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Khan – Space Shanty

KHAN

Space Shanty (1972)

Deram

 

Nella miriade di leggendari gruppi minori della scena progressiva inglese, e nello specifico caso della scena di Canterbury, rientra anche la formazione dei Khan, nota alle cronache per la presenza in organico di Steve Hillage (chitarra e voce, già con Arzachel, in seguito nei Gong), Dave Stewart (organo, piano, celeste, marimba, già negli Egg e poi negli Hatfield & The North), Nick Greenwood (basso e voce, già con The Crazy World Of Arthur Brown) ed Eric Peachey (batteria).

Come spesso accadeva ai tempi d’oro del prog, un po’ per la proliferazione di piccole e squattrinate etichette discografiche, un po’ per il grande fermento artistico in atto, una formazione restava insieme giusto il tempo per dare alle stampe un unico album. I Khan rientrano proprio in questa casistica, con la sola pubblicazione di Space Shanty.

Nel novembre/dicembre del 1971, Hillage, Stewart, Greenwood e Peachey si rinchiudono nei Command Studio per le sessioni di registrazione dell’album. Chiamato a sostituire il tastierista Nick Heninghem, Stewart prende parte al progetto come semplice ospite perché già sotto contratto con gli Egg. Tutte le fasi di produzione dell’album vengono affidate a Neil Slaven, già produttore di “The Polite Force” degli Egg, mentre come ingegnere del suono viene chiamato George Chkiantz (già con The Soft Machine, King Crimson, Led Zeppelin e Ten Years After). Le sessioni di registrazioni terminano nel marzo del 1972, e nel mese di maggio la Deram pubblica l’album.

Ad aprire Space Shanty è proprio la title track, brano che presenta nel canto teatrale di Hillage, a metà strada tra Hammill e Osbourne,  e nell’organo di Stewart, diverse affinità con i Van der Graaf Generator. Ottimo l’affiatamento della sezione ritmica, apprezzabile maggiormente nei passaggi di più chiara matrice jazz. La massiccia presenza dell’organo di Stewart offre ad Hillage e alla sua chitarra la possibilità di lanciarsi in lunghi fraseggi, che, in più di un’occasione, terminano in eccellenti soli. La straordinaria perizia tecnica dei musicisti viene apprezzata di più nelle vertiginose soluzioni strumentali, ma forse gli episodi più emozionanti sono proprio i melodici duetti vocali tra Hillage e Greenwood.

Il minutaggio medio dei brani, che si aggira intorno ai sette/otto minuti, favorisce la strutturazione di composizioni in forma di suite. È questo il caso di Stranded, che include Effervescent Psycho Novelty No. 5. Le atmosfere delicate e cristalline sono quasi del tutto affidate al piano di Stewart e alla chitarra acustica di Hillage. Sporadicamente sugli accordi graffianti della chitarra elettrica la tensione sale, ma si tratta di sparuti episodi.

Mixed Up Man of the Mountains conferma l’ottimo mix di elementi psichedelici, progressive e canterburiani. Si passa agevolmente dalla psichedelia e dal prog iniziali dell’organo di Stewart  alle soluzioni jazzate della sezione ritmica e di Hillage, qui diviso tra veloci arpeggi e soli incisivi.

Anche la successiva Driving to Amsterdam si muove sulle stesse coordinate canterburiane. È in brani come questo che più si apprezza l’invidiabile affiatamento tra i membri della band. Hillage e Stewart si trovano più volte a duettare, avvicendandosi rispettivamente in arpeggi e soli di chitarra, l’uno, e vibranti e veloci svisate d’organo, l’altro. Il brano si sviluppa su una complessa struttura che combina magistralmente jazz rock e rock psichedelico in pieno stile Caravan. Le voci di Hillage e Greenwood, inoltre, aggiungono quel tocco di melodia che non guasta mai.

L’intro di Stargazers anticipa di qualche mese le soluzioni crimsoniane di “Lark’s Tongue in Aspic”, con ritmiche spezzate, asperità chitarristiche, organo e marimba. Presto però entrano in scena la voce e la chitarra di Hillage e l’atmosfera cambia. La tematica spaziale e la maggiore follia compositiva di Stargazers sembrano preannunciare l’imminente ingresso di Hillage nell’universo Gong. Oltre all’apprezzabile drumming di Peachey e ai vivacissimi interventi di Stewart si registra un incredibile solo di chitarra che evidenza il grande talento di Hillage.

Chiude l’album Hollow Stone, che include Escape of the Space Pilots. Una ballad dilatata e spaziale giocata su toni delicati, con voci ora sussurrate, ora acute, e soluzioni cosmiche che ricordano Hammill e i suoi  Van der Graaf Generator.

L’album poteva avere di sicuro un degno seguito, ma le nuove composizioni di Hillage non trovarono pareri favorevoli del manager Terry King e della Decca/Deram, determinando di fatto lo scioglimento della band nell’ottobre del 1972.

La riedizione in cd, pubblicata nel 2005, contiene due bonus tracks: la breve Break the Chains, composta da Hillage e Greenwood, e la prima versione di Mixed Up Man of the Mountains.
http://youtu.be/kOQYcJhzfwQ

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