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Celeste – Il risveglio del Principe – Diario di bordo, 1^ settimana

Il risveglio del Principe - Diario di bordo, 1^ settimana

La vera storia del Principe di “Principe di un giorno”

Erano tanti anni che desideravo scrivere qualche cosa intorno ai motivi ispiratori che mi spinsero a creare la figura del Principe protagonista del primo album di Celeste intitolato appunto “Principe di un giorno”.

Ritornando con la mente e con il cuore a quei momenti la prima visione che ho avuto risale al periodo dei miei 14 anni.

 Fu in occasione di un campo estivo e di una successiva escursione, durante la quale attraversai le Alpi al confine fra l’Italia e la Francia, insieme a un gruppo di coetanei e a un accompagnatore (quel Padre Daniele Fontana che considero il mio padre spirituale), che, dopo un’interminabile camminata, giungemmo in una piccola radura circondata da alti rilievi. Fu deciso che avremmo trascorso la notte lì, per cui, lasciati i nostri zaini sotto una provvidenziale roccia, ci accampammo sulle rive di un laghetto di montagna dopo aver montato la tenda che ci avrebbe accolto e offerto riparo.

Sotto la sapiente ed esperta guida di Padre Fontana, approntammo il ricovero per la notte, che stava avvicinandosi velocemente. La stanchezza era tanta. Nonostante le nostre giovani età faticammo non poco. In perfetto stile “Survivor”, stendemmo sulla superficie fradicia di acqua il fondo della tenda, che, molto grande, era atta ad ospitare una decina di ragazzi. Ancora sotto la pioggia piantammo i paletti, issammo la tenda e poi via via i tiranti.

Dopo avere consumato un pasto freddo, ci ritirammo all’interno del nostro ricovero per riposarci. Dopo un tempo che non so definire, mi sentii come attirato da un richiamo lontano. Non riuscivo a dormire e così, sfuggendo alla sorveglianza del nostro accompagnatore e senza destare sospetti, uscii all’aperto e, piano piano senza fare rumore, mi avvicinai alla superficie dello specchio d’acqua. La notte era tornata limpidissima e portava con sé silenzio. I centri abitati erano lontani e nessun suono proveniva dalle vallate che circondavano il luogo dove ci eravamo fermati. Andai sempre più vicino quasi a toccare il pelo dell’acqua. La Luna quella notte mi era amica, creava riflessi e mi permetteva di vedere il fondo del lago. Tutto appariva indistinto ma alcuni contorni là sotto si stavano delineando sempre meglio.

La prima sagoma che riconobbi fu quella di un trono.

Entrai allora in una sorta di sogno lucido. I ricordi sono ancora oggi vividi e sono certo di aver vissuto quei momenti dove lo spazio ed il tempo avevano perso ogni senso.

Un Principe, il mio Principe, aveva preso dimora là sotto chissà quando. Attendeva che qualcuno fosse disposto ad ascoltare la sua storia, i suoi travagli, le sue delusioni, ma anche le gioie e quelli che erano stati i suoi trionfi.

La sua corte era ormai limitata ad un fido scudiero e riscaldata dalla presenza dell’adorato cavallo bianco in sella al quale, in una notte forse molto simile a quella che stavo vivendo, aveva deciso di abbandonare la vita sulla Terra. Aveva spronato con tenera dolcezza la sua cavalcatura e poi piano piano era scomparso sotto il pelo dell’acqua.

Una nuova esistenza lo attendeva. Là sotto avrebbe avuto tutto il tempo di elaborare il suo vissuto, contemplare e meditare.

L’esperienza che vissi quella notte mi consentì di entrare in contatto con un mondo che non mi avrebbe più lasciato.

Non so quanto tempo rimasi in quello stato di sospensione.

La Luna si spostava e la sua luce d’argento faceva cambiare lentamente i riflessi. Una nebbiolina stazionava in alcuni punti remoti. In prossimità delle rive. Parevano essere anime in movimento, in accordo con il profondo respiro delle montagne che tutt’intorno assistevano a quella scena. Custodivano da tempo immemorabile l’essenza di quella storia antica, struggente.

Mi chiesi, e ancora me lo chiedo oggi, perché quella notte d’estate mi ritrovai in quella cornice di magia, quale testimone unico di fatti in equilibrio fra due o più Mondi.

Quello che so oggi è che il Principe ha deciso di ritornare. Ha ancora altro da raccontare e ha da raccontarsi.

Dopo oltre 50 anni ho deciso di ritornare su quelle montagne e ho ritrovato quello stesso laghetto.

Vi sono tornato da solo perché sapevo di poter incontrare nuovamente quella figura alla quale dovevo così tanto. Sicuro che, con una certa accortezza, avrei potuto chiamarlo e ritrovarmi a parlare con lui come mezzo secolo prima. Sono stato il suo cantore. Ho reso note, attraverso le liriche di CelestePrincipe di un giorno”, le vicissitudini e le tristezze di un così nobile e solitario uomo di un tempo lontano, deluso dalle azioni degli uomini suoi contemporanei. Un tempo remoto e lontano ma, ahimè, ancora così attuale.

Il suo mondo è pieno di Favole antiche.

Il suo fido scudiero è Eftus.

Il sogno della Grande isola.

La solitudine dei Giochi nella notte.

L’assonanza con la vicenda di un novello e sempre antico Ulisse de La danza del fato. Anche Il Principe ha scelto l’esilio, volontario o no che sia stato poco importa. Questo lo ha portato lontano dai suoi affetti come spesso capita agli Eroi.

La circolarità dei ritorni, degli eterni ritorni.

La chimera de L’imbroglio.

Il suo cavallo bianco.

Quando venne il momento di porre mano alle liriche del primo album di Celeste, riemerse il ricordo di quell’esperienza, di quella notte magica. I testi fluirono con una naturalezza straordinaria. Parevano già pronti, come fossero in attesa si farsi scoprire e rivelarsi al mondo.

Celeste (Ciro Perrino), agosto 2018

About Antonio Menichella

Antonio Menichella
Ideatore, membro fondatore e redattore di HamelinProg.com, è docente di disegno e storia dell'arte, artista visivo e grafico. Appassionato di rock psichedelico, acid rock, stoner, desert rock, neopsichedelia, progressive rock, rock progressivo italiano, space rock, krautrock, zeuhl, scuola di Canterbury, avant-prog, rock sinfonico, jazz rock, prog folk, prog metal, neoprogressive, hard rock, post-rock, musica sperimentale e molto altro.

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