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“Migration” – La genesi dell’ultimo lavoro del progetto Oniric

oniric-migration-making-of-hamelinprogL’idea dell’album Migration risale alla mia infanzia. Da bambino spesso inventavo storie per passare il tempo. Ispirato da storie epiche come Guerre Stellari e Dune, immaginavo flotte di astronavi che si spostavano tra le galassie. Questa passione è sempre rimasta viva in me.

Nel dicembre 2013, completata l’epopea dell’album Gaia, ho deciso di intraprendere il “viaggio” di Migration, forte dell’esperienza acquisita tramite l’ultimo concept album, e di affinare le mie tecniche espositive a livello musicale. Ben conscio dei miei limiti, non mi sono lasciato scoraggiare dall’odissea di lavoro che l’album avrebbe richiesto, ma mi sono fatto forza tramite le mie ambizioni personali e le mie ispirazioni.

Parlando di ispirazione, tra le scintille che hanno riacceso il fuoco della fantascienza, le più influenti sono state la storia interattiva di Mass Effect e il telefilm Battlestar Galactica. Tuttavia nell’album vi sono anche forti richiami al comic di Nathan Never, che da piccolo leggevo spesso, ed al film Interstellar. L’album fa inoltre ampio utilizzo di effetti sonori resi disponibili dalla NASA e, come omaggio finale, propone il suono di due buchi neri che si scontrano, così interpretato dagli scienziati dell’interferometro Ligo, in occasione della scoperta delle onde gravitazionali.

Come spesso accade per i miei album, le prime canzoni non sono state premeditate seguendo un concetto preciso, una timeline predefinita o una trama di sorta. Sono state scritte di getto, pensando ai concetti chiave dell’album: l’esplorazione e l’essere sociale. Perciò da qui sono nate le canzoni “Not to the moon” e “Space debris”: due momenti chiave dell’album.

Tirare in ballo concetti come la trasmigrazione delle anime, la distorsione del tessuto spaziotemporale, il viaggio interstellare e così via è difficile a livello tecnico. Ho quindi preferito “tenermi alto” senza scendere troppo nello specifico del come; altrimenti avrei dovuto comporre almeno altri 3 album per approfondire ciascun concetto. D’altro canto, se si pensa alla totale assenza dell’elemento visivo, troppa narrativa in ambito scientifico avrebbe certamente sortito un effetto piuttosto negativo su chi ascolta.

Il concetto che mi premeva far passare è quello della separazione tra gruppi di persone dovuta a ideologie o strategie diverse. Questa separazione può aiutare nella ricerca perché fornisce più alternative, ma alla fine bisogna raggiungere assieme l’obiettivo finale. Il mondo della scienza è molto diverso da quello, ad esempio, della politica. Lo scienziato propone una tesi ma non fa propaganda ed è pronto ad accettare altre tesi diverse, purché convalidate appropriatamente. Si hanno quindi più punti di vista diversi che potrebbero sembrare disarmonici ma che in realtà “danzano” attorno l’unico fine ultimo: comprendere l’universo. Da questa idea ho estratto la canzone conclusiva dell’album.

In qualità di tributo alla scienza, Migration è costellato di effetti sonori presi dalla NASA e da Ligo e Virgo, due interferometri che, in una collaborazione decennale di centinaia di scienziati e personale specializzato, hanno captato ed analizzato le onde gravitazionali, 100 anni dopo che Einstein le aveva teorizzate. ell’ottobre del 2015 ho seguito la mia compagna a Pisa, dove abbiamo visitato l’interferometro. Pur essendo all’oscuro del fatto che stessero già analizzando i dati captati da Ligo in America, l’esperienza è stata ugualmente affascinante ed ha rappresentato il collante dell’album.

Migration trae ispirazione da vari artisti che ho ascoltato e che mi hanno catturato. Tra i primi gli Sparks, i Genesis, gli Yes, i Van Der graaf Generator. Migration non è certamente una vetrina di virtuosismo, ma ho comunque tentato di espandere il range esecutivo per quanto possibile e mi sono soprattutto dedicato alla composizione delle canzoni, dando un po’ meno spazio alla eccentricità dei vecchi album e incanalando il genere in un ambiente forse un po’ meno sperimentale, ma più omogeneo.

Migration non è scevro di errori e, come ogni artista che si rispetti, riascoltandolo mi rendo conto di molti aspetti che avrei potuto gestire meglio. Ma tutto sommato mi ritengo molto soddisfatto del lavoro eseguito. Tuttavia l’album marca anche una transizione ad una fase della mia vita che sarà forse più contemplativa e meno compositiva. Dato che questa è la mia ottava opera, dato il poco tempo a disposizione e la scarsa ricezione da parte del pubblico, ho deciso di prendermi un anno o forse più di riflessione. Nel futuro…chissà.

Walter Bosello (Oniric), giugno 2016

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