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Land Of Legends – La genesi/intervista del nuovo album degli Anno Mundi

Introduzione

Dopo 3 vinili autoprodotti, gli Anno Mundi escono con un nuovo album, “Land Of Legends“, pubblicato dalla prestigiosa label genovese Black Widow Records.
I romani accolgono il nostro invito di dare vita ad una intervista tutta particolare, incentrata su domande poste nel corso degli anni dagli acquirenti dei loro dischi, che si tratti di ebayers o utenti discogs, per non parlare dei supporters incontrati durante le esibizioni dal vivo, presso i negozi di dischi o le fiere del collezionismo.
Queste le risposte, fornite da Gianluca Livi, uno dei due membri storici.

Intervista

Domanda: tra il precedente album “Rock In A Danger Zone” e l’ultimo “Land Of Legends” c’è una differenza piuttosto lampante: prevalentemente heavy quello del 2018, molto più indirizzato verso il prog l’attuale. Come mai?

Risposta: Dal 2014 al 2018 abbiamo registrato più di 80 minuti di musica nei confronti dei quali la Black Widow ha subito mostrato interesse. Scartata a priori la possibilità di pubblicare un doppio, così come due album singoli in tempi diversi, la label ci ha sostanzialmente chiesto di poter selezionare il materiale che più interessava loro, lasciandoci liberi di fare ciò che preferivamo del restante.
Il risultato è stato quello di ottenere due dischi piuttosto sbilanciati: “Rock In A Danger Zone”, del 2018 (leggi la genesi dell’album), pubblicato da noi, contiene materiale prevalentemente heavy (anche se influenze prog si rinvengono in “Tribute To Erich Zann” e “Pending Trial”), mentre “Land Of Legends” riveste fortissime connotazioni prog.

Domanda: le nuove direzioni progressive sono dovute all’ingresso di Mattia Liberati e Flavio Gonnellini degli Ingranaggi della Valle?

Risposta: Non direi. La loro presenza ha permesso di sviluppare questo genere musicale il quale, tuttavia, era già presente in origine, pur lambito (si pensi al flauto e al sax rispettivamente presenti in “Dwarf Planet” e “Cloister Graveyard In The Snow”, per non parlare delle sperimentazioni di “Tardis”). In realtà, l’apporto di Flavio è stato marginale, nel senso che si è limitato ad eseguire le parti di basso, mentre Mattia è stato decisivo, curando gli arrangiamenti di alcuni brani (tra cui il primo movimento della suite “Hyerborea”) e componendo la quasi totalità di “Hyperway To Knowhere”. Suoi importanti e analoghi contributi sono rinvenibili anche nel precedente album.

Domanda: quando è stato pubblicato “Land Of Legends”?

Risposta: il vinile normale e l’edizione mp3 sono stati pubblicati nel dicembre del 2019 mentre il cd e il vinile limitato nel gennaio del 2020.

Domanda: come mai l’edizione in cd contiene bonus tracks tratte dall’album precedente?

Risposta: “Rock In A Danger Zone” non è mai stato pubblicato in cd e mai lo sarà, quindi abbiamo ritenuto di poter cedere i brani ivi contenuti alla label che li ha inseriti nella sola edizione in cd.

Domanda: perché i brani “In The Saloon”, “Blackfoot” e “Live Medley” non sono stati inclusi?

Risposta: per problemi di spazio giacché, agli 80 minuti in studio di cui sopra, si aggiungevano 10 minuti live e anche la cover di “Fanfare” dei Kiss. Alla fine dei conti, il minutaggio superava abbondantemente i 90 minuti. Nulla da ridire sull’esclusione del medley dal vivo, ma certamente è stato un peccato perdere “Blackfoot” (che comunque fa parte della edizione in mp3), definito da alcuni recensori un ottimo incrocio tra i Deep Purple degli anni ’70 e i Blackfoot del decennio successivo. È anche il brano degli Anno Mundi più trasmesso in radio, essendo più volte andato in onda su Atom Radio di Roma, Radio Popolare di Milano, Radio Città Benevento e Radio Luce in Sicilia. Tuttavia, alla Black Widow proprio non piaceva e quindi è stato estromesso. Ed effettivamente, assoli slide e riff di matrice sudista c’entrano ben poco con la plumbea attitudine della Black Widow.

Domanda: i vostri dischi sono sempre stati pubblicati in tirature limitate. La particolarità di queste edizioni è che ciascuna di esse contiene sempre un inserto realizzato a mano. Passi per le mani impresse su carta presenti nel primo album (si riferisce al titolo “Cloister Graveyard In The Snow” del 2011. Nda), ma cosa c’entra un dipinto a colori di natura astratta inserito in un contesto di natura cupa e gotica? (si riferisce ai successivi due vinili “Window In Time” del 2013 e “Rock In A Danger Zone” del 2018. Nda)?

Risposta: assolutamente nulla. Da amanti del vinile, noi riteniamo che un 33 giri debba essere arricchito da contenuti unici e il dipinto a mano lo è. Ogni copia dei nostri vinili è quindi unica, perché contiene una rappresentazione artistica non soltanto musicale, diversa di album in album. In questo modo noi perseguiamo due risultati: da un lato impreziosiamo la tiratura; dall’altro diamo l’opportunità di veicolare anche l’arte visiva, tramite la nostra musica e le nostre edizioni.

Domanda: questa cosa è apprezzata da tutti?

Risposta: è ignorata dall’utente normale (che, generalmente, ama la musica e si disinteressa degli aspetti legati al collezionismo) mentre è valorizzata da chiunque sia intaccato dal morbo del collezionismo. I collezionisti – e mi ci metto dentro anche io – sono tipi piuttosto stravaganti, per lo più feticisti, giacché amano le tirature limitate e particolareggiate, sentendosi quindi gratificati dal fatto di possedere un oggetto unico. Sono anche contradditori, però: sono proprio loro che, dopo essere entrati in possesso di quest’ultimo, lo criticano nel merito. Generalmente, vorrebbero che le tirature limitate fossero realizzate secondo le loro aspettative, i loro gusti personali, i quali, spesso, non tengono conto dei costi, dei tempi di realizzazione, di altri fattori piuttosto onerosi. Sempre loro, e loro soltanto, ci hanno chiesto (e sono stati in tanti): “ma come vi è saltato in mente di inserire un dipinto astratto all’interno di un disco hard rock, in una confezione che riporta tematiche gotiche e cupe?”.
Questo discorso non vale per l’ultimo album: la Black Widow ha fin da subito sposato il nostro modo di vedere le cose ma ha cercato di contestualizzarlo. Abbiamo quindi concordato di pubblicare 50 copie numerate con lo stesso soggetto della copertina, ma dipinto a mano. Diciamo che, grazie all’attenzione di questa label per l’arte, anche grafica, questa è la prima volta che gli Anno Mundi fanno coincidere l’aspetto estetico con quello musicale. Prima gli inserti e la musica erano svincolati tra loro, ora, grazie a Pino e a Massimo, i due boss della casa discografica, sono espressione di un percorso che rappresenta un unicum artistico.

Domanda: chi ha dipinto le copertine limitate di questo nuovo disco?

Risposta: l’ho fatto io: si tratta della sagoma del castello stampata in tipografia, pur in termini appena accennati, colorata a mano con la tecnica dell’acquerello.

Domanda: rispetto agli altri membri, Flavio e Mattia sono di 20 anni più giovani. Come ci si trova a registrare, suonare e comporre con persone di un’altra generazione?

Risposta: Non è mai una questione di età, ma sempre di carattere. In tal senso, posso affermare che quella con Flavio è stata una esperienza infernale, mentre con Mattia è stato ed è tuttora un piacere lavorare insieme.
Mattia è il partner ideale, essendo propositivo, collaborativo, genuino.
Flavio invece, quantomeno negli Anno Mundi, ha manifestato un’indolenza piuttosto marcata alla quale ha aggiunto disorganizzazione e approssimazione. Basti dire che giungeva in sala di incisione in perenne ritardo e senza mai – e sottolineo mai – aver preparato ciò che avrebbe dovuto incidere. Ciò vuol dire che in studio era costretto ad improvvisare allungando di conseguenza i tempi di registrazione. Su “Hyperway To Knowhere”, ad esempio, gli era stato chiesto di fare assoli di chitarra assai vicini alla liquidità fusion di Allan Holdsworth, chitarrista che lui aveva sublimato meravigliosamente nel primo album degli Ingranaggi della Valle (leggi l’intervista). Beh, ha fatto degli assoli interessanti, questo è certo, ma la lezione del chitarrista inglese è stata da lui bellamente ignorata. Non raramente, inoltre, saltava le prove con preavvisi irrisori: in un paio di occasioni, invertì un giorno con un altro, limitando il suo commento ad un laconico: “Ah, era per oggi?”. Non ha partecipato alla composizione né agli arrangiamenti dei brani, nonostante specifici e reiterati inviti in tal senso, risultando latitante anche in qualsiasi altra fase decisionale. A differenza di Mattia, che si è sentito subito parte integrante del gruppo, partecipando attivamente alle varie iniziative sia musicali (composizione/arrangiamenti) sia di altra natura (la copertina di “Rock In A Danger Zone”, ad esempio, porta la sua firma), Flavio ne era totalmente estraneo, preso da altri impegni, non necessariamente musicali.

Domanda: e dal punto di vista musicale?

Risposta: sono equivalenti, nel senso che hanno entrambi un talento artistico smisurato. L’amico Paolo Lucini, il fiatista/tastierista degli Ezra Winston, nel cui studio abbiamo registrato tutti i nostri album, mi confidò tempo fa di voler riorganizzare la band. Fui io a consigliargli di coinvolgere Mattia e Flavio e, quando li vide suonare, si rese conto di quanto fossero talentuosi. Tuttavia, l’ho anche invitato a valutare ponderatamente i pittoreschi aspetti caratteriali di Flavio, di cui, anche, prese coscienza de visu nel corso delle registrazioni. Resta il fatto che sarebbe un sogno poter rivedere gli Ezra Winston dal vivo con una formazione che dovesse includere le due menti degli Ingranaggi della Valle

Domanda: avete ottenuto il contratto con la Black Widow grazie alla presenza di Flavio e Mattia in quanto membri degli Ingranaggi della Valle, gruppo nella loro scuderia prima di voi?

Risposta: no. La Black Widow mostrò interesse verso gli Anno Mundi ben prima che gli Ingranaggi venissero al mondo. Il nostro disco d’esordio, “Cloister Graveyard In The Snow”, fu da loro attenzionato fin dal 2011 e si parlò molto, all’epoca, di una edizione in cd e di una ristampa in vinile con bonus tracks. Tuttavia, fu la BTF/AMS, altra storica label di progressive italiano, che effettivamente ristampò in un unico cd i nostri primi due vinili.

Domanda: quindi sono gli Ingranaggi della Valle ad aver ottenuto il contratto con la Black Widow grazie agli Anno Mundi?

Risposta: no anche a questa domanda: quando gli Ingranaggi della Valle uscirono per la Black Widow con il primo album, noi non sapevamo neanche chi fossero. Io sapevo soltanto che Flavio suonava la chitarra, giacché ero (e sono) amico del padre, Pierdecio Gonnellini (noto venditore di dischi della Capitale, già titolare del negozio Ghost Records) che mi riferiva di questo ragazzo piuttosto talentuoso, come poi si è effettivamente rivelato. In ogni caso, gli Ingranaggi sono un gruppo di così elevato spessore, che non avevano e non hanno bisogno di alcuna “raccomandazione” per essere scritturati da una label (leggi la recensione del loro secondo album).

Domanda (generalmente rivolta alla Black Widow e a Pierdecio Gonnellini): la presenza di Flavio Gonnellini e Mattia Liberati negli Anno Mundi ha di fatto pregiudicato il futuro degli Ingranaggi della Valle?

Risposta: Mattia è regolarmente in forza ai due gruppi mentre Flavio non è più nell’organico degli Anno Mundi, essendosi trasferito in Germania e seguendo adesso un suo personale progetto chiamato Morioh Sonder. Per quanto riguarda la sua permanenza negli Ingranaggi della Valle, rimando a quanto detto da Mattia nella precedente intervista rilasciata ad Hamelin Prog.

Domanda: la Black Widow è nota per impreziosire le proprie uscite discografiche con ospiti illustri: basti pensare alla presenza di David Jackson (Van Der Graaf Generator), Fabio Piagnatelli (Goblin), Clive Jones (Black Widow), Steve Sylvester (Death SS), Ken Hensley (Uriah Heep) in album di Ingranaggi della Valle, Witchfield, Vanexa, giusto per citarne una manciata. Renato Gasperini (Agorà) ha suonato nel vostro disco grazie all’interessamento della Black Widow?

Risposta: Renato mi onora da anni della sua amicizia, che io ho voluto condividere con la band, presentandolo a tutti i membri. Gli Agorà sono un gruppo fondamentale del jazz-prog italiano: sono stati gli unici in Italia ad esordire negli anni ’70 con un disco dal vivo e a pubblicare i loro album per la Atlantic. La loro musica è un incrocio perfetto di prog mediterraneo e jazz elettrico. Sono anche gratificato dal fatto di averlo messo in contatto con Paolo Lucini degli Ezra Wisnton, che lui non conosceva. Ricorderò sempre la cena fatta tutti insieme quando, cogliendo al volo una mia proposta, loro due hanno provato a pianificare un concerto delle due band.
La presenza di altri artisti molto validi è dovuta sempre a nostre conoscenze dirette: la bravissima Francesca Luce (Marbre Noir) è stata introdotta dal nostro chitarrista, suo convinto ammiratore, mentre il versatile violinista Alessandro Milana – un artista proveniente dalla musica classica, già nelle orchestre della RAI e del Teatro dell’Opera di Roma – è stato presentato dalla flautista Manuela Tiberi, in organico nel nostro secondo vinile “Window In Time”.
Infine, segnalo la presenza, nel brano “Hyperborea”, dei miei due figli, Alessio ed Emanuele, e del bassista della mia  formazione solista, Domenico Dente.

Domanda: perché mostrate interesse per le rovine (nelle copertine) e per lo spazio (nei testi)?

Risposta: le rovine sono una costante delle nostre copertine e, nel tempo, sono diventati un tratto distintivo della band, un po’ come i paesaggi surreali lo sono per gli Yes. In generale, ruderi ancestrali e antiche vestigia di culture passate alludono al nostro moniker Anno Mundi (in latino: “nell’anno del mondo”), un’era del calendario che riporta all’inizio dei tempi.
Per quanto concerne i testi, lo “spazio” è soltanto una delle tematiche da noi proposte: per “Twisted World’s End”, ad esempio, Freddy si è ispirato ad un libro di Mauro Corona, “La fine del mondo storto”, ove viene ipotizzato un esaurimento delle risorse a causa di una glaciazione che quasi estingue il genere umano. In un’atmosfera apocalittica, dove i computer non servono più a nulla, si brucia ogni cosa per scaldarsi e sopravvivono soltanto coloro che hanno conservato l’antica saggezza contadina. Tuttavia, gli uomini cadono di nuovo negli stessi vecchi errori. Tutta la band è rimasta affascinata da questo percorso all’inverso, cioè il fatto di ridursi all’essenziale, senza “sovrastrutture”.
Sempre a titolo di esempio, “Hyperborea” fa riferimento ad una città immaginaria dell’era hyboriana, un’epoca ideata dallo scrittore Robert E. Howard in cui sono ambientati i racconti di Conan il barbaro. Si colloca all’alba della storia scritta e qui si ritorna in qualche modo al moniker Anno Mundi.

Domanda: suonerete dal vivo?

Risposta: suoneremo ben volentieri se la label ci vorrà coinvolgere in rassegne live.

Domanda: se Flavio non è più presente in formazione, chi suonerà il basso?

Risposta: in studio Alessio, dal vivo stiamo valutando di assegnare le parti di basso alle tastiere di Mattia. Ovviamente, se qualche bassista volesse proporsi, saremo lieti di provinarlo ma l’atteggiamento attuale degli Anno Mundi non è incentrato sulla ricerca affannosa di un bassista.

Domanda: avete in progetto un nuovo album?

Risposta: si, ma siamo indecisi se realizzare un album di sole cover oppure pubblicare un disco dal vivo. Probabilmente il primo dei due. Nel caso, lo scopo è quello di saccheggiare brani tipici della cultura pop e trasformarli, stravolgerli in contesti heavy o prog, una cosa che ci è riuscita particolarmente bene con “Fanfare”, unico brano di musica classica dei Kiss, da noi rivisto con in mente “Heaven and Hell” dei Black Sabbath.

Gianluca Livi – Anno Mundi, marzo 2020

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