Dico al Corriere – Il gesto disamicizzato di Mirko è morto per salvare sua madre

Caro Aldo,
da uomo sono rimasto molto turbato dalla storia di Mirko, il ragazzo sardo morto per salvare sua madre. Ho pensato di rileggere Cuore di De Amicis. Ma quasi mi vergogno a scriverlo, chissà cosa diranno di me …
Bruno Guatta Brescia

Caro Bruno,
Negli ultimi giorni sono arrivate centinaia di email che commentano Leopardi, Foscolo e se noi italiani abbiamo una grande letteratura universalmente riconosciuta. Mi sembra difficile biasimare Antonio Scurati quando fa notare che non abbiamo – salvo poche eccezioni che confermano la regola – una cultura del romanzo. Ovviamente tutti noi adoriamo i Promessi Sposi, che è sicuramente un grande romanzo. Il più conosciuto e tradotto all’estero è Pinocchio di Carlo Collodi, che non è considerata un’opera di alta letteratura ma anzi è magnifica.
Quando eravamo bambini ci facevano ancora leggere Cuore di Edmondo De Amicis. Alcune pagine erano un po ‘noiose e già abbastanza datate, come quelle su Re Umberto (la carezza del re…). Insomma, questa pedagogia civile, un po ‘torinese (anche se De Amicis è nato a Oneglia e ha studiato a Cuneo), aveva un senso. Si è capito che aveva contribuito alla formazione degli italiani, ancor prima dell’unificazione linguistica legata alla televisione. Oggi il Risorgimento non è più di moda e la parola deamicisiano ha una connotazione quasi negativa. È proprio per questo che mi commuove la sua memoria, che chiamo piuttosto deamicisiana. Retorica come quando le parole sono contraddette dai fatti; non quando i fatti lo confermano. Mirko è morto per salvare la madre dalla sua ex compagna, e questo ci ricorda una cosa importante: la violenza sulle donne è un problema soprattutto per noi uomini, che dobbiamo difendere le donne, anche isolando i violenti e facendogli capire quanto siano vili. sono. una questione di sicurezza fisica e cambiamento culturale. Accetta un no o abbastanza, un rifiuto o un abbandono. Renditi conto che non possiedi il corpo e l’anima di una donna. Trova il coraggio di affrontare i violenti e fermali, rischiando la vita se necessario. retorica? No, carne e sangue.

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Storia

Abbiamo trovato Hercules e vogliamo che torni

Il 28 luglio 1960, durante l’annuale campagna di scavi estivi presso il sito archeologico di Alba Fucens, nel comune di Massa d’Albe (L’Aquila), finanziata dal Centro Belga di Ricerche Archeologiche del Centro e Sud Italia, il grande la statua di Ercole è stata scoperta Epitrapezios che ha cambiato in modo significativo l’importanza del sito. Io, un adolescente, c’ero. Molti accorsero per vedere il ritrovamento. Tra questi, il parroco Don Vittorio. Prete pittore di grande cultura, comprese subito cosa significasse questa scoperta per la città. Non esisteva un museo o locale idoneo alla conservazione in loco e si è deciso di spostarlo. Il parroco convocò gli anziani della città e suggerì che bloccassero l’unica strada di accesso alla città con carri e buoi, altrimenti Ercole sarebbe fuggito. Ma le persone la cui unica preoccupazione era preparare pranzo e cena non riuscivano a capirlo, ed Ercole volò al Museo Archeologico Nazionale di Chieti, dove tuttora è conservato. La novità è che tra pochi mesi aprirà in loco un nuovissimo museo che conterrà i reperti raccolti sul sito nel corso degli anni. A parte la statua di Ercole ormai storicizzata, secondo il responsabile, dai sessant’anni trascorsi nel suddetto museo, dato che non si tiene conto dei duemila spesi altrove, inoltre sarebbe inamovibile perché murata. Ma voglio continuare a credere nel volo di ritorno di Hercules Epitrapezios.
Enrico celi, Livorno

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