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Master Experience – Billions of Grains

Master Experience (2012) Billions of GrainsMASTER EXPERIENCE

Billions of Grains (2012)

Autoprodotto / Ma.Ra.Cash Records

Questo dei Master Experience è un progetto alquanto insolito: nato a Reggio Emilia nel lontano 1994, cresciuto sotto l’influenza dei grandi nomi  della scena prog metal internazionale (Fates Warning e OSI su tutti), è giunto al suo debutto discografico solo nel 2012, con la pubblicazione di Billions of Grains. Una maturazione lenta ma costante quella dei Master Experience, raggiunta soprattutto grazie all’incessante attività live che negli anni li ha visti calcare gli stessi palcoscenici delle loro amate band. Il progressive rock e l’heavy metal prima, le contaminazioni elettroniche poi, rappresentano un po’ l’humus di cui si nutre la band, che ovviamente non disdegna aperture melodiche.

Gli artefici di Billions of Grains sono: Matteo Beneventi (voce), Luca Margini (chitarra, programming), Matteo Catellani (synth, theremin, programming), Marco Bonetti (basso) e Demis Castellari (batteria). Quest’ultimo, dal 2012, ad album terminato e dopo dieci anni di militanza nel gruppo, lascia il posto ad Alessandro Casolaro.

Billions of Grains è una sorta di concept album incentrato su temi critici quali: la mistificazione della realtà, la disinformazione, l’azione lobotomizzante dei mass media, il controllo della mente, la “disconnessione” cerebrale e molto altro. Quello delineato nel concept è uno scenario futuristico distopico, oscuro ed angosciante, nel quale ogni singolo individuo si avvia verso un percorso fatto di solitudine e persistente alienazione. I temi avveniristici delle liriche di Beneventi trovano conferma nell’esplicativo artwork di Michele Casolaro, che si affida ad un freddo e misterioso codice binario in stile Matrix e ad immagini in apparenza normali che, se osservate attentamente, nascondono particolari contraddittori, divergenti (il container mancante, l’auto in contromano, il girasole girato, il prete che porge le spalle ai fedeli islamici, il tratto di segnaletica orizzontale disallineato).

Un album dal mood oscuro, malinconico ed introspettivo, dunque, Billions of Grains, che sembra rifarsi nelle tematiche e nella struttura all’ottimo “Disconnected” dei Fates Warning. Anche ai meno attenti, infatti, non saranno sfuggiti il numero e l’ordine dei brani: sette in tutto, tra i quali spiccano le due parti di October che fungono da intro ed outro. Apre October part 1 – Another Day Has Gone, brevissima introduzione contrassegnata da atmosfere sideree, pulsazioni elettroniche e rumori industriali che delineano scenari futuristici tetri e inquietanti.

Con The Shout i Master Experience propongono la giusta combinazione tra classiche soluzioni prog metal e immancabili aperture melodiche, mostrando di aver ben compreso la lezione di Fates Warning, OSI e Queensrÿche. La complessa trama sonora intessuta da Margini, Catellani e Bonetti, scandita da tempi dispari, alterna parentesi soffuse, sorrette dall’elettronica, a momenti più marcati di puro heavy prog. Alla gelida e sintetica spirale avviata da Catellani ribattono i sostenuti riff di Margini. L’eclettica voce di Beneventi, che ben si adatta alle altalenanti variazioni umorali delle parti strumentali, mostra una maturità che non viene scalfita nemmeno dalla sua manifesta ascendenza alderiana.

Con Mind Control i toni si attenuano, anche se un’inquietudine latente continua a serpeggiare tra le cupe spire del basso di Bonetti e i nervosi accordi di Catellani. Alcuni passaggi corali risentono l’influenza degli ultimi Porcupine Tree, mentre la liquida chitarra di Margini ci traghetta verso lidi floydiani. Nel momento in cui tutto sembra volgere ad un finale dilatato e sereno ecco che il canto di Beneventi si fa più acuto e potente, dando di fatto inizio al breve ma impetuoso assalto finale.

Multitude of Solitude è il brano che per natura si candida a rappresentare l’intero concept: costretti dalle catene di una vita frenetica e ripetitiva, tutti viviamo soli tra molti come miliardi di granelli di sabbia trascinati da un vento gelido sulle dune di un deserto. L’influenza dei Porcupine Tree di “Fear of a Blank Planet” diventa qui ancor più evidente nei riffoni wilsoniani di Margini, nel morbido basso di Bonetti, nei suoni sinistri e angoscianti di Catellani e nel vivace drumming di Castellari. A momenti delicati e lirici si alternano passaggi più serrati di chiara matrice prog metal.

The Audience si muove velocemente tra repentini cambi ritmici e ricercate soluzioni strumentali, delineando un originale hard prog fatto di possenti riff e oscure incursioni elettroniche. Le ricche sfumature vocali di Beneventi accentuano i duri moniti contenuti nel testo, una lucida critica alla cultura dell’immagine e al mondo della comunicazione.

La strumentale Mass Destruction conferma la cifra stilistica della band emiliana, continuamente sottesa tra passaggi strumentali calibrati e improvvise deflagrazioni prog metal. In questo caso, però, alle iniziali aperture sinfoniche di Catellani seguono gli scanditi riff di Margini, protagonista anche di una splendida parentesi arpeggiata che di fatto dà il via alla movimentata sezione conclusiva.

Chiude l’album October part 2 – I Return, traccia che per gran parte si affida a melodie malinconiche e a soluzioni sonore che confermano la passione viscerale di Beneventi e compagni per i Fates Warning.

Nel complesso Billions of Grains è un lavoro interessante, curato nei minimi dettagli, con tematiche importanti e scelte musicali (insolite per il panorama italiano) che lasciano ben sperare.

Per maggiori info: www.facebook.com/MasterExperience

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