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VIII Strada – Babylon

VIII Strada (2015) Babylon (cover)VIII STRADA

Babylon (2015)

AltrOck/Fading Records

Il 15 novembre 2015, a sette anni di distanza dall’ottimo album d’esordio “La leggenda della grande porta”, i milanesi VIII Strada pubblicano via AltrOck/Fading Records il loro secondo lavoro in studio, Babylon.

Le fasi di lavorazione dell’album sono precedute dagli ingressi in formazione di Davide Zigliani (chitarra) e Sergio Merlino (basso), che si uniscono ai membri storici della band, Tito Vizzuso (voce), Silvano Negrinelli (tastiere, piano) e Riccardo Preda (batteria). A risentirne è soprattutto il sound della band che, pur mantenendo inalterate le istanze prog metal del primo lavoro, si muove verso nuovi territori che racchiudono il prog sinfonico, il jazz rock, la musica classica e il rock italiano più versatile e variegato.

L’album, infatti, è un’opera rock in cui ogni brano pur avendo una propria autonomia è al contempo parte integrante dell’intero concept: un viaggio all’interno della mente del protagonista che, calato in una dimensione atemporale, racconta sentimenti e pulsioni insite nell’animo umano. I temi centrali di Babylon, come il titolo stesso lascia intendere, sono l’incomunicabilità, le incomprensioni, i conflitti, le passioni e i progetti condivisi di una coppia contemporanea.

Ombre cinesiI due artisti bohémien, da sempre inseparabili, solidali e convinti sostenitori di un’arte pura e incontaminata, vivono una crisi profonda: lui rimprovera lei, Romaine, di essersi persa in un mare di illusioni e di credere alle lusinghe del facile successo. La discordia è più aspra nelle nebbie del risentimento e, quando l’orgoglio permea la ragione necessaria al dialogo, l’incomunicabilità diventa il vero problema della coppia. È questo stallo, questo silenzio sterile ed immoto a spingere il protagonista ad uno scritto: una lettera a Romaine. Mentre scrive, lui ripensa con nostalgia e rimpianto alle travolgenti passioni sentimentali ed artistiche consumate e condivise con Romaine; il vuoto immenso che lei ha lasciato non potrà mai essere colmato. Questo induce l’uomo ad un’insistente, pressante ed appassionata esortazione, invitando la sua donna a ritornare per riprendere il percorso interrotto.

Le altalenanti atmosfere dell’opener ben descrivono gli stati d’animo dei due protagonisti, colti in una fase molto particolare della loro vita. I liquidi arpeggi circolari di Zigliani assumono man mano toni solenni per poi farsi sempre più tragici e nervosi. Nelle brevi sospensioni Vizzuso dà voce ai tormenti del protagonista, lasciandosi poi appassionare dalla sostenuta ed ossessiva fuga messa in atto dai suoi compagni. La doppia cassa di Preda, il basso pulsante di Merlino e i pungenti riff di Zigliani confermano il retaggio prog metal del combo milanese, mentre l’ottimo lavoro di Negrinelli al piano, le parti cantate e i cori tradiscono influenze tipiche del progressive italiano.

Preludio a Eclypse è un energico strumentale nel quale gli VIII Strada mostrano muscoli, cuore e cervello in una rapida successione di pulsioni, emozioni ed intenzioni. Il brano si avvale di un tema e di un iniziale sviluppo, che determinano un libero gioco di simmetrie per ben quattro cicli. Sulle prime il brano offre spunti barocchi che presto cedono il passo ai virtuosismi tastieristici, al jazz rock elegante della PFM di “Dove… quando… (Parte II)”, a parentesi acustiche e ad accelerazioni prog metal che delineano l’eclettico prog della band meneghina. La fuga nel cuore del Preludio e la ripresa del tema annunciano con un pomposo finale barocco la traccia successiva.

Eclipse AnulaireNell’aria rarefatta della notte, il protagonista si sente al centro di un universo essenziale, fatto d’intuizioni e percezioni; è uno stato d’animo che vuole comunicare a Romaine, sua musa ispiratrice e soggetto insostituibile di un sodalizio che lui vuole rianimare.

L’incedere incerto, gli accordi minimali ed ossessivi del pianoforte e gli archi sintetici non lasciano affatto presagire le morbide atmosfere mediterranee create dal caldo timbro di Vizzuso e dalla chitarra acustica. La giostra emotiva riserva ancora una volta repentini cambi di scena: minacciose nubi si addensano all’orizzonte, alimentate da riff duri, abrasivi e da un drumming martellante. Il segmento finale è un ribollire scabro di pulsioni cui si mescolano immagini che caratterizzano due personalità belle e dannate, perennemente inquiete ed innamorate. Il brano si chiude con un sommesso saluto al popolo della musica e a tutti quelli che riconoscono il fondamentale ruolo dell’arte nel destino dell’uomo libero.

La tradizionale e struggente melodia di Deguello, che durante la battaglia di Alamo annunciava al nemico un imminente attacco militare, viene qui profondamente trasfigurata dal sommesso ed ovattato pianoforte di Negrinelli. Dell’originale marcia militare non vi è più traccia, rimpiazzata da un raffinato rock barocco di bacaloviana memoria che sorvola “i labili e impalpabili confini che separano il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il positivo dal negativo”.

1403, Storia in FirenzeIl protagonista e la sua donna, Romaine, narrano la drammatica vicenda di Teresina, simbolo di passione e spiritualità.

I connotati dark ed heavy prog del brano si concentrano nei solidi riff di chitarra, nella misurata struttura ritmica e nell’appassionata performance vocale di Vizzuso. Il tentativo degli VIII Strada di sdoganare le complesse trame progressive e barocche viene centrato in pieno, merito anche del ricorso alle classiche melodie che tanto hanno contraddistinto il rock italiano degli ultimi decenni. Il brano è la testimonianza di come i sentimenti, le passioni più forti possano portare a scelte, a gesti estremi, senza sentirne il peso della colpa, senza pentirsi, sempre in nome dell’amore. Del brano, per le sue caratteristiche strutturali, musicali e letterarie, è stato girato anche un videoclip nei dintorni di Rivergaro, sul fiume Trebbia, ad opera di Marco Cordaro.

BabylonIl disagio e la solitudine di un malato di mente o di chiunque viva una condizione di diversità o di disadattamento.

La delicata tematica trattata nella title track ha creato non pochi problemi alla band in fase di composizione, risolti con l’abile espediente di far parlare in prima persona il malato di mente. La narrazione del concept vede il protagonista cedere la parola all’uomo di Babylon, un soggetto dalla psiche disturbata, che si racconta lasciando emergere un passato ed un presente assai tormentati. Nella creazione di un clima alienato e di un ambiente in cui convivono malati ed emarginati, la band fa nuovamente ricorso a soluzioni progressive, mettendo a punto una vera e propria suite della durata di oltre dieci minuti. Le sonorità e le ritmiche adottate sono funzionali alla narrazione e volte a far emergere dalle liriche non solo il disagio e la solitudine, ma anche la bellezza poetica che spesso alberga nelle menti degli esclusi, dei diversi e di tutti coloro che non accettano di omologarsi alla normalità. Nell’iniziale atmosfera sognante rivivono i ricordi d’infanzia dell’uomo, rivissuti in prima persona, così reali da far risuonare le angherie subite nei versi “Tu diventerai un buono a niente, sai? Perché tu sei… sei niente, sei niente, sei niente!”. Qui la scena cambia improvvisamente, squarciata da sonorità ruvide, allarmanti e sbilenche, lasciando affiorare il latente stato di alienazione che ormai domina la mente dell’uomo. Il segmento finale regala momenti più rilassati, nei quali si avvertono echi de Le Orme di “Uomo di pezza”, scariche di chiara matrice prog metal e parentesi classiche (create dal piano di Negrinelli) che chiamano in causa la primissima PFM.

Time of Stardust e SlowRomaine ed il suo uomo sono sulla via della riconciliazione. Gli echi della bufera sono ormai un amaro ricordo e lui sa che per rinsaldare un’unione non c’è niente che superi una strepitosa notte d’amore preceduta da una serata in discoteca sulle note di classici lenti, come quelli ballati dal divino Fred Astaire.

I brani sono due spaccati dello stesso quadro: un tributo alla musica e al sound degli anni ‘40 e ‘50, decenni straordinari che hanno generato indimenticabili icone del cinema e della danza (Greta Garbo, Rita Hayworth, Marylin Monroe, Fred Astaire e Ginger Rogers,). Nel primo breve intermezzo musicale a rapire l’ascolto è il raffinato fraseggio tra il romantico pianoforte di Negrinelli e la chitarra mussidiana di Zigliani. Il secondo brano, invece, rispecchia appieno le aspettative create dal titolo riuscendo ancora una volta a fondere il classicismo prog e la ruvida modernità dei riff wilsoniani di Zigliani.

Ninna nannaMentre osserva il suo bambino addormentarsi tra le braccia di Romaine, il protagonista riflette sui pericoli cui sono esposte le nuove generazioni nella nostra società; al contempo, però, essere padre gli fa scoprire nuove e magiche emozioni e l’immagine di Romaine, che canta la ninna nanna a suo figlio, stempera le preoccupazioni in una sensazione di dolcezza e di serenità.

Proprio la ritrovata serenità e la formazione di un nuovo nucleo familiare crea un clima disteso e rilassato che permette ai singoli membri della band di evidenziare la loro estrazione musicale aggiungendo ulteriori colori alla tavolozza musicale della band. Il classico impianto heavy viene, così, arricchito da ricercate cesellature fusion che hanno lo scopo di alleviare la tensione emotiva e concludere la storia tracciando una nuova “strada”.

Per maggiori info: facebook | www.viiistrada.com

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