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Rinunci a Satana? – Rinunci a Satana?

Rinunci a Satana (2015) Rinunci a SatanaRINUNCI A SATANA?

Rinunci a Satana? (2015)

Wallace Records / Il verso del cinghiale Records / E io pago! Records

Il primo impatto con i Rinunci a Satana? è visivo. Le due straordinarie immagini che custodiscono il cd, tratte dalla pala d’altare di Issenheim (realizzata da Matthias Grünewald) e che rappresentano le “Tentazioni di Sant’Antonio” (fronte) e “Sant’Antonio e San Paolo eremita” (retro), catalizzano subito l’attenzione facendo crescere a dismisura la curiosità di ascoltare il suo contenuto.

Ma chi si cela dietro il nome, tanto efficace quanto l’artwork, Rinunci a Satana?? Damiano Casanova (Il Babau e i maledetti cretini) alla chitarra e Marco Mazzoldi (Fuzz Orchestra e Bron y Aur) alla batteria (e alla tastiera in Gatling). Si, sono solo in due ma è un duo “possente” che suona un hard/heavy-rock strumentale scheletrico, datato e demodé. Con piedi ben saldi nelle paludi del folk-blues e testa per aria, a ciondolare nell’etere della psichedelia e del progressive.

Ed è su queste basi che il duo “edifica” il suo “palazzo sonoro”: nei sei brani che compongono l’album omonimo (nati dalla mente di Casanova) è soprattutto la vena hard (sia blues sia rock) a guidare le mani di Casanova e Mazzoldi attraverso un “campionario di suggestioni” che ci conduce dritti tra le sonorità degli anni ’60-’70. In alcuni casi, ad accentuare l’animo blues dei brani, ci pensa l’armonica dell’ospite Lorenzo Trentin.

Con la breve opener Stone, i Rinunci a Satana? sparano subito in faccia il loro vorticoso blues elettrico settantiano, impreziosito dall’armonica di Trentin, uno Jimmy Reed “irrequieto”.

La folle corsa del duo Casanova/Mazzoldi prosegue con Effetto Benny Hill. Dopo la fresca “sfuriata” iniziale (tra le righe, sembra quasi di leggere un velo d’ironia che richiama la sigla del famoso Show del comico inglese), Casanova si concede un momento per “dare fiato” al suo wah wah di hendrixiana memoria. Poi il brano riprende quota duramente muovendosi tra Black Sabbath e Led Zeppelin.

L’ipnotica Ostenda si muove tra i suoni diluiti e “allucinati” di Casanova, con l’impercettibile batteria di Mazzoldi a fare da “contorno”. Il duo è molto abile a ricreare un’atmosfera morriconiana: sembra di essere in un film di Sergio Leone, soli in pieno deserto col sole che picchia duro. Solo nel finale c’è una sorta di robusto risveglio.

Con Le notti di Riccardo Neropiù riemerge completamente la vena hard rock/blues dei Rinunci a Satana?. Per quasi cinque minuti siamo spettatori di una corsa forsennata: la chitarra di Casanova “guizza” senza sosta mentre Mazzoldi ribatte colpo su colpo, in un clima che vede “incontrarsi” i Rush degli anni ’70 con i Blue Cheer. Solo nel finale, forse anche grazie al ritorno dell’armonica di Trentin, il duo si “adagia”.

Ne primi minuti di Rinunci a Satana? Casanova offre il suo nuovo omaggio a Jimi Hendrix, alla parte più “tenera” del leggendario artista, quella espressa, ad esempio, in “Hey Joe”. Poi il duo spicca per un breve momento il volo, interrotto quasi subito dalla temporanea apparizione dell’armonica “acida” di Trentin. In seguito si riparte in maniera più “compassata”, con “lampi” disseminati qui e là, prima del soffice finale.

Gatling. L’ipnotismo è anche il tema conduttore della prima parte del brano che chiude l’album. Casanova mette da parte le distorsioni e ci avvolge con un loop magnetico, e velatamente romantico, ben sorretto dalle pelli di Mazzoldi. Quest’ultimo, ad un certo punto, mette per un po’ da parte le bacchette trasformandosi in “incantatore” con la tastiera (sembra quasi un flauto indiano che, col suo suono magico, ci rende “cobra”).  Negli ultimi minuti i Rinunci a Satana? tornano a “menare duro”, chiudendo con grinta un album “fuori dal tempo”.

P.S.: Inutile cercare informazioni sulla E io pago! Records. Il logo (e il nome) parla da sé…

Per maggiori info: facebook

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