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Hoyle Linda – Pieces Of Me

LINDA HOYLE

Pieces Of Me (1971)

Vertigo

 

Linda Hoyle è nota agli amanti del prog per essere stata, dal 1968 al 1971, la cantante della jazz-rock band inglese degli Affinity. Il suo eclettismo canoro unisce rock, blues, soul e jazz. La sua breve carriera musicale, fatta di scelte non commerciali, è rimasta sconosciuta a molti.

Dopo essersi resa protagonista con gli Affinity, nel 1970, di uno dei più rappresentativi dischi rock inglesi dei primi anni settanta, la Hoyle, nel 1971, lascia la band per dedicarsi alla carriera solista.

Il magico incontro con il tastierista Karl Jenkins (allora membro dei Nucleus, in seguito dei Soft Machine) segna la svolta artistica della Hoyle. I due trascorrono alcuni mesi a scrivere i brani che andranno a formare il suo unico album solista, Pieces Of Me, opera sbalorditiva ma sfortunatamente poco conosciuta.

Per la realizzazione dell’album Jenkins (piano, piano elettrico, oboe) affiancherà alla straordinaria voce dell’ex cantante degli Affinity altri membri dei Nucleus: Chris Spedding (chitarra), John Marshall (batteria, percussioni), Jeff Clyne (basso). Il disco è una piccola perla di musica femminista e una delle più rare pubblicazioni del catalogo Vertigo.

Si parte alla grande con Backlash Blues, inno politico di Nina Simone, magistralmente interpretato dalla Hoyle con grande sensualità nella prima parte e rabbia nel finale. A contrappuntare la splendida voce della Hoyle vi è dapprima la nervosa e violenta slide di Spedding, e, a seguire, l’intera band lanciata in un infuocato blues.

Jenkins, coautore dei brani, rinuncia volutamente alla componente sperimentale dei Nucleus per favorire una maggiore varietà espressiva volta ad esaltare la versatile voce della Hoyle. Nell’album, infatti, si alternano brani più leggeri e vivaci, in cui risaltano le tonalità più acute della voce della Hoyle, a composizioni più energiche, in cui la cantante inglese dimostra di essere all’altezza delle migliori jazz singer afroamericane.

Già in Paper Tulips la Hoyle dà prova del suo immenso talento: mentre Marshall accarezza i piatti, Jenkins si divide tra piano e oboe, Spedding e Clyne contribuiscono a creare una delicatissima atmosfera jazz, la cantante si lancia in un sottilissimo ed etereo canto che raggiunge vertici di grande emotività.

Con la breve Black Crow si ritorna alle iniziali ambientazioni blues, qui venate di funky, con una Hoyle sempre più concreta e decisa, e una band “elastica” come la musica che riesce a creare. Nemmeno il tempo di riprendere fiato e già ci si ritrova ammaliati dall’incredibile vocalità di Linda nella romantica For My Darling, con tanto di orchestra classica a seguito.

A squassare gli animi arriva Pieces Of Me, che, come un fulmine a ciel sereno, irrompe con inaspettata violenza. Mai ci si sarebbe aspettati una Linda così grintosa e rabbiosa, pronta a far luce nella sua vita e a gettar via pezzi di sé. Le urla furiose della Hoyle, scandite dai ritmi sincopati di Marshall, sono ulteriormente aggravate dalla distorta e sgraziata chitarra di Spedding, a tratti “insopportabile”.

A metà opera la Hoyle ci propone la sua personale versione di Lonely Women, lamento di solitudine di Laura Nyro. Un blues per soli voce e piano che lascia increduli per la smisurata raffinatezza.

Non manca la dedica a un’icona del femminismo, Valerie Solanas, la donna che attentò alla vita di Andy Warhol. Hymn To Valerie Solanas è un variegato mix stilistico caratterizzato da continui stop and go, dal piano di Jenkins e, ancora una volta, da un’impressionante Linda, qui più sensuale che mai.

Con The Ballad Of Marty Mole si torna nuovamente ad atmosfere delicate ed eteree. Minimale l’accompagnamento al piano elettrico di Jenkins, leggerissimi il drumming di Marshall e gli arpeggi di Spedding, da brividi la Hoyle. Journey’s End riporta ritmo e coralità, con sonorità elettriche che mutano nuovamente il clima attraverso soluzioni solenni e trionfali.

Morning For One, un po’ come For My Darling, ripropone la formula “voce/orchestra classica” e nuovamente si resta conquistati dal seducente canto di Linda.

Barrel House Music chiude l’album così come era iniziato, con una rivisitazione personale del brano blues di Mildred Bailey. La voce della Hoyle duetta col piano di Colin Purbrook, ospite in questo brano, in un’atmosfera sfacciatamente anni ’30. Dedicategli un ascolto e non ve ne pentirete!

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