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Lorø – Lorø

Loro (2015) LoroLORØ

Lorø (2015)

Red Sound Records / DIO))) DRONE / In The Bottle Records / Icore Produzioni / Cave Canem

Lorø è il nome del temibilissimo trio strumentale composto dai padovani Mattia “Mat” Bonafini (synth, basso), Alessandro “Boniz” Bonini (batteria), Riccardo “Cikas” Zulato (chitarra). I tre vantano esperienze formative di tutto rispetto che li hanno visti incrociare più volte i loro destini, affinare l’intesa e dar vita ad un originalissimo sound che fonde rock strumentale, math rock, noise, progressive, jazz, metal, sludge, trip hop e molto altro ancora. Con l’omonimo album di debutto la band cristallizza in una sorta di istantanea la sua complessa estetica sonora. Registrato dal guru del math rock italiano Enrico Baraldi e co-prodotto da ben cinque etichette, Lorø viene dato alle stampe il 4 aprile 2015.

Nella scomposta ritmica di matrice crimsoniana, nelle abrasioni chitarristiche e nelle acide torture noise del synth che strutturano Pollock si materializza, goccia dopo goccia, il rituale sciamanico di “Jack the Dripper”. Complesse trame cromatiche, bordate soniche e riff matematici si riversano come un inarrestabile dripping sonoro su una tela che accoglie la materia prima di cui si compone l’intero album.

La formula si ripete nei reiterati assalti corrosivi di Thaila, traccia ossessiva permeata da una sfiancante tensione claustrofobica, per poi allentare la morsa e perdersi in brevi ma intense pause atmosferiche, all’interno delle quali le spire generate dal synth disegnano arabeschi psichedelici che sconfinano nelle crepuscolari lande post-rock.

La sfrenata fuga iniziale di A Trick Named God lascia presto spazio a fratturati passaggi ritmici e riff sabbathiani che, nei successivi sviluppi, aprono alle rapidissime sfuriate del synth per poi riprendere in mano le sorti del brano e spingerlo in un oscuro e denso vortice sludge. Le pesanti stratificazioni sonore si assottigliano nell’inquietante coda rumoristica finale, sommerse da clangori metallici, scrosci improvvisi e riverberi angoscianti.

In High Five, la marcata andatura ritmica dettata da Boniz e i riff scanditi da Cikas non impediscono al morbido synth di Mat di dar vita ad un curioso parallelo tra il caldo jazz rock di scuola canterburyana e il più oscuro noise rock contemporaneo.

La ciclica e (a tratti) ipnotica Ø altro non è che un’invasione in territorio rumorista perpetrata a danno di imprecisati utensili metallici. L’architettura del brano poggia su tremori krauti che, propagandosi all’infinito, assumono connotati mistici tali da rievocare le liturgie industriali degli Einstürzende Neubauten più espressionisti.

In At Mortem emerge la vena electro dei Lorø, pesantemente trasfigurata da ritmi pachidermici e riff matematici. Le sognanti melodie del synth e i liquidi arpeggi della chitarra provano ad aprire varchi psichedelici puntualmente stroncati dal brutale irrompere di suoni grevi, abrasivi e tormentati.

Clown’s Love Ritual non sfigurerebbe affatto come soundtrack di un horror movie dai risvolti splatter. L’ambigua figura del clown, entrata ormai nell’immaginario collettivo nella sua accezione più oscura e terrificante, si materializza nella sbilenca e minacciosa marcetta circense da freak show per consumare il suo “matematico” rituale d’amore.

Faster, Louder & Better ha nel titolo la sua chiave di lettura: una veloce e potente corsa che si avvita ininterrottamente su se stessa con fare ossessivo, spigoloso ed abrasivo.

Il copione si ripete nella conclusiva To Whom It May Concern, traccia che conferma l’originalissima cifra stilistica dei Lorø qui sintetizzata in un compendio che ne esalta le infinite sfumature (metal, noise, math, electro, krauto-motoristiche, ecc.).

Una menzione speciale merita il singolare packaging dell’album, confezionato con lastrine di poliacrilato e polipropilene tagliate, serigrafate e assemblate a mano. Al loro interno una bustina con CD e un pieghevole, sempre realizzati artigianalmente, impreziositi dalle illustrazioni di Riccardo Zulato. La tiratura limitata a 300 copie, sottolineata dalla numerazione a matita sul retro della bustina contenente il CD, rende l’opera una vera chicca per i collezionisti.

“L’artista moderno lavora per esprimere un mondo interiore; in altri termini: esprime il movimento, l’energia e altre forze interiori.” – Jackson Pollock

Per maggiori info: www.sonoloro.com | facebook

Per ascoltare l’album: bandcamp

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