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Tusmørke – Riset Bak Speilet

Tusmørke (2014) Riset Bak SpeiletTUSMØRKE

Riset Bak Speilet (2014)

Svart Records

Il 16 maggio 2014 la Svart Records ha dato alle stampe il secondo album in studio dei Tusmørke. Riset Bak Speilet, questo il titolo del nuovo lavoro, conferma le istanze psych folk della formazione norvegese che in qualche modo omaggia le band di prog occulto degli anni ’70. Un primo assaggio ci era già stato offerto il 13 dicembre 2013 con la pubblicazione del 7” “Offerpresten”.

Ad aprire l’album è proprio Offerpresten, brano che presenta diverse analogie con “Fimbul” (l’opener di “Underjordisk Tusmørke”) che vanno ben oltre il mero dato musicale, concentrandosi sugli immancabili richiami alle divinità e ai rituali pagani, alla mitologia nordica e all’elemento naturale. Offerpresten è la classica ballata in stile Tusmørke, dominata come sempre dalle melodie del flauto di Krizla e dal ruvido Rickenbacker 4001 di Benediktator. Sempre misurato e preciso il drumming di HlewagastiR, mentre giocano un ruolo fondamentale le tastiere e gli organi di Solinas, capaci di alternarsi alle parentesi più cupe con vivaci ed insolite aperture sinfoniche. Non mancano, inoltre, gli inquietanti cori da rituale, qui ancor più irrigiditi dalle asperità fonetiche della lingua madre, e un manifesto omaggio a “Come To The Sabbath”, inno tribale dei Black Widow.

In Gamle Aker Kirke le dolci melodie dei fiati di Krizla, ben sostenute da delicati intrecci vocali, delineano quegli scenari bucolici tanto cari al prog folk scandinavo. La piacevole armonia creata dai fratelli Momrak tradisce ascendenze medievali, ma è con i centellinati interventi di Solinas che il brano si avvia verso oscuri sentieri psichedelici, per poi sfociare in una vivace ballata esoterica.

Black Swift si affida tanto alle soluzioni ectoplasmatiche ed orrorifiche delle tastiere di Solinas, quanto alla ritmica marcata e decisa di HlewagastiR. Ai gemelli Momrak non resta che plasmare il brano sulle consuete trame vocali che, in più di un’occasione, specie nel finale, assumono i toni di un mistico canto rituale.

All Is Lost è la traccia nella quale più si evidenzia la spinta progressiva dei Tusmørke. Il curioso mix di prog occulto, rock psichedelico e folk scandinavo funziona alla grande, risultando originale ed immediato. Se è vero che l’andatura ritmica ossessiva, i suoni ruvidi del basso, il flauto e le tastiere subiscono il fascino oscuro dei Black Widow e dei Tull, è altrettanto vero che i contributi degli archi determinano un piacevole mix di prog folk sbilenco che ha illustri precedenti in Comus, Incredible String Band e High Tide.

Chiude l’album l’omonima Riset Bak Speilet che, come confermatoci dallo stesso Benediktator, contiene anche un esplicito riferimento alla figura del Pifferaio di Hamelin. Con i suoi quattordici minuti di durata, Riset Bak Speilet funge da vero e proprio manifesto musicale progressivo della band. Tutti e quattro i musicisti fanno di tutto per apportare il proprio contributo alla causa. Benediktator si avvita col suo basso in nervose spire distorte, sostenuto dal soffuso e disteso flauto del fratello Krizla, col quale divide le aspre parti cantate. Solinas, di contro, si lancia in coraggiose aperture sinfoniche alternandosi tra Hammond, synth e piano elettrico. HlewagastiR, vista la natura del brano, coglie al volo l’occasione per sfoggiare il suo dinamico drumming, variando ritmica al minimo cambio d’umore. Proprio queste continue svolte umorali rendono il brano vivo e avvincente fino all’esplosiva e caotica coda finale, nella quale si avvertono echi del ritualismo pagano cosmico degli Amon Düül II di “Yeti”.

Come già abbiamo avuto modo di sottolineare, tra i principali meriti che vanno riconosciuti ai Tusmørke vi sono quelli di risultare dannatamente autentici e credibili tanto nelle loro scelte musicali, quanto nella totale identificazione con la cultura, la tradizione e il folklore scandinavi. Ve n’è prova proprio nell’originale videoclip realizzato per Offerpresten, nel quale l’eterea e prosperosa figura di Nerthus – divinità del paganesimo germanico associata alla fertilità, simbolo della Madre Terra –  si aggira in un assolato bosco, circondata da due spiriti danzanti. Ad attenderla ci sono i quattro membri della band, nel classico look druidico, prescelti dalla dea con un semplice gesto della mano. Mentre i due spiriti cospargono del sangue sulla vegetazione circostante, i quattro musici prendono in spalla la dea, seduta su un carro cerimoniale, dando di fatto inizio ad una processione che attraversa tutta la città per terminare sulla riva di uno specchio d’acqua, dove avviene il sacrificio dei Tusmørke e la rinascita di Nerthus, che riemerge dalle acque.

Per maggiori info: http://tusmoerke.wordpress.com


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