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Pandora – Ten Years Like In A Magic Dream…

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Ten Years Like In A Magic Dream… (2016)

AMS Records

Il 30 novembre 2016 l’AMS Records pubblica Ten Years Like In A Magic Dream…, il quarto album in studio dei Pandora in poco meno di una decade di collaborazione ininterrotta – iniziata con “Dramma di un poeta ubriaco” (2008), continuata con “Sempre e ovunque oltre il sogno” (2011) e proseguita fino ad “Alibi Filosofico” (2013). Ten Years Like In A Magic Dream… nasce con l’idea di celebrare il decennale del gruppo con uno spirito un po’ diverso dal solito, immaginata come una “antologia di inediti” che sintetizza il lavoro di un decennio e al tempo stesso ipotizza nuove direzioni future. L’album propone una rilettura completa dei migliori brani dei precedenti lavori, aggiungendovi per la primissima volta il cantato in lingua inglese. A questi si sommano ben cinque reinterpretazioni di grandi classici del prog che tirano in ballo le principali fonti di ispirazione per i Pandora: Banco del Mutuo Soccorso, Emerson Lake & Palmer, Yes, Genesis e Marillion.

“Dopo tante fatiche e sofferenze è un’emozione speciale ritrovarci insieme a festeggiare dieci anni con tre dischi alle spalle, un album in uscita e la partecipazione a due tributi importanti come Pink Floyd e The Flower Kings: chi lo avrebbe mai immaginato! Da quando Corrado Grappeggia si presentò a casa nostra per dirci che avrebbe voluto suonare prog seriamente, iniziò ufficialmente la storia dei Pandora: ora siamo qui a raccontare, a distanza di anni, le nostre sensazioni e ad omaggiare la musica che ci ha accompagnati nella vita. È un emozionato Beppe Colombo (tastiere, cori), fondatore della band insieme al figlio Claudio (batteria, percussioni, basso, chitarra acustica, chitarra elettrica, cuatro portoricano, tastiere, cori) e a Corrado Grappeggia (voce, tastiere, cori), a ricordare i dieci anni dei Pandora. La formula non cambia: un rock progressivo articolato e multiforme, magniloquente e barocco, dominato da tastiere e da un’imponente sezione ritmica, che spazia dall’hard rock a partiture sinfoniche di ogni genere, senza disdegnare qualche sporadico salto nel sound degli anni ’80. Dal punto di vista grafico l’artwork è di nuovo appannaggio dell’artista Emoni Viruet, che qui partecipa con la propria voce in maniera ancor più attiva alla realizzazione del disco.

Ten Years Like In A Magic Dream… è idealmente strutturato in tre diverse sequenze. Nella prima, intitolata Fragments Of The Present, la band risuona quattro brani tratti dai precedenti lavori, proposti per la prima volta in inglese. Si parte con Always and Everywhere Overture: Fantasia in Pandora Major rilettura della parte iniziale della lunga suite “Sempre e ovunque”, originariamente posta in chiusura del secondo album, che con i dovuti adattamenti diventa l’ideale apertura di questo nuovo lavoro. Lo strumentale ha come obiettivo principale quello di far emergere i suoni del Minimoog, strumento fondamentale nella storia del prog, per poi lasciare agli altri strumenti maggior spazio durante l’esecuzione. Nel brano si avvicendano fraseggi e scambi vivaci che combinano le tipiche sonorità dark, symphonic e jazzy degli anni ’70 rese decisamente più moderne ed impetuose.

Con The Way You Are si mette mano a “Così come sei”, brano tratto da “Dramma di un poeta ubriaco”, opera prima dei Pandora nonché primo pezzo elaborato da Beppe, Claudio e Corrado. L’idea di riproporlo in una nuova veste spinge i nostri a rivedere tutte le parti strumentali, con Emoni e Claudio impegnati nella ristesura in lingua inglese del testo scritto da Corrado. L’originaria atmosfera acustica lascia spazio a lancinanti aperture hard prog che contemplano strazianti “trapanate” soniche e una più complessa trama ritmica. Il considerevole arsenale tastieristico a disposizione viene sfruttato per ricreare le impressionistiche fughe triangolari tanto care a ELP, The Trip, Le Orme, Quatermass et similia.

In Turin 03.02.1974 rivive il ricordo della venuta in terra piemontese dei Genesis durante il tour di “Selling England By The Pound”. Trentasette anni dopo la tappa al Palasport di Torino di Gabriel e soci, in piena creazione di “Sempre e ovunque oltre il sogno”, Beppe decide di mettere in musica le fantastiche emozioni vissute quella magica sera. Inizialmente questo doveva essere il brano acustico di punta dell’album. Come spesso detta il copione pandoriano, però, ad una intro bucolica segue una colorata esplosione di suoni che coinvolge le tastiere di Beppe e Corrado, le dinamiche ritmiche di Claudio e l’intensa voce di Emoni. Il brevissimo accenno a “Supper’s Ready” in chiusura di brano dà origine ad un commosso flashback che ne avvalora la portata.

A completare il capitolo dedicato al decennale della band è Drunken Poet’s Drama, rivisitazione in inglese della title track dell’album d’esordio. Scritta da Corrado e riarrangiata da Claudio, la traccia condensa tutta l’anima prog della band: dal romanticismo del pianoforte alle tastiere trionfali (con percettibili richiami alla rilettura emersoniana di “Blue Rondo à la Turk”), dal fratturato drumming crimsoniano ai glaciali e gotici suoni del synth, dalla tiratissima chitarra ai numerosi cambi di scena. A rendere ancor più barocca la composizione è il contributo al violino di Andrea Bertino, violinista di Rondò Veneziano, Archimedi e Il Castello di Atlante.

La seconda sequenza, intitolata Temporal Transition, è interamente occupata dalla mini suite Passaggio di Stagioni composta da due diverse parti: Lamenti d’Inverno, segmento introduttivo di natura strumentale, e Canto di Primavera, amatissimo classico del Banco del Mutuo Soccorso, che vede la partecipazione del grande Vittorio Nocenzi (Moog), dell’ex Van der Graaf Generator David Jackson (fiati) e del fondatore de Il Castello di Atlante Dino Fiore (basso). L’attenzione non può non essere catturata dall’inconfondibile voce di Francesco Di Giacomo che, in una registrazione ormai storica, presenta il duo C&C (Beppe e Claudio) in quella che può essere considerata una delle prime esibizioni dei futuri Pandora. Il documento conferma che la grandezza artistica di Big Francesco era inferiore solo alla sua smisurata umanità. Il rispettoso tributo ripercorre fedelmente le ariose atmosfere del Banco assumendo i contorni di una ballata folk medievale di straordinaria bellezza. Il sottile canto di Emoni è ulteriormente ingentilito dai fiati di Jackson e da una misurata miscela di sonorità acustiche ed elettriche che coinvolge titolari ed ospiti. La chiusura del brano spetta d’obbligo a Francesco e alla sfumata ripresa dei versi “Da qui Messere si domina la valle / ciò che si vede è…” tratti dalla mitica “In Volo”.

Il poker d’assi Fragments Of The Past tributa onori ai grandi nomi del progressive rock che da sempre ispirano la band. L’idea segue le dolorose scomparse di importanti artisti come Greg Lake, Keith Emerson e Chris Squire.

Si parte con Second Home by The Sea, brano dei Genesis tratto dall’album omonimo del 1983. La sua particolare struttura ritmica offre a Claudio l’opportunità di sperimentare soluzioni che, pur rimarcando il tema principale di batteria con sonorità acustiche, non escludono i suoni elettronici prodotti da Collins. La parte centrale lascia ampio spazio alla fantasia dei nostri, che ne approfittano per imbastire un medley di brani dei Genesis dell’Era post Gabriel.

Segue Man Of A Thousand Faces, primo singolo tratto dal nono album in studio dei Marillion, “This Strange Engine”. Come da copione la scelta ricade sull’Era post Fish e in particolare sul lavoro più autobiografico di Hogarth. La raffinata rielaborazione dei Pandora gioca sui ricercati arrangiamenti di Beppe e Corrado e ancor più sulle stratificazioni vocali che evidenziano la duttilità di Emoni e la viscerale passione della famiglia Pandora (che arriva ad includere anche Irma Mallus, moglie di Beppe).

Le complesse e articolate architetture sonore degli Yes di “Tales From Topographic Oceans” sono forse l’argomento più discusso e criticato della storia del progressive rock. Incuranti di ciò, i Pandora si avventurano nella rilettura di quello che, a loro avviso, è il brano che più rappresenta Squire: Ritual – Part II. L’operazione è guidata da Claudio che qui si destreggia tra l’assolo centrale di basso, riadattato studiando le esibizioni live di Chris e l’originale in studio, la ricostruzione dell’assolo di White e di tutti i passaggi di chitarra di Howe, compreso il solo finale nel quale si raggiunge l’acme della composizione.

Chiude l’album Lucky Man sentito tributo al leggendario trio composto da Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer. La genuinità dell’operazione si evince dalle già rodate soluzioni musicali che confermano la presenza fissa del brano nella scaletta della band. L’aura romantica che avvolge quest’ultimo episodio fa di Ten Years Like In A Magic Dream… lo scrigno in cui conservare le emozioni di una vita e i ricordi dei primi dieci anni di attività della band.

Per maggiori info: Pandora | facebook

Per acquistare copia dell’album: AMS Records

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