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Karmamoi – Odd Trip

Karmamoi (2013) Odd Trip (22-11-2013)KARMAMOI

Odd Trip (2013)

Crisalide Music

Karmamoi è il nome di un progetto musicale nato dall’incontro tra Serena Ciacci (voce) e Daniele Giovannoni (batteria), ai quali in seguito si sono aggiunti Fabio Tempesta (chitarra), Alex Massari (chitarra) e Alessandro Cefalì (basso). La formazione, attiva sin dal 2009, ha già pubblicato un lavoro omonimo, nel 2011, e un EP intitolato “Entre Chien et Loup”, nel 2012. Il 22 novembre 2013 i Karmamoi pubblicano Odd Trip, loro secondo album in studio. Anticipato dall’uscita dell’omonimo singolo, Odd Trip mette in evidenza l’evoluzione musicale del gruppo proponendo un progressive rock che si allontana dalle prime produzioni per far proprie le moderne tendenze musicali d’oltremanica (e non solo!).

La loro ricerca musicale è volta a trovare il giusto equilibrio tra melodia, elettronica e distorsioni rock, nella realizzazione di un suono fatto di passione e aggressività. Ne è un esempio Oxygen (Interlude 1), breve traccia strumentale di apertura nella quale frequenze radio disturbate spalancano le porte allo scenario spaziale ritratto nell’oscura copertina. L’andamento ipnotico e i vaghi umori psichedelici riportano alla mente le sperimentazioni kraute di Wilson con gli I.E.M. (Incredible Expanding Mindfuck), lasciando già intuire il raggio d’azione entro il quale si muoverà l’intero lavoro.

Già in If, però, l’atmosfera cambia, rabbuiandosi e inasprendosi sui ruvidi riff matematici della coppia Tempesta/Massari e sulla ritmica precisa e sostenuta di Cefalì e Giovannoni. L’andatura scostante e fratturata è di chiara ascendenza tooliana, anche se la più misurata violenza sonora e la svolta melodica – determinata dall’ingresso della voce della Ciacci – chiamano in causa i Porcupine Tree di “In Absentia”.
Lo schema compositivo edificato sull’alternanza tra pesanti blocchi strumentali e brevi parentesi melodiche si ripete anche nella successiva Labyrinth. La traccia, tra le più rappresentative del sound della band romana, mette in risalto la calda timbrica di Serena che in più di un’occasione raggiunge una liricità sofferta, a tratti gotica. Gli inserti elettronici, utilizzati con intelligenza e parsimonia, hanno il merito di alleggerire le soluzioni nu metal del brano, nella fattispecie il serrato e metallico lavoro ritmico di Cefalì e Giovannoni.

If I Think Of The Sea, invece, si dirige in tutt’altra direzione. Accordi liquidi e dilatati man mano si riverberano in un flusso sonoro costantemente in crescendo. Giovannoni lavora di sottrazione tra spazzole, piatti e colpi secchi e calcolati, mentre a rendere l’andatura più rotonda ci pensa ancora una volta Cefalì. La natura introspettiva del brano si rivela nella sentita performance della Ciacci, per poi consumarsi in suoni languidi colmi di sentimento.

Oxygen (Interlude 2), seconda breve digressione strumentale, assume i contorni di un curioso scherzo musicale nel quale il filtraggio degli strumenti risulta preponderante.

Nella strumentale Samvega le atmosfere iniziali, eteree e sognanti, lasciano presto il posto ad una psichedelia elegante dagli umori spaziali, nella quale i quattro musicisti snocciolano arpeggi cristallini, accordi liquidi, suoni riverberati e cimbali aerei.

Yours segna il ritorno ad un rock più deciso e sostenuto. La seducente voce di Serena e i taglienti riff delle chitarre, uniti al coinvolgente groove innescato dalla pulsante andatura funky di Cefalì, sono gli elementi che impreziosiscono un brano altrimenti pericolosamente etichettabile come “furbo” e radiofonico.

Un’evidente cadenza toolina segna il passo di Odd Trip, traccia regina dell’album che racchiude in sé l’intero universo musicale dei Karmamoi. I precisissimi riff di Tempesta e Massari e la ritmica “zoppa” di Cefalì e Giovannoni danno vita ad una spirale sonora che, come le sfere luminose del videoclip, si avvita intorno ai singoli musicisti lasciando emergere la voce oscura e sicura di Serena, protagonista in seguito anche di appassionanti aperture melodiche.

Oxygen (Interlude 3) chiude l’insolita terna di intervalli sonori con sessanta secondi di ruvido e vibrante rock, per lasciare poi spazio alla strumentale 5+, traccia ipnotica e robusta che riesce a condensare l’anima psichedelica e floydiana dei Porcupine Tree di “The Sky Moves Sideways”, le asperità metal di “Signify” e la deriva crimsoniana dell’ultimo Wilson.

Più misurata e lineare Lost Days, interamente incentrata sul delicato ed intimo canto di Serena, sostenuto qui da un accompagnamento minimale intenso e carico di pathos.
Lo “strano viaggio” dei Karmamoi termina con Aria, traccia piacevole che consolida le istanze musicali già sviluppate in Labyrinth e nella title-track, e ci consegna una band matura e dalla grande personalità.

Per maggiori info: www.karmamoi.it | www.facebook.com/Karmamoi

Per ascoltare e/o acquistare l’album clicca qui.


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