Home / Artisti e gruppi / Museo Rosenbach

Museo Rosenbach

Museo Rosenbach

Alla fine degli anni sessanta la fusione di due gruppi provenienti dalla zona di Sanremo, Il Sistema e  La Quinta Strada, porta alla formazione di una nuova band inizialmente chiamata Inaugurazione del Museo Rosenbach (dal cognome di un editore tedesco traducibile in “ruscello di rose”, scelto da Alberto Moreno, l’intellettuale del gruppo). Inizialmente la band si dedica alla riproposizione di brani di Jimi Hendrix, The Kinks, The Animals, Steppenwolf, Otis Redding e Wilson Pickett.

Nel 1972 la band composta da: Pit Corradi (Hammond, Mellotron, vibrafono, piano, Farfisa), Stefano “Lupo” Galifi (voce), Giancarlo Golzi (batteria, percussioni), Enzo Merogno (chitarra, voce) e Alberto Moreno (basso), con il nome contratto in Museo Rosenbach, viene contattata da Angelo Vaggi della Dischi Ricordi, che stava lanciando numerosi gruppi progressive (Banco del Mutuo Soccorso, Reale Accademia di Musica, ecc.), con la quale la band firma un contratto. In quel periodo il gruppo aveva già composto il materiale per “Zarathustra”, album che viene pubblicato dalla Dischi Ricordi nel 1973. L’album, ottimo esempio di rock sinfonico, è una delle pietre miliari del progressive italiano. L’opera è interamente un lavoro di Moreno, con i testi a tema (secondo i canoni del concept album) nati da una sua ricerca filologica e tradotti in liriche dal paroliere Mauro La Luce.

Nonostante l’impegno della Dischi Ricordi l’album si rivela un insuccesso commerciale, soprattutto a causa dell’errata valenza politica che gli viene attribuita: la copertina dell’album, concepita da Cesare Monti (grafico della casa discografica) e realizzata in collaborazione con la compagna Wanda Spinello, raffigura un inquietante volto umano, realizzato con la tecnica del collage, su un fondo nero. Tra i vari oggetti inseriti nel collage compare anche un mezzo busto di Mussolini, mentre sul retro copertina figura un braccio con tanto di laccio emostatico e siringa infilata in vena. L’orientamento progressive italiano del tempo, che vedeva la maggior parte dei gruppi dichiaratamente schierata a sinistra, non favorì la promozione del disco. È proprio per tentare di uscire da questa uniformità un po’ conformista che si era fatta quella scelta: il gruppo era stato vittima della sua stessa provocazione. Si aggiunga poi che il tema dell’album ruota attorno all’opera “Così parlò Zarathustra” del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, generalmente frainteso come ispiratore di ideologie totalitarie. A poco valsero le smentite della Dischi Ricordi e degli stessi membri del gruppo, superficialmente tacciati di fascismo, il Museo Rosenbach viene marginalizzato dai contesti musicali dell’epoca, e censurato persino dalla Rai. Il gruppo riesce a partecipare al Festival di Musica d’Avanguardia e di Nuove Tendenze di Napoli, ma poco dopo finisce per sciogliersi.

Nel 1975 il batterista Giancarlo Golzi entra nei Matia Bazar con i quali riscuote un grande successo commerciale.

All’inizio degli anni novanta la Mellow Records, etichetta specializzata nel revival del genere progressive, ripubblica “Zarathustra” e realizza altri due CD, con registrazioni dal vivo dei primi anni e brani inediti. Nello stesso periodo il bassista e fondatore del Museo Rosenbach, Alberto Moreno, propone a Giancarlo Golzi un nuovo lavoro, costituito da materiale completamente inedito. Merogno, Corradi e Galifi non aderiscono a questa iniziativa. Nel 2000, con Marco Balbo (chitarra), Marioluca Bariona (tastiere) e Andrea Biancheri (voce), il gruppo produce “Exit”, un concept album particolare in cui si raccontano episodi apparentemente isolati, momenti personali di un’esistenza non epica come quella di “Zarathustra” ma quotidiana, vissuta da un uomo qualunque.

Nel 2002 la band accetta la proposta della rivista finlandese “Colossus” (diretta da Marco Bernard) di partecipare alla traduzione in musica rock del poema nordico “Kalevala”. Con la stessa formazione di “Exit” e l’aggiunta di Andrea Pavan (basso), compone la breve suite “Fiore di Vendetta” in cui si racconta una cupa vicenda di guerra tra fratelli.

Nel 2012 Moreno e Golzi decidono di far risuonare di nuovo on stage il mondo di “Zarathustra” e si rivolgono quindi a Stefano “Lupo” Galifi, il cantante storico del Museo Rosenbach. La formazione subisce un’altra trasformazione: nuovi musicisti arricchiscono il gruppo originale per rendere in concerto le stesse suggestioni evocate nell’album del 1973. Le chitarre diventano due e sono affidate a Max Borelli e a Sandro Libra, che esprimono con le loro personalità le sfumature e gli intrecci della partitura; alle tastiere c’è Fabio Meggetto che accompagna una solida capacità interpretativa con una competente elaborazione dei suoni vintage. Moreno decide di completare la sezione tastiere con interventi di Mellotron e sintetizzatore per lasciare il ruolo di bassista ad Andy Senis che, oltre ad essere un eccellente strumentista, permette alla band di esplorare nuove possibilità vocali. Durante la preparazione del concerto si decide di valorizzare i tre brani che nel vinile erano il lato B per sottolineare, con un crescendo dinamico ed emotivo, le caratteristiche più apprezzate della lunga suite. Le composizioni del 1973 vengono rese fedelmente ma appare evidente la necessità di interpretare in modo “progressivo” il materiale originale dando spazio ai contributi creativi dei nuovi elementi. La band sente la necessità di fissare questo momento e realizza, nell’ottobre 2012 , l’album “Zarathustra Live in Studio”.

Nell’aprile del 2013, inoltre, viene pubblicato “Barbarica”, un nuovo lavoro prodotto dall’etichetta Immaginifica, mentre il 4 marzo del 2014 viene pubblicato “Live in Tokyo”, live album registrato in occasione del concerto al Club Città di Kawasaki-Tokyo.

Il 12 agosto 2015 Giancarlo Golzi, batterista e fondatore del gruppo, muore a causa di un infarto nella sua villa di Bordighera.

Per maggiori info: Museo Rosenbach | Facebook

Formazione attuale:

Alberto Moreno: tastiere, basso

Stefano “Lupo” Galifi: voce

Andy Senis: basso, voce

Fabio Meggetto: tastiere

Max Borelli: chitarra

Sandro Libra: chitarra

Ex membri:

Giancarlo Golzi: batteria (1972-2015)

Pit Corradi: tastiere

Discografia:

1973 – Zarathustra (Dischi Ricordi)

1992 – Live ’72 (Mellow Records)

1992 – Rare and Unreleased (Mellow Records)

2000 – Exit (Carisch)

2012 – Zarathustra Live in Studio (Immaginifica)

2013 – Barbarica (Immaginifica/Aereostella)

2014 – Live in Tokyo (Immaginifica/Aereostella)

Fotogallery

  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach
  • Museo Rosenbach

Check Also

Ancient Veil

Ancient Veil

Dopo aver fondato gli Eris Pluvia nel 1985 e averli lasciati nel 1992 dopo la …

4 comments

  1. Barbarica è un disco eccellente, perfettamente collocato nella realtà e, al contempo, fedelmente progressive italiano, come solo il Museo e qualcun altro seppero fare. E’ un capolavoro di equilibrio: in continuità con Zarathustra, pur suonando completamente nuovo.
    Volendo trovare una pecca, la produzione: chitarre spesso troppo “impastate” in un “muro del suono” alla Phil Spector, dal quale persino le tastiere a tratti faticano ad emergere.

  2. Ciao Enrico! Beh, come non condividere le tue parole… il Museo è senza dubbio un gruppo importante della scena progressiva italiana (storica, ma anche contemporanea!). “Barbarica” ha un impianto tematico forte e molto attuale, legato al difficile rapporto tra l’uomo e la natura. Noi di HamelinProg ne abbiamo segnalato la pubblicazione, ma non ci siamo ancora dedicati all’analisi dell’opera (ci promettiamo di farlo il prima possibile! 😉 )

  3. Ciao a tutti…ho assistito al concerto del Museo il 29 Dicembre 2013 a Bordighera, essendo anche abitante di codesta cittadina, e devo dire che riascoltare Zarathustra live fa un certo effetto!!!!…Gian Carlo, il batterista, si vede che non ha mai smesso di suonare e forse si diverte più col Museo che con i Bazar…il cantante, “Lupo”, secondo la mia opinione canta meglio adesso che quando era giovane…la seconda tastiera e dell’uomo che ha scritto le “liriche”, Alberto Moreno, all’epoca suonava il basso…i suoi ri-arrangiamenti sono moolto “moderni” rispetto all’originale….il resto della band è ben amalgamato, tutti giovani che conoscono bene il prog anni 70…su Barbarica posso dire che i pezzi ascoltati sono tutti di buon livello….belli i testi e le musiche…un pezzo, nn ricordo il nome, inizia con due percussioni, più GCarlo, e crea subito un’atmosfera di notevole impatto….alla fine, la serata era a scopo benefico, il risultato é stato grandioso per tutti…il pubblico si è divertito e non soltanto per “nostalgia”, sala piena(sala che vide numerosi artisti di livello..Banco..Sorrenti…Rovescio..etc etc), il gruppo promette cose interessanti(concerto in Messico..) e il “raccolto” benefico destinato ad un centro in Africa e stato cospicuo…Ciao Taz

  4. Ciao Orazio! Beh, che dire… questo tuo dettagliato appunto sul Museo ci piace molto. Le tue parole trasmettono energia e passione. Ti ringraziamo per aver condiviso con noi questa tua interessante esperienza. Alla prossima! 😉

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *