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Rebis – La genesi dell’esordio discografico dei Bridgend

Rebis – La genesi dell’esordio discografico dei BridgendRebis (dal latino “cosa doppia”) è il termine utilizzato in alchimia per indicare l’unione degli opposti.

“A volte i luoghi da cui veniamo, quelli di cui dimentichi persino l’esistenza, cambiano forma e aspetto nella tua mente. Quando dormi e sogni li rivedi, li rivivi, ma non sono come li immagini o come il tuo subconscio li rielabora. Loro sono lì, immobili, immutevoli. Ma dentro di te quelle strade, quel mare, quei monti hanno lasciato un’impronta indelebile, un solco da ripercorrere.

Allora il tuo inconscio prende il sopravvento, ti riporta lì tra quelle strade, tra quei muri il cui scorrere del tempo come cicatrici ha reso le imperfezioni della superficie riconoscibili tra mille. Quei cunicoli, quelle strade, quelle spiagge sono pezzi di noi. Pezzi che desiderano solo ricongiungersi a noi. È qui che inizia il mio viaggio, il tuo viaggio, il nostro viaggio”.

Rebis è stato scritto e composto a Bridgend, cittadina immersa nelle dolci colline gallesi poco distanti da Cardiff durante i miei mesi di permanenza nella terra del drago rosso. L’album parla del viaggio di Rajas, un uomo in bilico tra passione e conoscenza, verso l’isola di Rebis. In questo viaggio è accompagnato dal suo mentore Sattva e dal suo vecchio amico Tamas, con i quali cercherà di dissipare i dubbi che lo tormentano.

I nomi dei tre personaggi sono termini della filosofia hindu per indicare i tre “guna”, componenti ultimi della materia. E così Rajas diventa simbolo di attività e desiderio, Sattva diventa simbolo di saggezza e purezza e Tamas di indolenza e torpore. I tre personaggi sono quindi tre fili intrecciati della stessa corda e come tali si comportano per tentare di raggiungere Rebis.

Lo scenario in cui avviene il viaggio prende il nome dalla leggendaria Ys, un’isola della Bretagna che attraverso un sistema di dighe poteva comparire e scomparire, metafora appunto di un mondo in bilico tra onirico e concreto.

L’album è diviso in tre atti che scandiscono i tre momenti principali del viaggio di Rajas verso Rebis: dubbio, scelta e conseguenza. Ed è intorno a questi tre momenti che la composizione ha preso vita, la musica concepita come colonna sonora del viaggio e incentrata sul descrivere i diversi stati emotivi di Rajas. Ovviamente con queste premesse la base di partenza non poteva che essere il progressive, da cui ho ripreso le strutture e l’uso dei temi ricorrenti, a cui si aggiungono momenti psichedelici, fondamentali per descrivere la natura fragile di Rajas grazie ai suoi suoni intimi e onirici. Per il sound invece ho attinto dal più recente post rock, soprattutto dal wall of sound di chitarra e basso tipico del genere, a cui ho affiancato synth solenni e batterie ad ampio respiro.

Buon viaggio.

Andrea Zacchia – Bridgend, aprile 2017

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