Maneskins vince l’Eurovision 2021

io Maneskin sul tetto d’Europa. Hanno vinto, dominando il voto popolare, l’edizione 2021 delgara musicale Eurovision avvenuta a Rotterdam. Hanno giustamente vinto, sono i “Next Gen Eu”, lo incarnano con la loro energia, la loro libertà, la loro passione e il loro canto “,Zitto e bravo “, chiaro e rock, è stato senza dubbio il migliore della lunga serata musicale olandese. E hanno vinto tutto per vincere nel 2021, il Festival di Sanremo poche settimane fa, stasera l’Eurovision Song Contest.

io Maneskin riportare l’Eurovision in Italia dopo 31 anni: sono i terzi artisti italiani a vincere il concorso europeo dopo Gigliola Cinquetti nel 1964 e Toto Cutugno nel 1990.

È stata una serata divertente, anche se non “esplosiva” come nelle altre edizioni: non ci sono state sorprese particolari, la voglia di “esagerare” che da sempre caratterizza la canzone europea sembrava un po ‘nascosta in uno spettacolo che nell’era post-Covid era decisamente più prevedibile, anche musicalmente, in gran parte orientato verso una pop-dance standardizzata e pochi lasciavano lo scenario. Gli ultimi tre, con Italia, Svizzera e Francia in lizza per le votazioni finali, sono stati molto tesi ed è arrivata la vittoria del gruppo, liberatoria tra gli applausi di tutto il pubblico.

Come sono le canzoni dell’Eurovision Song Contest 2021? Cipro punta sulla formula di Lady Gaga con Elena Tsagkrinou, e il suo “El diablo”, l’Albania fa fumo e fiamme con Anxehela Peristeri e “Karma”, Israele con Eden Alene, molto fine, un’acconciatura che non sa non sa dove finisce l’acconciatura e inizia, se ce ne sono, impalcature, pop mainstream, con “Liberami”. Poi arrivano gli Hooverphonic, sempre un grande gruppo pop, a difendere i colori del Belgio con “The wrong place”, non esattamente con la loro canzone migliore. Maniza, dalla Russia, con una bella dichiarazione per le donne e una performance davvero notevole, ruba lo spettacolo a tutti, con forza, convinzione e originalità, mescolando danza e melodia russa, protesta e divertimento, molto potente. Subito dopo Malta, Destiny canta “Je me cassse” e ha un brano dalla radio e dalle classifiche, pop dance mainstream, molto internazionale.

Black Mamba, “Love is by my side”, dal Portogallo, sono i primi a concentrarsi sulla melodia, anche se blues e lo fanno davvero bene. Dalla Serbia gli uragani con “Loco loco” non lasciano il segno, nonostante un notevole movimento di capelli. Lo spettacolo è divertente come sempre, non è uno spettacolo fatto per chi vuole andarci e limitarsi a cantare, e comunque anche quando alcuni artisti si limitano all’essenziale, alle luci, alle invenzioni della scenografia , fumo, fuochi, laser, in gran parte danno una mano a suscitare entusiasmo. È uno spettacolo “inclusivo” per definizione, proprio perché la conduzione italiana di Malgioglio e Corsi sottolinea l’ironia, a volte funziona, a volte no e accompagna le immagini da una performance all’altra. Ci spostiamo nell’Inghilterra di James Newman, con “Embers”, un pezzo dimenticabile, carino e inutile, magari buono per una serata estiva in spiaggia e niente più, poi arriva Stefania dalla Grecia con “Last Dance”. Ironia della sorte, il titolo ricorda la danza e lei davvero non sa come muoversi molto sul palco, nemmeno aiutata dalla canzone che lascia il tempo che trova. Lo svizzero Gjon’s Tears sceglie di cantare in francese, è bravo, ha un falsetto quasi perfetto e ha un pezzo che lo fa benissimo, anche se sostanzialmente noioso, mentre gli islandesi Daði Freyr Pétursson, con “10 Years” ci regalano il primo vero primo momento di soddisfazione per chi vede l’Eurovision Song Contest per vedere spettacoli al limite del surrealista.

Non hanno Will Ferrell in squadra, ma con il loro elettropop non se la cavano male. Blas Cantò, con “Voy a quedarme”, super mainstream cantato sotto una gigantesca luna piena e un universo in espansione, ma non intende invertire il trend negativo della Spagna, mentre Natalia Gordienko con “Sugar” canta meglio delle Britney Spears, sembra. voglio imitare. Non provo odio, “Non provo odio” è la canzone del tedesco Jendrix, che suona l’ukulele ed è accompagnato da una mano e canta di gioia contro la discriminazione con un brano che ha versi giocosi e un coro aspro, chissà perché. Probabilmente, neanche il futuro della musica tedesca dovrebbe essere nelle sue mani.

Ma il messaggio è forte e chiaro come tutti gli altri che escono di scena, in tante lingue, con un mix di culture, generi, colori, suoni (dal più melodico all’autodefinito “pop violento” di Blind Channel, con “Dark Side”) che è figlia di un’Europa che nelle notti dell’Eurovision appare decisamente più unita di quanto la politica percepisca: prendiamo Barbara Pravi, nome d’arte italiano, madre iraniana, padre serbo, che compete per la Francia e fa matematica. Victoria dalla Bulgaria con “Growing Up is Getting Old”, canta in mezzo a un mare virtuale pieno di stelle di neve, mentre The Roop dalla Lituania con “Discoteque” punta su coreografie ironiche e super electropop, e gli ucraini Go_A, evocano lo spirito della natura con “Sum” in uno dei migliori spettacoli della serata. Dall’Azerbaigian, Efendi mescola armonie orientali e di danza con “Mata Hari”, mentre Tix con “Fall an Angel” non porta la Norvegia fuori dal mainstream più ovvio e banale nonostante le sue ali bianche. I padroni di casa portano sul palco Jeangu Macrooy, che con “Birth of New Age” canta per la prima volta all’Eurovision Song Contest anche nella lingua del Suriname, e ha uno degli spettacoli di maggior successo dell’intera serata. Ma i Maneskin vanno ben oltre, sono potenti, rock, giovani, belli e suonano. Nessun inganno e nessuna delusione, solo rock, basso, chitarra e batteria, e la voce e la presenza di Damiano, che conquista il pubblico all’Ahoy Arena di Rotterdam e si può dire che hanno vinto comunque, vista l’accoglienza e la performance. Gli ultimi due brani sono il norvegese, Tusse, con “Voices” e quello di San Marino, con Senhit e la collaborazione di Flo Rida.

La parte più divertente della serata è il lungo e spesso sorprendente “carosello” di collegamenti con tutte le città europee dove le giurie votano le canzoni del concorso, che inizia dopo una lunga serie di esibizioni per consentire a tutta Europa il televoto allargato EBU.

La sofferenza, paese dopo paese, con i voti a venire o no, ei Maneskin che dicono, senza volume ma si legge sulle labbra, una raffica di maledizioni, entusiasmo quando le cose vanno bene e rabbia quando va male. Al termine della votazione le giurie sono molto meno sensate del televoto, che premia decisamente brani meno tradizionali di quelli svizzeri e francesi premiati dalle giurie “di qualità”. La giuria e il televoto hanno accettato pienamente di consegnare la posizione più bassa, con un totale di 0 voti, alla Gran Bretagna. Quando, dopo un’attesa molto tesa, la vittoria di Maneskin fu una vera esplosione, l’Europa votò per i quattro ragazzi della Roma, per la loro musica, per la loro energia, per la loro forza. È una grande soddisfazione, è una nuova Italia, un’Italia giovane, elettrica e rock. Non si può non essere felici di vedere un gruppo di giovani italiani di vent’anni, che hanno iniziato a suonare per le strade di Via del Corso e sono arrivati ​​in pochi mesi a trionfare a Sanremo e Rotterdam. E per gioco, nel verso della canzone dopo la vittoria, Damiano canta il testo, premiato come miglior testo della manifestazione, comprese le parolacce che avevano evitato di cantare, per rispettare le regole dell’Eurovisione.

(Reuters)

Nemmeno il tempo per festeggiare e la tempesta sta cadendo sul Maneskin. Nel mirino dei social media Damiano, accusato di sniffare cocaina in diretta televisiva (in un video lo si vede abbassarsi sul tavolo) e in molti chiedono la squalifica dell’Italia. Ma il cantante non c’è e durante la conferenza stampa della notte, solleva ogni accusa al mittente: “Io non uso droghe. Non dite una cosa del genere. Niente cocaina”.

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