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“Ruggine” – La genesi del nuovo lavoro dei Vuoti a Rendere

“Ruggine” – La genesi del nuovo lavoro dei Vuoti a RendereAbbiamo pensato che il modo migliore e sincero di parlare del nostro disco sia quello che ognuno di noi esprima il suo pensiero a riguardo.

Personalmente lo reputo un album “opera d’arte” in quanto per me i disegni creati da alcuni amici hanno un impatto visivo non da poco. Si passa dalla copertina al retro capendo subito “l’ambient” che abbiamo voluto creare. Le musiche rappresentano questo nostro viaggio, questo nostro stato d’animo che ci attraversa in diversi momenti. Lasciando da parte il primo e l’ultimo pezzo, in cui l’estro creativo del nostro Enrico ha dato davvero il meglio di sé. “Nodi al Pettine”: tale brano, strumentale, mi ha permesso come batterista di creare assieme ai ragazzi l’atmosfera giusta per far da “primo capitolo” al disco. Cimentarsi nei vari cambi di riff e ritmi è un qualcosa che di certo mi ha fatto, e mi fa tutt’ora, crescere musicalmente. “Disturbo Ossessivo”: beh ho già detto tutto; il riferimento va di certo alla serata in Piazza Portello a Padova. All’aperto, i primi di novembre, il primo fresco… un’esibizione da abusivi. Sta di fatto che in quella serata il folto pubblico ha dato sfoggio delle sue abilità nel ballo. E’ stato divertente vedere e far ballare molti ragazzi sulle note dei nostri brani. “Ruvida Ruggine”: pezzo che in alcuni momenti fa raggiungere, all’attento ascoltare, i tanto agognati picchi di piacere che forse nemmeno la sua eventuale consorte sa regalargli. “Vagante Respiro”: ecco su questo brano mi soffermerei, concludendo la mia opinione su questo nostro lavoro, affermando come, da batterista, possa dire di sentirmi davvero Rock!

Marco – batteria

Ruggine è un disco personale. Differentemente dal nostro primo album, abbiamo cercato di renderlo più universale e ascoltabile, anche da un pubblico non di nicchia, rimanendo comunque un lavoro a mio avviso fuori dagli schemi e dalle regole che richiede oggi il mercato discografico. Non ci piace venderci. Ultimamente siamo stati etichettati come gruppo Progressive rock, anche se secondo me la nostra intenzione è molto diversa. Non siamo dei maghi della tecnica, ma ci piace sperimentare e creare qualcosa di nuovo, inaspettato. I testi che ho scritto sono frammenti di pensieri e situazioni che riguardano esperienze vissute in prima persona. Per quanto riguarda il suono della chitarra non ho utilizzato pedali, ma direttamente un amplificatore valvolare ed il suo pastoso riverbero a molla. Non sono un amante delle distorsioni, rendono tutto meno udibile. Ruggine non è un disco lungo, quello avevamo da dare e allungarlo solo per allungarlo ci sembrava poco artistico. Non mi sento di commentare i brani dell’album perché non sono un bravo scrittore, ma vi invito ad ascoltarlo.

Filippo – chitarra, voce

Non saprei da dove iniziare.. . anzi sì! Non vi dirò nulla sui brani, sarete voi stessi a giudicarli e a capire se questo genere può piacervi o meno, ma intanto vi consiglio di ascoltare il nostro elaborato. Vi parlerò invece del mio lavoro da tastierista. Il primo brano “Separato il Pensiero”: potevo suonare qualcosa di più complesso, mescolando le mani in una “suite”, no! Ho deciso di farvi sentire bene due mani che piano si inseguono in cambi lenti di tonalità, ho immaginato il passaggio di stagioni nella natura e nella vita di ogni persona. Mi sembrava anche una scelta d’obbligo citare Bach, dal quale quando posso prendo ispirazione per rendergli qualche omaggio. Credo che questo pezzo abbia proprio il titolo giusto. Per me significa scindere un preconcetto insito nella mente e analizzarlo su punti di vista differenti, più o meno come bisogna fare per ascoltare questo album tra musiche e testi. “Nodi al Pettine”: ricordo quando l’ abbiamo composta, il riff di chitarra faceva parte di un vecchissimo pezzo abbandonato che non avevamo più voglia di prendere in mano e poi di colpo è partita l’idea di costruirci qualcosa di ritmato e matematico. Il riff viene riproposto alla fine dell’album, analizzato lentamente. “Disturbo Ossessivo”: inizialmente avevo pensato di suonarlo con il pianoforte per darci una nota blues, ma al suono dell’hammond non riesco a resistere, e così è andata. Forse sarete stupiti dall’assolo semplicistico di chitarra (doveva esserci il sax tenore), ma poi ho voluto interrompere con un’improvvisazione proprio immaginatami al momento della registrazione. Ho voluto fare un assolo in una tonalità differente, credo che queste siano le cose che possano irrompere in un disturbo, e poi sono ossessionato dalle dissonanze (che non bisogna scambiare per stupidaggini). “Cluster B”: l’assolo di tastiera l’avevo inizialmente pensato totalmente diverso, ma in sala registrazione ho cambiato idea; ho pensato “perché no? Mi piacciono molto gli stili arabeggianti” e ho voluto fare qualcosa di insolito che non stonasse e che fosse incisivo come il riff incalzante di chitarra. Ricordo in “Vagante Respiro” quanto ci siamo entusiasmati a provare a suonare soprattutto il pezzo finale. Non posso dimenticare il concerto in Piazza Portello a Padova, quando tutto quel pubblico ha iniziato a ballarla. L’album si conclude con “Riunito il Pensiero”: un intero pomeriggio in sala registrazioni. Man mano che veniva composta nascevano sempre idee da metterci in mezzo fino al “io ci metterei un testo” diceva Filippo. Per cercare l’enfasi nel dire quel mio parlato iniziale mi ero immaginato come libero da una prigione nello spazio e libero di fuggire nel “nulla” dello spazio. Poi l’interpretazione spetta solo a chi ascolta questo disco. Vi auguro vi piaccia e di lasciarvi trasportare allo stesso modo mio.

Enrico – organo elettrico, pianoforte

Vuoti a Rendere, giugno 2016

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