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Nosound – Afterthoughts

Nosound (2013) AfterthoughtsNOSOUND

Afterthoughts (2013)

Kscope

Come anticipato lo scorso novembre, in occasione della pubblicazione dell’EP “At The Pier“, il 6 maggio i Nosound pubblicano il loro quarto album in studio, Afterthoughts. Una prima anticipazione sul nuovo corso della band si era avuta con i tre brani del precedente EP, che di fatto segnava il ritorno dei Nosound in studio dopo l’importante operazione di restyling affrontata durante il 2012.

Giancarlo Erra (voce, chitarra, synth), anima del progetto, ha infatti ridisegnato i Nosound partendo da due punti fermi, Alessandro Luci (basso, contrabbasso elettrico) e Paolo Vigliarolo (chitarra acustica, chitarra elettrica), completando l’organico con gli innesti di Marco Berni (tastiere, cori) e Giulio Caneponi (batteria, percussioni) e avvalendosi delle preziosissime collaborazioni di Marianne de Chastelaine (violoncello) e dello straordinario Chris Maitland (batteria, ex membro di Porcupine Tree, Blackfield e Kino).

Afterthoughts arriva al momento giusto per i Nosound, decretando la definitiva ascesa di Erra e compagni al gotha della scena musicale progressiva contemporanea, confermata anche dal crescente interesse dell’etichetta inglese Kscope (Steven Wilson, Porcupine Tree, Anathema, Blackfield, Anekdoten, The Pineapple Thief, ecc.) e dall’invidiabile considerazione guadagnata a livello internazionale.

Afterthoughts  si compone di nove brani, due dei quali (Two Monkeys e The Anger Song) già proposti in “At The Pier“. L’album è aperto dagli otto minuti scarsi di In My Fears, brano che funge da ideale collegamento tra i classici suoni della band e le nuove soluzioni adottate dall’attuale formula. Post-prog è l’etichetta con la quale da tempo si cerca di catalogare la raffinata musica dei Nosound. Delicati arpeggi di chitarra e malinconici accordi di piano danno vita ad un’atmosfera rarefatta nella quale riecheggia l’evanescente e stratificata voce di Erra, assistita dall’emozionante violoncello della de Chastelaine e da una sezione ritmica misurata ed elegante.

I Miss The Ground segna un decisivo passo avanti verso sonorità più marcate e dirette. La struttura ritmica è assai più in evidenza, merito anche della partecipazione di Maitland e dell’ottimo lavoro di Luci al basso. Sono però le soluzioni chitarristiche a prevalere: tremolanti e liquide, ma anche taglienti e penetranti, come del resto il background wilsoniano di Erra e soci impone.

Con Two Monkeys pianoforte e tastiere tornano nuovamente padroni della scena. Rispetto alla versione presente in “At The Pier” manca qui il violoncello della de Chastelaine, che contribuiva pesantemente a rendere le atmosfere più crepuscolari e malinconiche. La riduzione all’essenziale però non inficia il valore del pezzo, nel quale godono di maggior risalto il contrabbasso elettrico di Luci, le tastiere di Berni e il delicato canto di Erra.

Più serrato The Anger Song, brano dal taglio ritmico decisamente più rock. La caratteristica voce effettata ed acquatica di Erra ricorda nelle aperture gli echi plantiani di “No Quarter”. I suoni si inaspriscono e stavolta sono le chitarre a prevalere sulle tastiere, con soluzioni che fondono meravigliosamente le asperità di Fripp e le dissonanze di Wilson. La sezione ritmica, grazie soprattutto al potente e vivace contributo di Maitland, conferisce al brano affinità sonore con i Porcupine Tree di “Stupid Dream”.

Le note circolari del piano, un impercettibile arpeggio di chitarra e le linee malinconiche del violoncello segnano l’inizio di Encounter, mentre secchi colpi al rullante e alla cassa scandiscono un tempo dilatato e dolente. Una coltre di poetica nostalgia ammanta la voce di Erra, solo in parte consolata dalle più luminose aperture di piano e tastiere.

Sulle stesse coordinate si muove la successiva She, che, grazie all’apporto corale di tutti i musicisti, si sviluppa in un continuo crescendo emozionale, fino alla raffinatissima deflagrazione finale (nemmeno gli eccellenti Mogwai sono arrivati a tanto!). Alla de Chastelaine il merito di riuscire a dettare la crescita graduale del brano, anche se non si può non menzionare il decisivo contributo della sezione ritmica, delle chitarre e anche delle tastiere.

L’arpeggio all’acustica di Vigliarolo dà corpo a Wherever You Are, brano sorretto dal violoncello, che come sempre contribuisce a dilatare le trame sonore, e dalle tastiere e dal piano, che invece agiscono a livello subliminale. Come per il brano precedente, anche Wherever You Are sfoggia una ritmica più marcata e decisa, che contraddistingue in parte il nuovo percorso imboccato dall’attuale formazione.

Con i suoi otto minuti abbondanti Paralysed è il brano più lungo e articolato dell’album. Sin dalle prime battute si avverte una sensazione tutta nuova, una situazione di apparente serenità che però nasconde risvolti dolorosi. Erra sembra aprirsi maggiormente a toni più corporei, materiali, senza tuttavia snaturare la sua limpida essenza. La ritmica percussiva e i suoni stratificati descrivono atmosfere via via diverse, caratterizzate da variazioni sequenziali che sfociano in un solenne solo di chitarra. Segue un delicato arpeggio che prelude (inaspettatamente!) alla parentesi più “italiana” di Erra: “C’è una strada vicino casa d’infanzia che non percorrerò più, un libro nella mia stanza che non aprirò più, c’è una voce che non potrò più ascoltare, una frase mai detta che non potrò più dedicare, ci sono persone che non potrò far tornare, luoghi in cui non potrò più camminare, ci sono amici che non potrò più abbracciare, sensazioni che vorrò sempre ricercare…”. Versi poetici ma diretti che non lasciano spazio all’interpretazione e che anticipano un interminabile ed emozionante grido di dolore, così intenso da risultare insopportabile (nel senso più alto del termine).

Chiude l’album Afterthought, pezzo di classica bellezza con piano e violoncello a cullare l’inafferrabile canto di Erra, sommerso dai cori dei compagni. Un’esperienza sonora che evoca scenari malinconici, crepuscolari e riflessivi, che induce ad esplorare la propria intimità.

Chi ama i Nosound, ma soprattutto chi si avvicinerà per la prima volta alla loro musica, resterà piacevolmente rapito dalla raffinatezza di questa nuova opera, questo è sicuro!

Per maggiori info: www.nosound.net

Per acquistare l’album: www.kscopemusic.com/nosound

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