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Merging Cluster – Merging Cluster (EP)

Merging Cluster (2014) Merging ClusterMERGING CLUSTER

Merging Cluster (EP, 2014)

Autoprodotto

Il 24 ottobre 2014 i Merging Cluster pubblicano il loro primo EP omonimo ed autoprodotto. L’opera della band fiorentina, dalle influenze alternative, psichedeliche e progressive, contiene quattro lunghi brani per una durata complessiva di circa 34 minuti. Registrato e mixato presso il Banshee Studio di Firenze da Fabio Cenni, con successivo mastering presso il White Sound Studio di Tommaso Bianchi, l’EP vede impegnati: Gabriele Marconcini (voce), Gianfilippo Innocenti (chitarre), Emiliano Galli (tastiere), Roberto Manzani (basso) e Marco Casalini (batteria).

Fin dall’artwork, curato da Deborah Provenzani, si evidenziano numerose affinità con l’immaginario malinconico, decadente e vintage di Lasse Hoile (fotografo, grafico e regista danese noto per la stretta collaborazione con Steven Wilson e i suoi progetti Porcupine Tree e Blackfield) e con le tipiche ambientazioni surreali di Storm Thorgerson. Un elemento non secondario, quello iconografico, perché capace di veicolare attraverso le immagini il percorso musicale della band.

Ad aprire l’EP è The shadow line. Ricordi d’infanzia sempre più distanti ed evanescenti si infrangono al passaggio dell’oscura linea d’ombra che segna il confine con la raggiunta maturità. Se negli arpeggi circolari di Innocenti si delinea un’atmosfera venata di malinconia – che presto assume toni lirici e struggenti – nel “moderno” utilizzo delle tastiere e nelle ricercate incursioni elettroniche, Galli dimostra di aver bene assimilato la lezione dell’illustre Richard Barbieri. La continua alternanza ritmica crea una gradevole scansione tra le parentesi melodiche, guidate dalla drammatica performance vocale di Marconcini e sorrette dal romantico piano di Galli, e deflagrazioni sonore che vedono protagonisti la chitarra di Innocenti (i cui riff scanditi rimandano a “Fear of a Blank Planet”) e l’ottimo lavoro ritmico della coppia Manzani/Casalini. Lo stile barbieriano di Galli riesce ad amalgamare, lungo tutto il brano, le soluzioni sinfoniche delle tastiere con le melodie romantiche del piano e le svisate hard prog dell’organo, lasciando ai compagni le più dure incombenze prog metal.

Peak of ephemeral light si muove con andatura suadente sui classici dettami neoprogressive dei Marillion. Gli episodi più lampanti sono sicuramente l’approccio teatrale, enfatico di Marconcini, nei cui saliscendi vocali si avvertono chiare sfumature à la Fish, e la chitarra rotheryana di Innocenti. Proprio nel momento in cui il brano sembra destinato a sfumare in un appassionato finale romantico, ecco risuonare le parole di Michael Wiesmeier, il quale, con tono calmo ma deciso, rivela l’enorme equivoco che circonda l’effimera (e tutt’altro che eterna) vita umana. Lo strappo si è ormai consumato, aprendo di fatto una breve ma efficace coda prog metal nella quale fanno capolino tanto Wilson e i suoi progetti, quanto Åkerfeldt & Co.

Con Subjective doubles syndrome il richiamo ai Marillion (quelli dark di “Fugazi“) si fa ancora più marcato: l’influenza di Fish spinge Marconcini ad assumere toni sempre più drammatici, espressivi e dualistici (“Assassing” docet!); nel mentre Innocenti si dedica a raffinati ricami chitarristici che trasudano nera inquietudine, come il più oscuro copione marillioniano impone. Inizialmente anche gli atmosferici tappeti di Galli sembrano uniformarsi a questo trend, ma con l’evolversi del brano prendono il sopravvento soluzioni prog metal che chiamano in causa Fates Warning e OSI. In questa incessante altalena emotiva si consuma una vera e propria “crisi di identità”, sottolineata dai numerosi cambi ritmici di Casalini e dal caldo e continuo flusso di Manzani.

Chiude l’EP Gift Undeserved, traccia delicata e malinconica caratterizzata da melodie incantevoli e dilatate. La chitarra liquida conferisce al brano un mood floydiano, enfatizzato dalle tastiere sideree e dal piano romantico. L’incedere lento, il testo intimistico, le soluzioni elettroacustiche e le aperture psichedeliche delineano l’animo crepuscolare dei Merging Cluster, riallacciandosi in qualche modo agli scenari nostalgici abbozzati nell’opener. A tracciare la rotta più credibile ed originale, paradossalmente, sembrano essere proprio i brani di apertura e chiusura, i quali, pur non discostandosi dai classici stilemi neoprogressivi, si fanno apprezzare per maggiore eleganza compositiva e modernità stilistica.

Con tutte le limitazioni che un’autoproduzione comporta, l’EP presenta basi solide sulle quali la band fiorentina sicuramente riuscirà a costruire interessanti e ambiziosi sviluppi.

Per maggiori info: www.mergingcluster.com | facebook



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