una ansiogena fuga che coinvolge le macchine di Vinz Aquarian e le chitarre funky horror di Lucanato e Bruzzi.

Dalla visione del Volto Verde, con occhi incavati e fascia nera sulla fronte, inizia il percorso spirituale di Hauberrisser. La funerea andatura e le claustrofobiche atmosfere di Chidher il Verde enfatizzano l’oscurità sonora della band spingendola verso un dark prog che, specie nei riff della chitarra, rimarca le soluzioni hard del Balletto di Bronzo di “Ys”. Se l’ectoplasmatico theremin di Banchero prova a dare evanescenza al brano, il canto lirico e profondo di Maethelyiah ne accresce spessore e angoscia. Il finale speed metal, invece, è totale appannaggio del velocissimo assolo di Lucanato.

La bottega è piena di strani oggetti: libri dei sogni egizi, curiosi giocattoli, scarafaggi finti e cartoline erotico-kitsch, ma a spiccare è un’inquietante forma di teschio. La raffinatissima voce di Sophya Baccini svetta cristallina sulle intriganti melodie di Trenodia delle Dolci Parole. La traccia si compone di una prima parte più lirica, caratterizzata da versi poetici e da un incedere lento e dilatato, e una seconda frazione in cui i vocalizzi della Baccini si fanno così aerei e drammatici da far raggelare il sangue nelle vene.

Il breve intermezzo strumentale Il Rituale fonde sghembe divagazioni jazz rock alle più inquietanti pulsioni cinematografiche dei Goblin, favorendo nella successiva La Congrega dello Zee Dyk una danza macabra dall’andatura marziale che il canto di Krieg, i cori granguignoleschi e la chitarra di Bruzzi tingono ancor più di nero.

Sulle stesse tonalità si mantiene anche Il Manoscritto, brano dal mood  oscuro che nel canto di Maethelyiah e nei cori sembra rifarsi ai mostri sacri del rock occulto settantiano, mentre nel contributo alle tastiere di Pustianaz riaffiora ancora una volta il capolavoro del Balletto. Da sottolineare anche l’ottimo lavoro alle chitarre di Lucanato, Bruzzi e Neri.

L’Evocazione di Eva è il brano dedicato alla commessa della bottega, morta in circostanze misteriose, evocata dai poteri magici che Hauberrisser, dopo essere passato attraverso il dolore e la solitudine, è riuscito a risvegliare in sé. A farla da padrone è l’ormai rinomata formula della vintage italian progressive horror music. Claudio Simonetti e Martin Grice vestono i panni dei protagonisti: il primo dividendosi tra organo acido, Mellotron e Moog mefistofelico; il secondo alternando sapientemente ossessive folate al flauto e penetranti stilettate al sax. La terna titolare Banchero/Cherchi/Neri se ne avvantaggia architettando una struttura ritmica sostenuta che accresce la natura esoterica del pezzo.

Retrospettiva di un Amore rimarca l’essenza magica e misteriosa del romanzo di Meyrink, un’intricata spirale di suggestioni e riflessioni che, se percorsa, porta alla profonda conoscenza di sé stessi. Le struggenti chitarre di Nash cullano la mesta elegia di Maethelyiah, mentre, nelle brevissime deflagrazioni sonore, le tastiere di Pustianaz aprono veri e propri varchi infernali.

Nella ritmica lenta e tribale di Usibepu si materializzano le drammatiche visioni che visitano la mente del gigantesco capo tribù Zulu, tra i loschi figuri che bazzicano la bottega. Le sinistre tastiere di Pustianaz e le chitarre di Nash e Neri tessono le trame di una terrificante liturgia medianica che i vocalizzi e i sussurri da medium di Maethelyiah rendono malvagia ma allo stesso tempo ammaliante.

La strumentale L’Apocalisse altro non è che una sfrenata cavalcata dark prog nobilitata dalla presenza di Gianni Leone, che ne cura anche gli arrangiamenti, e dalle doti compositive di Banchero. La pirotecnica sezione ritmica (con Panni alla batteria) e la tagliente chitarra di Neri spingono le macchine di Leone verso soluzioni sempre più demoniache che ne sottolineano lo stile lasciando emergere tutto il suo talento.

L’inquietante Epilogo, sussurrato da un diabolico Krieg tra suoni siderei e rumori stranianti, conclude il viaggio iniziatico nell’esoterico universo di Meyrink, nel quale si consuma il ritorno in grande stile de Il Segno del Comando. Bentornati!

Per maggiori info: facebook

Per acquistare copia dell’album: www.blackwidow.it

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