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Prog To Rock – II Edizione | Il racconto di Adolfo Pacchioni

prog-to-rock-cronaca-di-un-eventoEd  eccoci giunti alla II edizione del neo-nato festival di Rock progressivo a Torino. Ricordiamo che Torino, capitale del prog negli anni 70, era poi caduta in una sorta di anestesia per quanto riguarda un genere musicale che ancora oggi ha milioni di fans in tutto il mondo.

La location è sempre lo Spazio 211, uno fra i pochissimi locali torinesi che promuove la musica “alternativa”.  Il cartellone è ancora una volta molto appetitoso, sia per la presenza di headliner importanti che di band meno conosciute, ma decisamente interessanti.  Le band sono tutte italiane, a riprova che nel nostro Paese il rock progressivo è vivo e vegeto.  Anche quest’anno il festival si è avvalso dell’aiuto e della presenza di Franco Vassia, considerato una delle migliori “penne” italiane per quanto riguarda questo genere musicale.

Il festival è stato organizzato senza l’aiuto di alcun sponsor o patrocinio. Metà degli incassi dei biglietti di venerdì 16 sono stati donati alla Croce Rossa Italiana quale aiuto ai terremotati di Amatrice e paesi limitrofi.

Giovedì 15 settembre serata d’apertura.  All’ingresso ritroviamo le facce sorridenti di Rosanna e Franca, salutano gli ormai conosciuti amanti del prog e danno il benvenuto alle facce nuove.  Programma della serata tre gruppi.

Iniziano i Nathan, band savonese che, dopo anni di gavetta e riproposizione dei classici della musica progressiva internazionale, presenta un disco di inediti, un concept album dalle sonorità marcatamente Prog che esaltano importanti elementi testuali. “Nebulosa” – è questo il titolo del loro lavoro – è arrivato a compimento dopo una lunga gestazione. Un interessante sforzo di ricerca dei suoni, con uno sguardo preciso verso gli amati seventies, rivisitati però in chiave moderna, cercando di evitare che i tappeti sonori appaiano “copie” aggiornate di un passato glorioso, bagaglio prezioso, ma bisognoso di un tocco contemporaneo.

Seguono i Malaavia band lombarda, da 28 anni capitanata da Pas Scarpato. I Malaavia, vantano partecipazioni importanti, quali Tony Pagliuca e Vittorio Nocenzi, nonché il premio “Portavoce” assegnato loro da Franco Mussida nella manifestazione Ritmi Globali. Ed infatti, nel caso dei Malaavia, si può proprio parlare di prog globale, etnico, dal quale emergono le radici partenopee di Pas, ma anche sonorità che si rifanno al blues a al folk. Musicisti bravi con due presenze femminili, rare nel prog, la cantante flautista Elena Biagioni e Michela Carobbio al piano e tastiere. Presentano brani tratti dai loro lavori, in particolare l’ultimo, “Frammenti Compiuti”.

Il cambio palco è un’occasione per Athos Enrile, giornalista e profondo conoscitore del rock progressivo, di presentare il suo recente libro “Le Ali della musica”, il racconto di tanti spettacoli, incontri, concerti, interviste con i grandi nomi della musica italiana e internazionale.

Ed ecco Il Castello di Atlante band storica dell’epoca d’oro del Prog Italiano. Nati nel 1974 su iniziativa di Dino Fiore al basso, Paolo Ferrarotti batteria, tastiere e voce, Aldo Bergamini chitarra e voce. Ai componenti storici si aggiungono Andrea Bertino al violino, Mattia Garimanno alla batteria e Mattia Cristofoli alle tastiere e piano.  Una lunga carriera in Italia e all’estero (Giappone, Messico, Francia, Olanda, Lituania…) e i numerosi album fanno del Castello di Atlante  una band di grande impatto sul palco, gioia per tutti i fans accorsi al festival. Presentano il loro recentissimo lavoro “Ars Atlantis”, un’ottima fusione fra il classico prog italiano vintage e le sonorità new progressive, un’esperienza sonora che fa da riferimento nell’attuale panorama musicale. I molti anni trascorsi insieme, l’amicizia fra i membri, la tecnica musicale mai fine a se stessa, si sentono e trasmettono al pubblico un senso d’insieme, spesso assente nei grandi gruppi che si avvalgono prevalentemente di “turnisti”.  Infatti, ne Il Castello di Atlante tutti i componenti del gruppo si rivelano persone semplici e squisite, felici di condividere il palco con artisti meno famosi in un’atmosfera di amicizia tipica dei grandi festival degli anni ’70.

Venerdì 16 settembre, si riaffaccia un buon pubblico, facce viste la sera prima e molte nuove.

Aprono la serata i Verganti, un progetto nuovissimo tutto torinese. Anticipano alcuni brani del concept albumAtlas” a cui stanno lavorando. Già dal loro apparire sul palco, ci si ritrova in una atmosfera seventy che vede i musicisti vestiti all’unisono con lunghe tuniche bianche che sanno di antico e di sapiente.  Spiegano che l’album racconterà una storia sull’umanità, alternativa a quanto raccontato fino ad oggi dalle religioni monoteiste. Aprono con due brani “Diverso” e “La rivolta dell’umano” e da subito si capisce l’intenzione di rivalutare il rock progressivo ’70 e il cantato in italiano. Il cantante Savino De Palo non nasconde i suoi trascorsi vocali con le musiche dei Deep Purple e Uriah Heep. A lui si affianca Giulia Cardia, un passato da cantante professionista, un presente da insegnante di canto, ma soprattutto un’immagine e una voce da sirena, che esplode nel brano “Il distacco”: interpretazione da soprano su un ensemble di archi, impreziositi da una chitarra che ci riporta ai King Crimson di “Starless”, seppur diversa nella sonorità. Dietro a tutti la batteria precisa di Gigi Morello, anche lui drummer professionista e fondatore del network di scuole musicali GM Drum. I tastieristi Gianni Vazzana e Roberto Poiri ricamano ampie e ricercate tessiture di sostegno armonico. I Verganti chiudono con “L’imbarco” e “Il Tempo”, dove si fa più evidente una matrice psichedelica. Da tenere sotto stretta osservazione.

Segue un’altra formazione torinese attiva da anni, gli Ainur, una mini orchestra di dieci elementi (ma l’organico completo ne conta tredici), con tanto di violino, violoncello, flauto e corno francese. Fondati dai fratelli Marco e Luca Catalano, promossi dall’etichetta Electromantic di Beppe Crovella, storico tastierista e membro fondatore degli Arti & Mestieri. Il progetto Ainur si fonda sull’idea di trasporre in musica il “Silmarillion” di J.R.R. Tolkien. I brani presentati sono un estratto dei loro album, da “From ancient time” a “The lost tales”; la musica è una sorta di folk epico, celtico, che a tratti sfocia nel metal.  Molti brani cantati, in inglese, con alternanza di voci soliste. Rispetto agli ultimi concerti, l’esibizione al Prog To Rock si è rivelata più orientata ad un prog metal raffinato. Spettacolo a tutto tondo.

A chiudere la serata un nome storico, Fabio Zuffanti & Z-Band. Fabio Zuffanti ha iniziato la sua carriera musicale nel 1994. Da quel momento è stato coinvolto nella realizzazione di oltre 40 dischi come solista o leader di numerosi progetti quali Finisterre, Maschera Di Cera, Höstsonaten, Rohmer, la Zona, Aries, Quadraphonic, R.u.g.h.e. e altri. Negli anni si è misurato con una moltitudine di generi; dal rock al folk, dal pop all’elettronica, psichedelia e molto altro, ma il rock progressivo rimane la sua matrice principale, per la quale il musicista è conosciuto a livello internazionale. Pur non disdegnando vari progetti collaterali, dal 2013 Zuffanti ha focalizzato la sua attività discografica e concertistica sui dischi a suo nome producendo nel 2014 quello che all’unanimità è considerato uno dei più importanti album progressive degli ultimi anni “La quarta vittima”, per la cui promozione in un ampio tour internazionale, Zuffanti ha formato la Z-Band, gruppo di musicisti dalla larga esperienza, che da quel momento accompagna dal vivo. ZBand è formata da Zuffanti al basso e voce, Giovanni Pastorino alle tastiere, Paolo “Paolo” Tixi (proveniente dal Tempio Delle Clessidre) alla batteria, Simone Amodeo alla chitarra e Martin Grice (proveniente dai Delirium) al sax/flauto.

Sabato 17 settembre, serata di chiusura del festival, che prevede “solo” due band entrambe headliner, entrambe attesissime: I Trip e gli UT New Trolls.

Aprono i Trip di Pino “Caronte” Sinnone, batterista della formazione originaria del gruppo capitanato dal compositore, tastierista Joe Vescovi, recentemente scomparso. Ed è proprio per onorare la sua memoria, nonché per una promessa fatta da Pino allo stesso Joe, che Sinnone all’età di oltre settant’anni, si è rimesso in gioco, per proseguire appunto il “viaggio” Trip, con la grinta e la passione di un adolescente, unite alla maturità e determinazione di un esperto musicista. I Trip si presentano con una formazione rinnovata. Oltre a Pino alla batteria, vediamo  Andrea Ranfa alla voce, un cantante di grande estensione vocale, votato al rock, con incursioni nel metal (come dimostra il recente album con i Vanexa); Tony Scantamburlo alla chitarra, musicista torinese, conosciutissimo per la bravura e la dedizione al rock – locale e internazionale -che si può ascoltare tutte le settimane nel suo pub, il Peocio di Troffarello; Filippo del Mastro, hammondista e pianista giovane e molto preparato, che ha passato intere notti a studiare nota per nota lo stile e i suoni del grande Joe; last but not least, Giuseppe Terribile bassista fondatore de Il Cerchio d’Oro. Ospite sul palco Gino Terribile ai cori.  La scaletta del concerto comprende brani tratti prevalentemente dai primi due album dei Trip, “The Trip” e “Caronte”, a cui si aggiunge l’immancabile e bellissima cover di “Repent Walpurgis” dei Procol Harum.”

Chiudono gli attesissimi UT New Tolls di Gianni Belleno e Maurizio Salvi.  Molti si chiedono perché “UT”, e sono i due stessi musicisti a rispondere nella loro nota stampa abbiamo voluto chiamarlo UT New Trolls, non solo dal titolo dell’album omonimo nel quale abbiamo scritto e suonato come New Trolls. UT è una parola latina, la preposizione che esprime una finalità, un desiderio che noi per primi vorremmo si realizzasse. Ma UT è, allo stesso tempo, la prima nota musicale, il DO della notazione gregoriana: quindi le radici profonde della musica, il desiderio di ripercorrerne le strade, di offrirla a chi vuole fermarsi con noi e riceverne, in cambio, la semplice umanità che è, dopo tutto, quella di cui oggi c’è davvero bisogno”.  Sicuramente, a livello musicale, gli UT New Trolls si fanno portatori del genere progressive di album quali appunto “UT”, “Searching for a land”, e “Concerto grosso”. Al festival presentano buona parte del loro album “é” fresco di stampa. Un album di quelli amati dal pubblico del rock d’annata, in quanto registrato analogicamente e in presa diretta. La musica degli UT New Trolls è una felice contaminazione di rock, jazz e classica. Canzoni e temi musicali antichi, ma con l’impressione costante di un “Ritorno al futuro”, dove non ti aspetti il ritornello accattivante entro i primi trenta secondi e la bellezza è che non te ne può fregare di meno. La bravura e l’empatia di Gianni e Maurizio sono coadiuvate da un gruppo di strepitoso di musicisti: Stefano Genti alle tastiere, Claudio Cinquegrana alla chitarra, Alessio Trapella al basso e Umberto Dadà alla voce.

Un successo? Di più.

Adolfo Pacchioni, ottobre 2016

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