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Oniric – Migration

Oniric (2016) MigrationONIRIC

Migration (2016)

Autoproduzione

Oniric (noto anche come Oniric Project) è un progetto nato nella primavera del 2004, quando Walter Bosello, vocalist dei Soundrise, polistrumentista e compositore, decide di scrivere brani originali per la band. Da quel momento in poi, attraverso l’home recording, l’artista pubblica svariati album a nome Oniric. Il 24 aprile 2016 è la volta di Migration, ottavo titolo del marchio, concept album che narra di un lungo viaggio attraverso lo spazio e il tempo. È il racconto di un popolo che decide di lasciare il proprio pianeta al fine di espandersi. Mentre l’obiettivo è condiviso all’unanimità, le modalità attraverso le quali ottenerlo sono costantemente messe in discussione. Un gruppo di persone decide di utilizzare la tecnologia e pianificare un percorso specifico: tra loro vi è uno dei protagonisti della storia. L’altro protagonista è il suo amore, una donna che persegue lo stesso obiettivo, ma attraverso la trasmigrazione della mente dal corpo. Mentre il viaggio è lungo e potrebbe non aver fine, l’album esplora tematiche di collaborazione, e l’anima dell’artista, che spesso non viene compreso dalla comunità. La necessità di essere solo ma anche il dolore che ne deriva. Il cambiamento nella vita, necessario per evolversi.

Come tutti gli album precedentemente realizzati dall’artista, anche Migration è interamente autoprodotto. Tutta la musica è arrangiata e eseguita da Walter Bosello, che trae ispirazione dalle band che da sempre catturano la sua attenzione: Sparks, Genesis, Van der Graaf Generator e Yes. Non a caso la tematica fantascientifica dell’album e il suo sviluppo in solitaria ne fanno un’operazione assai simile al capolavoro di Jon Anderson, “Olias of Sunhillow”. Parlando di ispirazione, tra le scintille che hanno riacceso il fuoco della fantascienza, le più influenti sono la storia interattiva di “Mass Effect” e il telefilm “Battlestar Galactica”. Nell’album, tuttavia, vi sono anche forti richiami al comic di “Nathan Never” ed al film “Interstellar”. Migration fa inoltre ampio utilizzo di effetti sonori resi disponibili dalla NASA e, come omaggio finale, propone il suono di due buchi neri che si scontrano, così interpretato dagli scienziati dell’interferometro Ligo, in occasione della scoperta delle onde gravitazionali.

Ad aprire l’album è Not to the Moon, brano manifesto che anticipa il mood dell’intera opera: pulsioni cosmiche e suoni atmosferici creano un originale soundscape sul quale tastiere prog, chitarra hard, basso à la Squire e andature funky accompagnano le ricercate armonie vocali di Bosello, a metà strada tra Yes e Queen.

In my heart you’re here rimarca le soluzioni di “Timelapse“, opera prima dei Soundrise, con uno spettro sonoro policromo che abbraccia progressive, metal, hard rock, industrial, funky e molto altro. Un sound contemporaneo che non rinuncia a ritmiche articolate, stacchi hard e screziature alternative.

In Onward a farla da padrone sono le sonorità neoprogressive delle tastiere  e i riff hard prog della chitarra, repentinamente fratturati da ritmate aperture soul. Negli schizofrenici passaggi centrali riaffiorano i The Mars Volta di “De-Loused in the Comatorium” e “Frances the Mute”, specie nei repentini cambi di scena che contemplano jazz-rock, prog metal sinfonico ed elettronica.

Il rumorismo alieno di The mutation genera un accattivante prog metal che, tra riff, modulazioni elettroniche, ritmiche techno e ricercate armonie corali, rievoca i gli scenari distopici dei Pure Reason Revolution di “Hammer and Anvil”.

In Ancestria si respirano arie settantiane: la chitarra in grande spolvero, le sfumature vintage dell’organo e le ritmiche ipercinetiche tradiscono, soprattutto nell’apporto ritmico del basso e negli acuti slanci vocali, influenze che vanno dagli Yes ai King Crimson, dagli Uriah Heep ai Rush.

Discovery fa spazio al romanticismo del pianoforte e a fredde escursioni nella kosmische musik che, con l’ingresso di chitarra, basso, batteria e tastiere, muovono verso un musical progressivo condito con orchestrazioni sinfoniche, interferenze spaziali e atmosfere cinematografiche.

Space debris segue il copione delle malinconiche ballate wilsoniane. Un minimale pianoforte si insinua tra tremori meccanici e detriti spaziali per scortare la sognante voce di Walter tra melodie dolenti e struggenti passaggi orchestrali. Senza dubbio uno dei capitoli più raffinati di Migration.

La nervosa trama di Give some ground permette a Bosello di sperimentare le sottilissime stratificazioni vocali che hanno fatto la fortuna di Yorke. Nella definizione del sound, invece, il riferimento sembra essere ancora una volta la band di Wilson: chitarre solenni ma abrasive, ricami acustici e morbide pulsioni contendono la scena a claustrofobici tremori dark ambient.

Cast a wave sfoggia ritmiche solari, vibrafoni sintetici, chitarra funky, polifonie vocali e riff à la Uriah Heep. Non mancano cambi di scena improvvisi che danno prova del vasto bagaglio musicale di Bosello.

Il minaccioso incedere crimsoniano di Dear Aq-Nanda non riesce ad impedire a sporadici squarci luminosi di rischiarare l’oscura e tesa atmosfera del brano. È in questi frangenti che vengono fuori chitarre arpeggiate, carillon marilloniani e armonie vocali à la Queen che rendono meno greve e più solenne la narrazione sonora del concept.

Lo spettro dei Soundrise torna ad aleggiare in Seed of disharmony. L’intro jazzata cede presto il passo a sviluppi eclettici che definiscono un suono moderno e dal marcato accento anglosassone.

In chiusura d’album due tracce bonus, World 2.0 e We’ll break this spell. All’AOR solido e dinamico della prima fanno eco le liquide melodie e le ariose orchestrazioni della radiosa ballata conclusiva.

Nel complesso Migration soddisfa pienamente le aspettative di Bosello che riserva meno spazio all’eccentricità delle opere precedenti plasmando un ambiente forse un po’ meno sperimentale, ma decisamente più fruibile e omogeneo.

Per maggiori info: Oniric | facebook

Per ascoltare l’album clicca qui.

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