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Sileni – Rubbish

Sileni (2017) RubbishSILENI

Rubbish (2017)

Karma Conspiracy Records / Goodfellas / PHD / Code7 / Narcotica

 

Da diversi anni, nella magica terra sannita stesa alle pendici del Monte Taburno, l’attivissima etichetta Karma Conspiracy Records è impegnata nella promozione di progetti assai validi ed interessanti. Tra i numerosi marchi trattati figurano nomi di tutto rispetto quali: L’Ira del Baccano, Zenden San, Slow Nerve, Teverts , Vinnie Jonez Band e i criptici Sileni.

Di quest’ultimo progetto in realtà si conosce poco o nulla, colpa (o forse merito) della scarsa esposizione mediatica voluta dai membri. QR e Barcode custodiscono le poche informazioni divulgabili che, non senza un pizzico di ironia, rendono la ricostruzione del loro percorso artistico pressoché impossibile. L’operazione, tutt’altro che anacronistica, assume un profilo concettuale tale da sortire l’effetto contrario e attirare sul progetto l’attenzione di addetti ai lavori e pubblico.

Il 7 febbraio 2017 viene dato alle stampe Rubbish (Immondizia), secondo lavoro che fin dal titolo prova a rimarcare la natura satirica del progetto Sileni. “Rubbish, tradotto nella nostra lingua ma ancora meglio col nostro dialetto, vuol dire “munnezza”… ci sembrava un ottimo titolo per esprimere il contesto emotivo interiore, socio-politico e poi ci sembrava anche una definizione ironica della nostra musica, se paragonata a tanta musica di grande forma e contenuto”.

Ad aprire Rubbish è la compassata e apatica psichedelia di Hush. Suoni in reverse sottendono un’atmosfera onirica e fumosa da night club di quart’ordine che si dissolve con l’irrompere di una voce roca e scura à la Lanegan. La crescente tensione emotiva muta le malinconiche melodie iniziali in decadenti stratificazioni post-rock per raggiungere l’acme nella devastante deflagrazione finale.

Nello scenario desertico di All Over Me riecheggia la solita voce ruvida e indolente, accompagnata da sonorità polverose e sonnecchianti. A dare ariosità al brano sono le romantiche e circolari melodie del pianoforte, rimarcate da uno struggente violino, mentre a segnare il passo sono una ritmata chitarra acustica e una batteria quadrata.

Nella strisciante malinconia di Frozen si consuma un sofferto elogio alla lentezza, celebrato dalla voce laneganiana, incatramata e avvinazzata, dalla poesia sonora del pianoforte, dai vibranti arpeggi della chitarra e dagli atmosferici soundscape. Il low rock dei Morphine e le sperimentazioni di Bauhaus e Tuxedomoon esercitano un certo fascino sull’estetica sonora dei Sileni, strettamente legata al loro territorio.

Nello stesso solco insistono anche la sinuosa Revenge, che tradisce un mood mescalero, ipnotico, sensuale, visionario, lisergico, in pieno stile jodorowskyano, e la successiva Break. L’espressiva e drammatica performance vocale mostra qui sfumature assai simili al LEF di “Soul Of An Octopus“, mentre chitarra e violino enfatizzano l’asfissiante disperazione che serpeggia lungo l’intero album.

La funerea title track è perennemente contesa da psichedeliche sirene spaziali e decadenti vibrazioni terrestri. Tra queste a farla da padrone sono le cupe e metalliche spire del basso, ossessive nel loro incedere zoppo, fratturato. Il continuo crescendo delle chitarre prelude un’inaspettata virata post-hardcore che scoperchia il vaso di Pandora dei Sileni riversando, tra grida straziate e torture soniche, una rabbia a lungo repressa.

Come With Us rientra nei ranghi consegnandosi alle atmosfere oniriche ricreate dagli ectoplasmatici synth vintage, dal malinconico pianoforte e da una ritmica circolare ed ipnotica.

Della stessa sostanza si compone anche Happy Birthday, alla quale l’antitetico titolo conferisce un sapore amaro, beffardo, canzonatorio. Dalle melodie sbilenche e dai versi stralunati (“Happy Birthday Jesus, / Happy Birthday brothers and sisters”) emerge una stanca rassegnazione che induce a pensare che ci sia ben poco da festeggiare.

Le dilatazioni floydiane di The Hardest Walk sembrano giovare al sound della compagine campana. Soundscape, arpeggi cristallini, slide guitar e soli di chiara matrice gilmouriana nobilitano il pezzo rendendolo godibile fin dal primo ascolto.

This is Life si immerge nuovamente nelle malinconiche melodie iniziali. Un riff di basso detta il passo al sognante carillon psichedelico abbozzato dai ricamati arpeggi delle chitarre. In uno scenario sempre più tormentato e crepuscolare risuona il sommesso mantra “Try” che nel finale regala un simpatico siparietto.

Scrosci di onde sulla battigia e garriti di gabbiani proiettano la conclusiva Further su rarefatti lidi post-rock. Voci effettate, suoni dilatati, andatura jazzata e realistici soundscape creano un curioso parallelo tra l’originale proposta musicale dei Sileni e l’elegante ricerca sonora dei Nosound.

Colpo in canna nella Walther P38 e… BANG! Uno sparo riecheggia nella sonnolenta Valle Vitulanese. È Rubbish!

Per maggiori info: Facebook | Bandcamp | Karma Conspiracy Record



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