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La1919 – False Memory Syndrome

La1919 (2014) False Memory SyndromeLA1919

False Memory Syndrome (2014)

Artisti Del 900

È uscito il primo giorno d’aprile il nuovo album dei milanesi La1919: False Memory Syndrome. Il duo storico, formato da Luciano Margorani (chitarra elettrica, devices) e Piero Chianura (basso, synth, samples), si è “allargato” con l’arrivo di Federico Zanoni alla batteria.

L’anima del nuovo lavoro è quella che da sempre contraddistingue il progetto La1919: la composizione istantanea, l’improvvisazione, la sperimentazione. È su queste corde che False Memory Syndrome si sviluppa lungo il suo articolato percorso ricco di soluzioni brillanti e asperità sonore, con momenti cupi e avvolgenti e altri folli e inquieti. È un viaggio nella mente, costellato dall’alternarsi e lo scontrarsi di sogni ed incubi, visioni malinconiche e deliri vorticosi.

Anche l’immagine di copertina realizzata da Chianura, una sorta di omaggio ad Escher, è un ulteriore tassello che descrive la dimensione labirintica della musica dei La1919.

Fuzzy trace theory. L’avvio di False Memory Syndrome è spiazzante. I complessi e cupi intrecci di basso e chitarra ci proiettano direttamente in un poliziottesco anni ‘70, accostandosi alle musiche degli Osanna, o dei più recenti Calibro 35. Ci troviamo a bordo di una volante della polizia all’inseguimento dei malviventi. Anche gli stacchi che troviamo all’interno del brano, il primo onirico/lisergico, il secondo ricco di pathos, s’incastrano ottimamente nel tessuto “cinematografico”.

Gli arpeggi iniziali di Margorani e il leggero tocco di Chianura al basso in Marion Crane emanano un’aurea magnetica e malinconica tipica di alcune produzioni dei Radiohead. Anche il lento incedere di Zenoni accentua la sensazione. A seguire una girandola di immagini e ambientazioni: dalle aperture solari e spensierate, vicine a certe soluzioni di Moltheni/Umberto Maria Giardini, alle sonorità scure e “distorte” che portano la mente nuovamente in territori tipici del decennio “d’oro” del prog. Gran brano.

Le prime battute di Uncle dog sono caratterizzate da un’anima oscura in cui richiami della foresta s’intersecano ai suoni diluiti di chitarra e basso (Margorani riprende un frammento di “Squarer for Maud” dei National Health) e all’andamento slow e “minimal-tribale” di Zenoni. Poi la svolta, con i tre musicisti che iniziano un percorso più armonico, dinamico e comunitario, arricchito da “impennate sonore” che conducono alla virata “schizoide” che si ha nella seconda metà del brano, dove una serie di fiati “sfiatati” ci svela l’anima R.I.O. della band.

Falsi incidenti è un contenitore in cui, tra i due segmenti posti ad inizio e fine brano, caratterizzati da vivacità ritmica, rapide tessiture tra i due strumenti a corda e supplementi sintetici, sono racchiusi momenti molto dolci dove Margorani la fa da padrone. Uno spesso velo di dolcezza permea l’atmosfera anche quando le ritmiche tornano in scena e infittiscono il flusso sonoro.

Progetti di grandi città con terrazze. Brano magnetico. Dai primi secondi che vagano tra lo space e lo “spirituale” ai passaggi di chitarre “ronzanti”, attraverso assoli acidi, situazioni cupe, soluzioni di basso e arpeggi di chitarra sempre precisi con una batteria “costantemente sul pezzo”: tutto è costruito ed inserito alla perfezione e trascina nel vortice ipnotico.

Il Side False del vinile si apre con FMS#1 Hawaii 5.0. La partenza “lineare” del brano è fuorviante. Ben presto il trio s’incammina su sentieri arditi, svoltando repentinamente molto spesso (da sottolineare che, non di rado, ognuno intraprende la propria strada “abbandonando” i compagni). Grandi prove per Margorani alla chitarra e Chianura a basso e synth, non da meno le “stravaganze” di Zenoni. È un inno alla sperimentazione e alla libertà esecutiva.

Con FMS#2 Il sogno di FF continua il viaggio verso l’ignoto, nella prima parte caratterizzato da una fisionomia onirica (poi ripreso nel finale), con il lento cullare dei suoni (anche se i ghigni beffardi e i “rumori sinistri” non promettono nulla di buono), poi da una rapida sterzata verso sonorità più canzonatorie (alla The Residents dell’album d’esordio). A seguire non pochi sono i cambi d’umore con i dinamici Margorani e Chianura protagonisti.

Sempre più verso il delirio con l’avvio di FMS#3 Una giornata particolare – ore 18. Le urla strazianti dell’ospite Enrico Salvi emergono dall’inquietudine sonora sottostante. A seguire un cambio repentino, chitarra e basso diventano più carichi ed inquieti (un po’ The Cure, un po’ Diaframma). Fatto salvo alcune variazioni, sarà così sino alla fine.

Il percorso tortuoso che contraddistingue il Side False continua con FMS#4 Una giornata particolare – ore 12. Dopo le prime divagazioni, dal sample vocale al continuo pulsare di basso, dalla chitarra “vibrante” ai giochi ritmici di batteria, è il frippiano Margorani a prendere in mano la situazione, mentre i due compagni costruiscono un’interessante e corposa “base d’appoggio”.

FMS#5 Carla. La dedica ad una figura femminile “scioglie il cuore” dei La1919. Il brano che chiude l’album si apre come una romantica ballata, con l’arpeggio morbido di Margorani e il lento incedere di Chianura e Zenoni. Qualcosa però accade a metà brano: l’armonia e la dolcezza lasciano il passo alla “tristezza”, l’atmosfera diventa più carica e si assiste al “pianto disperato” della chitarra.

Un lavoro ardito ma riuscito, da apprezzare ancor di più per la scelta controcorrente di pubblicare l’album in vinile a tiratura limitata (500 copie numerate).

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