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Mani, Le – Le Mani

Le Mani (2006) Le ManiLE MANI

Le Mani (2006)

BTF/Vinyl Magic

 

Nel 2006 la BTF, “maestra del genere” (insieme alla Mellow Records), recupera e dà alle stampe del materiale inedito riguardante una band poco conosciuta nel panorama progressivo: Le Mani.

Il quintetto milanese, consolidatosi nel corso dei primi anni ’70, vede tra le proprie fila Dario Piana (tastiere), Roberto “Bigwhite” Bianconi (flauto e sax), Maurizio Gazzi (batteria), Mario Orfei (basso) e l’ultimo arrivato in ordine cronologico, ma già con una buona carriera alle spalle, Claudio Fucci (voce e chitarre).

Il materiale che la BTF è riuscita a salvare dall’oblio consiste in quattro brani più uno (Mani è un breve frammento eseguito dal piano, un’idea che, molto probabilmente, si sarebbe sviluppata in seguito). Circa diciotto minuti in tutto, quasi un assaggio delle notevoli potenzialità di questa band. Questi brani furono registrati per la Trident nel 1975 e sarebbero entrati a far parte di un album che, purtroppo, non vide mai la luce a causa della chiusura della stessa etichetta.

Dall’ascolto emerge una doppia anima: una pienamente prog, con notevoli influenze britanniche (soprattutto Emerson, Lake & Palmer), e una più romantica/melodica, con sonorità tipicamente “nostrane”. Escludendo Mani, i quattro brani sembrano esser stati organizzati sul disco secondo la loro “aggressività”, dal più “cattivo” al più “dolce”.

Con queste toccanti parole Claudio Fucci presenta quelli che non sono solamente dei semplici brani suonati da cinque amici, ma dei veri e propri frammenti di vita vissuta: Le Mani rischiavano di essere un bellissimo sogno che all’alba svanisce nella nostra memoria. Resta solo una sensazione, un sapore, ma non ricordiamo niente. La memoria ci tradisce. Ciò che non ha memoria è come se non fosse mai esistito. Tutto il lavoro, le prove, i progetti, nulla… Con questi inediti unici ritrovati, spolverati spazzolati e coccolati, il pericolo è scampato. Non saranno pietre basilari, pietre di paragone e neppure pietre rotolanti ma quando volano colpiscono lo stesso al cuore. Il cuore mio e di Dario ascoltando i vecchi pezzi ha sussultato… e poi ci siamo rimessi a suonare e a scrivere.

Dell’album sono state stampate 666 copie numerate (numero “diabolicamente” singolare).

Tarantella è una breve ma intensa cavalcata. In poco più di tre minuti, soprattutto organo, flauto e batteria, ci mostrano le grandi qualità di questa band. Netti i richiami d’oltremanica (Emerson, Lake & Palmer e Jethro Tull su tutti), ma il tocco personale di Gazzi e soci si legge chiaramente.

Le prime battute de Il palazzo proseguono quanto di buono fatto nel brano precedente, con il solo avvicendamento tra flauto e sax, poi si sviluppa in tutt’altro modo. Al minuto e mezzo entra in scena la morbida e caratteristica voce di Fucci, sorretta da un sottofondo tra il pacato e il malinconico. La fusione tra i due dà un senso d’armonia. A condire questo clima suggestivo c’è il testo beffardo dello stesso Fucci: I mantelli e le croci scintillanti di empietà. / Valletti ubriachi, nobilissime risate / sommergono a stento l’amara realtà / di chi strisciando urlerà. / Bestemmie e preghiere risuonano alte: “Benvenuto Sua Maestà”. / La noia malsana, la violenza, la vita, / la finta allegria, l’invidia nascosta di un’oscena nobiltà / che poggia calzari di seta orientale su chi presto schiaccerà. Più avanti il sax si fa trascinatore e il brano riprende “velocità”, richiamando, a tratti, il segmento d’apertura.  Finale sinfonico, con il flauto di Bianconi sugli scudi.

L’organo in apertura e, poco dopo, la chitarra acustica ritmata e il flauto, ci manifestano fin da subito la briosità di Canto. Anche il canto molto free di Fucci e i cori (un po’ New Trolls, un po’ beat) ci confermano questa sensazione che ci accompagna per tutta la durata del brano.

Il breve frammento Mani è l’embrione di ciò che sarebbe diventato una piacevole creatura. Il solo piano di Piana, dolce e colmo di pathos, crea una piccola scia cui, molto probabilmente, si sarebbero dovuti accodare il resto della band.

La casa del vento.  Piano e voce (molto simile ad Angelo Branduardi in questo caso) creano un’atmosfera molto romantica e sognante. La soave voce di Fucci più avanti è sorretta anche da cori melliflui e si alterna al flauto (suonato da Dario Guidotti). Anche in questo caso Fucci ci regala un gran bel testo, molto poetico: […] Sguardo che si poserà / sui colori cangianti / dell’eternità / liberati nel bianco / si rivelano a me […] Luce convergerà / dalle rughe del tempo / e busserà / alla casa del vento / invecchierò.

Un sentito ringraziamento alla BTF per questo nuovo tassello inserito nel grande mosaico del progressivo italiano.

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